Referendum. Via i drappi del Sì, lenzuola per protesta. Il No di Tommaso Cacciari

Fischi e applausi all'Ateneo Veneto domenica. Gasparinetti: «Le Municipalità non esistono nella Costituzione». Pellicani: «La divisione porta contenziosi in più». Faccini: «Parliamo di problemi reali»

Dibattito all'Ateneo Veneto domenica

«Questa città è stanca di essere presa in giro, di chi predica l'astensionismo saccheggiandola». L'intervento del portavoce del Gruppo25Aprile, Marco Gasparinetti, fa scattare un applauso già dopo la prima frase, all'Ateneo Veneto, domenica mattina, quando è in corso l'incontro sul referendum di separazione fra Mestre e Venezia.Gremita la sala, centinaia di persone, dentro e fuori dalla sala. «L'autonomia normativa, come da Costituzione, è prevista per Regioni e province, non per i Comuni. Le Municipalità non esistono nella Costituzione repubblicana. Quando ho votato nel 2003 credevo nella possibilità che le Municipalità potessero essere destinatarie di una parte di autonomia amministrativa e risolvere il problema della buona gestione. Ma se poi vengono revocate in qualunque momento, con un tratto di penna, come possiamo parlare di decentramento? -  Si chiede Gasparinetti -. Sotto i 250 mila abitanti poi, spariscono. Oggi siamo neppure 260 mila - continua - Venezia e isole in 60 mila, neanche. Vogliamo essere attori della città con un sindaco che condivida gioie e dolori di questo luogo unico al mondo».

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I problemi della terraferma

Per la terreferma interviene Maria Laura Faccini, portavoce del coordinamento del Sì di Mestre. «Abbiamo sempre organizzato i dibattiti autofinanziandoci e facendo in modo che venissero rappresentate anche le ragioni del No. Ora ci accusano di non aver fatto buona informazione - dice Faccini - Abbiamo portato ai tavoli problemi reali. Come quello del commercio a Mestre. La cintura dei centri commerciali devia il traffico che potrebbe venire in centro ad acquistare. Abbiamo negozi chiusi e non abbiamo mai visto nè questa, né le amministrazioni precedenti, prendere provvedimenti che altrove si sono diffusi con successo. Penso a Padova, Brescia, Parma, Pordenone. I Comuni hanno sostenuto economicamente i commercianti disposti a riaprire i negozi. Basterebbe almeno riconoscere a Mestre una Tari più bassa di quella applicata a San Marco. Invece i grattacieli pieni di posti letto, vicino alla stazione, hanno fatto della zona il dormitorio di turisti low cost, con le multinazionali a portare via risorse, senza lasciare nulla alla città e togliendo clienti agli alberghi della zona». Le condizioni dei bus diretti a Venezia, stracolmi, sono note, spiega Faccini, con gente che lavora lasciata a terra. Per non parlare dei 32 mila stranieri che, a Carpenedo soprattutto, in 18 anni hanno preso il posto di 25 mila mestrini. Di integrazione e, soprattutto, di ghettizzazione, con i rischi che ne conseguono, nessuno parla.

Giovedì 28 alle 18 ci sarà un dibattito al teatro Corso, moderato da Luigi Bacialli, annuncia infine Faccini. Marco Sitran, Deborah Esposti e Giovanni Armellin, per il Sì, discuteranno con Marco Ticozzi, Gabriele Scaramuzza e Lorenzo Colovini, del No. Mercoledì 27 alle 20 all'hotel Ambasciatori c'è invece un incontro per le categorie produttive, dei soli sostenitori del Sì. 

I contenziosi

«I problemi sono tutti condivisibili e mi trovano d'accordo - dice l'onorevole Nicola Pellicani -. Ma non è sfasciando il Comune che si risolvono. Una cattiva amministrazione, quella attuale lo è a mio avviso - dice -  si risolve cambiando l'amministrazione. Il referendum è anacronistico, anche se condivido la rabbia delle persone. Per risolvere i grandi problemi non ci si fa più piccoli, serve un Comune forte e autorevole. Credo che dobbiamo cogliere questo momento drammatico, con l'emergenza acqua alta, per ottenere la massima attenzione dal parlamento e dal governo. Già le prime risposte sono arrivate, c'è la Zes, serve l'aggiornamento della legge speciale. È la politica a risolvere i problemi non i colpi di rabbia o i due Comuni che, anziché concentrarsi sui problemi veri, spenderebbero tempo in contenziosi sulle partecipate, sul Casinò. I problemi di integrazione sociale si affrontano con una buona amministrazione unita. Venezia è stata esempio in tutta Italia per le sue politiche sociali. E per i negozi abbandonati e le misure a favore del commercio - dice Pellicani - ho messo la faccia. Non esiste alcuna garanzia che le cose verrebbero gestite meglio con la separazione».

I poteri forti

Sul referendum interviene anche Tommaso Cacciari, domenica in campo Santa Margherita per dire No al Mose. È No anche alla separazione tra Mestre e Venezia. «Se fosse un referendum che parla di città Stato e autogoverno voterei Sì subito - dice Cacciari dei No Nav - La verità è che si tratta di una consultazione della Regione che punta solo a indebolire la città. Il grande Comune di Venezia e Mestre è stato l'unico contraltare a Galan prima, e a Zaia, poi. A cosa serve separare Venezia se la città lagunare non ha voce in capitolo né sui cieli, né sulle acque? - chiede Cacciari -. Venezia diverrebbe del tutto marginale perché Porto e Aeroporto resterebbero al di fuori della sua competenza. Dividere il grande Comune di Venezia e Mestre significa consegnare il monopolio assoluto ai grandi poteri. Il problema vero è avere una Città metropolitana forte, altrimenti Venezia e Mestre, come Marghera e tutti i Comuni che si vogliono, fanno la fine che hanno fatto le Municipalità con Brugnaro, mentre Porto, Aeroporto e Regione si fanno grasse risate. Questo referendum parla solo di indebolire Venezia, non di renderla più forte. E sul Mose, o sulle grandi navi, avere un Comune o averne due non fa alcuna differenza per Venezia». 

Lenzuola bianche, annuncia Andrea Barbieri, per protestare «contro la limitazione di parola ai sostenitori del Sì nella campagna referendaria per la creazione dei due Comuni», riferendosi alla rimozione dei drappi con la scritta Sì dai balconi, per ordine della polizia locale, qualche giorno fa.

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