Il protocollo fanghi è pronto

Conclusa l'ultima riunione del provveditorato giovedì. L'istituto superiore della Sanità ha dato il via. Manca il decreto interministeriale. Classificazione secondo tre linee. Cinque nuove categorie

Porto Marghera, archivio

Il protocollo fanghi è pronto. L'ultima riunione del provveditorato alle opere pubbliche si è conclusa oggi, giovedì 13 febbraio, a Venezia. L'istituto superiore della Sanità ha dato l'ultimo parere. Il documento è stato vistato da tutti, manca il decreto interministeriale con le firme dei ministri alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli e all'Ambiente e Territorio Sergio Costa. A confermarlo il Partito Democratico veneziano e l'onorevole Nicola Pellicani. «Finalmente si è concluso questo percorso durato quasi tre anni - commenta Pellicani - Ma il governo deve mantenere più alta l'attenzione su Venezia e garantire l'operatività del Porto che è una delle più grandi risorse che abbiamo». Una volta firmato il protocollo ci sarà modo di riprendere lo scavo dei canali e con i sedimenti non inquinati si potranno ricostruire le barene lagunari. A seguire arriverà il piano morfologico. «La sinergia fra Venezia e il governo nazionale ha portato soluzioni per garantire il connubio fra lavoro e ambiente. Il porto, fatto da lavoratori e imprese ha un ruolo fondamentale per la città. Ambiente e lavoro possono convivere». 

In base al precedente protocollo, quello del 1993, che è stato quindi aggiornato, il documento contiene i criteri di sicurezza ambientale per gli interventi di escavazione, trasporto e reimpiego dei fanghi estratti dai canali di Venezia e contiene l'individuazione dei rii soggetti a escavo, la qualificazione dei fanghi, i metodi di escavo e trasporto, la caratterizzazione e classificazione dei fanghi, l'individuazione dei siti di recapito, la definizione degli interventi di sicurezza ambientale, il monitoraggio e gli studi sperimentali di impatto ambientale e la definizione dei capitolati d'appalto delle opere e dei monitoraggi. Per la quantificazione del fango da scavare vengono effettuati rilievi batimetrici dello stato dei fondali dei rii. «La stima complessiva del sedime da scavare era di circa 500 mila metri cubi in 10 anni. Lo scavo deve avvenire senza danneggiare le fondazioni e il materiale andrà riversato nelle zone di recapito con modalità tali da evitare perturbazioni dell'ambiente circostante.

Per ogni rio vengono posizionate un numero minimo di stazioni di campionamento in ragione di una ogni 50 metri e tutti i campionamenti vengono effettuati sotto il controllo di un esperto che redige verbale corredato di planimetria e i siti esatti del campionamento. Vengono prelevate carote di fango per tutto lo spessore del sedimento da dragare. Seguono le analisi chimiche, e fisico-chimiche. Sono esclusi da ogni destinazione in laguna i fanghi tossici. Per gli interventi di ripristino di morfologie lagunari suscettibili di rimettere nelle acque il materiale stesso potranno essere utilizzati solo fanghi di tipo A». Il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Morassut, ha specificato che sono state date nuove linee guida per la gestione dei sedimenti della laguna, già nel 2017. A oggi risulta messa a punto una nuova metodologia di classificazione secondo tre linee: chimica, tossicologica, e di bio accumulo, e 5 nuove categorie per lo stato di qualità dei sedimenti che consentiranno un più ampio margine del gestione dei fanghi stessi, rispetto al 1993.

Questa mattina è stato sottoscritto il manifesto per il Porto da tutto il mondo imprenditoriale e sindacale lagunare, dalle associazioni, dalle istituzioni e dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, dopo i lavori del convegno in Marittima "Il porto è vita. Venezia è viva" su iniziativa dell’associazione Agenti Marittimi, guidata da Alessandro Santi, e della Federazione Nazionale Federagenti, presieduta da Gian Enzo Duci. La giornata è iniziata con una manifestazione di più di 80 imbarcazioni fra rimorchiatori, chiatte, barche da ormeggio e da lavoro, di imprese e dipendenti dello scalo, lungo il canale della Giudecca. Nel frattempo si concludevano i lavori per il protocollo fanghi. Un documento senza il quale non è possibile stabilire i pescaggi e quindi il volume delle portacontainer che possono arrivare con sicurezza a Venezia programmando in anticipo le loro toccate e il volume degli affari e del lavoro.

In primo piano anche la questione ambientale. Siti di deposito del materiale dragato possono venir individuati solo a fronte di una classificazione dei fanghi in base al grado di inquinamento. Più volte Italia Nostra è intervenuta contro l'innalzamento dell'isola delle Tresse e il rispetto della legge speciale per la salvaguardia di Venezia. Molti dubbi sono stati espressi dai gruppi ambientalisti in merito al maggior ingresso d'acqua in laguna che potrebbe essere causato da ulteriori escavi. Critiche respinte dagli operatori del porto che si sono espressi a favore di una manutenzione ordinaria dei canali senza la quale, dicono, potrebbe solo esserci un peggioramento delle condizioni della laguna.

«Venezia – si legge nel documento – è patrimonio del mondo ed è stata da sempre un porto. Il suo sviluppo non può più essere condizionato dalla lentezza delle decisioni che dovrebbero arrivare dall'alto, dal falso 'ambientalismo' o da una comunicazione non corretta: il mancato dragaggio manutentivo di tutti i canali, portuali e della città, rischia di bloccare le attività portuali e industriali, mettendo a rischio il futuro di 21.000 lavoratori, che producono un fatturato annuo di 6,6 miliardi di euro».

«Servono 150 milioni di euro ogni anno, per un decennio, secondo i nostri calcoli, per compiere opere improcrastinabili, e attese da tanto tempo - ha detto il sindaco -. A cominciare proprio dall'escavo dei canali, che si stanno interrando, utilizzati dal porto e dalle navi da crociera, riportandoli al limite di profondità fissato da regolamento portuale, ovvero ad almeno 12 metri. E parte di questi finanziamenti devono poi essere utilizzati per l'escavo a secco dei rii nel centro storico, per creare una rete fognaria e pure una rete idrica antincendio, ovvero due opere ormai imprescindibili. È insomma davvero finito il tempo delle attese». L’evento di stamattina, secondo Santi e Duci, ha avviato una demolizione delle fake news costruite in questi anni, anche a livello internazionale su Venezia, in tema di inquinamento, interramento della laguna, fumi, colpa delle navi nel danneggiamento delle fondamenta di Venezia. Venezia ha detto No alla monocultura di turismo e ha rilanciato con forza la sua risorsa storica, ma economicamente più attuale che mai: il suo porto. 

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Il porto di Venezia oggi occupa, fra diretto e indotto, oltre 92.000 persone (21.000 dirette in porto), genera un fatturato di 21 miliardi e specialmente è il porto strategico di uno dei più importanti poli produttivi e industriali d’Europa, quello veneto e in parte lombardo, che assegna a Venezia un ruolo strategico determinante. «E - come sottolineato sia da Santi che da Duci, oltre che dal sindaco Brugnaro e da tutti i presidenti di associazioni d’impresa, le istituzioni e le rappresentanze dei lavoratori che hanno sottoscritto il manifesto per la vita di Venezia e del suo porto - questa risorsa non può essere uccisa».

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