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Rivolta al carcere di Venezia, le immagini

Polizia di Stato e penitenziaria per contenere la sommossa scoppiata al Santa Maria Maggiore martedì mattina

 

Momenti di tensione e massima attenzione delle forze dell'ordine, polizia penitenziaria, polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza per contenere la protesta scoppiata al carcere maschile di Venezia, martedì 10 marzo in tarda mattinata, come in altre città d'Italia. A seguito delle disposizioni governative sul contenimento del coronavirus, che hanno bloccato le visite di parenti e legali nelle case di reclusione, i detenuti hanno scatenato sommosse che altrove hanno portato a gravi disordini e vittime. A Venezia già lunedì sera le prime avvisaglie di tensione, divenute più consistenti stamattina. Al momento non risultano feriti. Registrati alcuni danni alle strutture carcerarie.

«Anche Venezia è stata coinvolta dall’ondata di disordini che si stanno verificando in queste ultime ore in diverse carceri italiane. Una situazione - prontamente gestita dalle forze dell’ordine che ringrazio, nata dalla paura legata all’emergenza coronavirus e dalla rabbia per la sospensione delle visite, ma originata anche dalle condizioni preesistenti di sovraffollamento negli istituti di pena», dice la deputata veneziana di Italia Viva Sara Moretto. «In questo momento dobbiamo purtroppo registrare l’assoluto silenzio del capo del Dap (dipartimento di amministrazione penitenziaria). Si sarebbero potute prendere misure come l’introduzione delle visite via Skype. Rinnovo la massima solidarietà a tutte le persone che lavorano nelle carceri. Prendo atto con soddisfazione che il ministro riferirà domani in Senato, come chiesto da Italia Viva».

«Nessuna reazione dai vertici dell’Amministrazione penitenziaria, dai quali si attendevano provvedimenti per ripristinare l’ordine e la sicurezza. Gli agenti si sono sentiti abbandonate a se stessi - scrive Michela Romanello Uil Pa Polizia penitenziaria -. Sono 12 i detenuti morti in questi giorni per i disordini, 22 gli evasi da Foggia e ancora ricercati. Quanto è avvenuto era già stato previsto e annunciato ma dai vertici dell’Amministrazione penitenziaria non siamo stati ascoltati».

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