Scarpa rimane senza la sua spiaggia: contratto scaduto, non gli sarà rinnovato

La decisione della società che amministra la spiaggia di Punta Canna a Sottomarina. Doccia fredda dopo la richiesta di archiviazione dei magistrati dell'indagine per apologia di fascismo

Non sarà rinnovato il contratto a Gianni Scarpa, tra i gestori della spiaggia di Punta Canna. Lo riporta la Nuova Venezia, secondo cui la società che ha in concessione il tratto di spiaggia di Sottomarina avrebbe deciso di non continuare la collaborazone con il 64enne di Mirano protagonista di una lunga (e dibattuta) polemica estiva causata dai suoi cartelli inneggianti a Mussolini e ai suoi "comizi" in riva al mare. Una vicenda che ha avuto uno strascico giudiziario, ma le indagini per apologia di fascismo sono state archiviate solo pochi giorni fa. O meglio, i pm hanno chiesto l'archiviazione, ora la parola passa al giudice. 

Richiesta di archiviazione delle indagini

Una buona notizia per Gianni Scarpa, che ha sempre sottolineato come quei cartelli, rimossi su ordine del prefetto in poche ore, erano solo dei pensieri che avevano l'intento di difendere la spiaggia da malintenzionati. Ora la doccia fredda, con la decisione della società di non rinnovare il contratto stagionale scaduto il 30 settembre scorso. La volontà dell'amministrazione evidentemente è di far calare il livello di attenzione su Playa Punta Canna, nonostante ci sia stato sempre il pienone dopo la polemica innescata dal quotidiano Repubblica. 

Cgil polemica

Intanto la polemica politica, specie dopo la richiesta di archiviazione dell'inchiesta, è tornata a prendere vigore: "Non entriamo nel merito delle decisioni della magistratura - ha dichiarato venerdì la Cgil del Veneto - ma ci sentiamo in dovere di ribadire la nostra netta condanna nei confronti del comportamento del titolare della spiaggia di Sottomarina che inneggiava, con immagini e parole, al regime fascista. Viviamo un tempo in cui i movimenti neofascisti e neonazisti aumentano di numero e come presenza nella società, sia in Italia che in altri Paesi. Sono sempre più frequenti episodi di intolleranza, di razzismo, di violenza verso chi è più debole e diverso. Le parole di odio imperversano nel dibattito pubblico e sui social network. La crisi economica, che ha aumentato paurosamente il disagio di fasce sempre più larghe di popolazione, rischia di creare un terreno fertile per chi, anziché battersi contro le diseguaglianze, spinge i penultimi a scagliarsi contro gli ultimi".

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