La fumata bianca arriva alle 4 di mattina, approvato il Salva Venezia

Votato in commissione nelle prime ore di martedì. I sottosegretari: "Risultato non banale e non scontato"; "Ora Venezia deve fare la sua parte"

L'assemblea di lunedì mattina in Comune

"Ce l'abbiamo fatta! L'emendamento che allenta le sanzioni al Comune di Venezia è stato approvato stanotte!". Sono le parole del sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, che martedì mattina ha diffuso in una nota la soddisfazione e il sollievo per l'approvazione del cosiddetto "Salva Venezia". La fumata bianca è arrivata alle 4 di mattina: "Ci sono voluti buoni argomenti e tanta, tanta determinazione! - spiega  Baretta -. Non abbiamo mai smesso di lavorare per convincere Governo e Parlamento della giustezza di questa causa".

"Ora non fermiamoci - conclude la nota -. Da Roma non si può pretendere di più se Venezia non farà la sua parte. Serve un vero piano di risanamento ed una proposta sul futuro fiscale della nostra città".

Grande soddisfazione anche da parte dell'altro sottosegretario veneziano all'Economia Enrico Zanetti. In un post su Facebook racconta: "Ore 4.03: dopo giornate (e una nottata) di tira e molla, viene votato in Commissione l'emendamento "Salva Venezia". Risultato non banale e non scontato. Dedica sentita e sincera per i dipendenti del Comune e le loro famiglie. Dedica meno sentita e meno sincera per Massimo Cacciari che ha perso l'ennesima occasione di contare fino a dieci prima di parlare".

Il voto favorevole sull'emendamento, firmato da entrambi i sottosegretari, consente per il 2015 al Comune di Venezia di attenuare le sanzioni per lo sforamento del Patto di stabilità. Salvi gli stipendi dei lavoratori, ma naturalmente non basta. Le sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità scendono da 60 a 17 milioni di euro. Dunque Ca' Farsetti si ritrova di fronte a un "rosso" di 52 milioni di euro, che secondo il commissario straordinario Zappalorto potrà recuperare solo attraverso un piano di rientro del debito spalmato su più anni. E' questa la nuova partita che si profila all'orizzonte con il Governo.

I LAVORATORI - "Ora si potrà assumere e continuare il processo di stabilizzazione dei precari - dichiara la Cgil Funzione pubblica -  confermare le risorse destinate alla contrattazione e  in particolare si ridurrà in maniera significativa la penalizzazione finanziaria che portava a una situazione drammatica nel 2015 per il bilancio, per i servizi ai cittadini, per i lavoratori. Abbiamo ottenuto con la nostra mobilitazione, con i presidi, con le nostre pressioni ed iniziative un primo, importante risultato che allontana l’emergenza più grave: quella della riduzione immediata del salario, dell’occupazione e dei servizi. Un risultato che i lavoratori, la Rsu, il sindacato ha raggiunto nonostante l’assenza dei partiti in città".

I COBAS - "Questa una importante vittoria delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Venezia in lotta da mesi e che da giovedi scorso, con l'occupazione di Ca' Farsetti, si sono messi in gioco in prima persona per difendere il loro lavoro e la loro città - dichiarano i Cobas - L'emendamento è un importante passaggio che permette l'attenuazione delle sanzioni per lo sforamento del Patto di stabilità, ma mancano ancora le risorse economiche necessarie a garantire i servizi essenziali della città e le tutele dei lavoratori. La mobilitazione quindi non si ferma. Gli autorganizzati Cobas del Comune di Venezia invitano tutte le lavoratrici e i lavoratori oggi alle  15 a Ca' Farsetti per decidere insieme le nuove iniziative di lotta con la partecipazione della cittadinanza".

LUNEDI AD ALTA TENSIONE - Fino alle 19.30 di lunedì da Roma non erano arrivate buone nuove, e mezz'ora più tardi sarebbe iniziata la riunione della commissione Bilancio della Camera. Sembrava vicinissimo il baratro per il Comune di Venezia: il silenzio regnava sovrano sulle sorti della città lagunare, nonostante i sottosegretari all'Economia e i deputati veneziani (di ogni partito) abbiano lavorato fino all'ultimo per cambiare un destino che appariva ormai scritto. Poi il colpo di scena: l'emendamento "Salva Venezia", come riporta il Gazzettino, potrebbe finire nel "Milleproroghe", alleviando le sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità. La commissione voterà per tutta la notte, per riuscire a portare il decreto in Aula alle 18.30 di martedì, dove il Governo (da cui sarebbe arrivata dunque un'apertura) potrebbe decidere di porre la fiducia, inertizzando quindi ogni tentazione da parte dei gruppi parlamentari di modificare il testo. Anche perché i tempi sono risicati, visto che poi il decreto deve passare l'esame del Senato entro la fine di febbraio.  Semplificando: il premier Matteo Renzi non voleva l'emendamento per poi non dover concedere altri "contentini" alle altre amministrazioni locali in difficoltà, mentre commissario straordinario Zappalorto, deputati e sindacati hanno lottato fino all'ultimo per far capire la "specificità" di Venezia. Anche i quattro candidati alle primarie del Pd hanno chiesto un incontro urgente al premier.

"NON LO VUOLE RENZI" - "C'è una battaglia in corso - ha dichiarato lunedì mattina il deputato Pd Michele Mognato nella sala consiliare di Ca' Farsetti in occasione di un'assemblea pubblica indetta dai sindacati - si tende a equiparare Venezia agli altri Comuni in difficoltà. Ma sappiamo tutti che non è così". Un concetto, quella della "specificità" di Venezia, che però gli onorevoli lagunari faticano a far capire ai colleghi provenienti dalle altre parti d'Italia, di qualsiasi gruppo parlamentare siano. Una battaglia che si gioca anche all'interno del Pd, contro il "capo" e per la città. Un'impresa molto difficile, quasi disperata: "Stiamo lavorando in queste ore per convincere l'Esecutivo - continuava Mognato - non è facile in ogni caso avere i numeri per far passare l'emendamento. Ma non c'è la volontà politica". Una frase che ha subito oscurato il panorama, proprio nel momento in cui il senatore Felice Casson, candidato alle primarie del centrosinistra, con un tweet ha invitato gli altri sfidanti Jacopo Molina, Nicola Pellicani e Sebastiano Bonzio a chiedere al premier Renzi "un incontro urgente per risolvere il problema Venezia". Un appello subito raccolto da Pellicani ("Andiamo da Renzi con la città: dalle forze sociali al commissario"), da Molina ("Da mesi sto cercando un punto su cui poter far leva a favore del "Salva Venezia" ma fino ad ora mi sono sempre mosso silenziosamente con Roma, proviamo a mobilitarci tutti assieme. Ora auspichiamo venga approvato l'emendamento ma poi Venezia dovrà reggersi sulle proprie gambe: basta chiedere ogni anno l'aiutino") e da Bonzio.

"POLITICI, OCCUPATE IL COMUNE CON NOI" - La partita si gioca a Roma, dunque, ma il pressing parte da Ca' Farsetti. Occupato dai lavoratori da ormai cinque giorni. Durante l'assemblea, molto partecipata, l'applauso più caloroso è scattato quando Luca Lombardo, del sindacato Diccap, ha invitato anche i politici a impossessarsi del Municipio: "Se condividete la nostra battaglia venite qui - ha affermato - perché questa non diventi solo una passerella. Dal luglio scorso siamo noi sindacati a fare politica in questa città, non è giusto". L'appello dei lavoratori è stato messo nero su bianco, e firmato dagli onorevoli presenti: "La scelta di affossare Venezia è una responsabilità che deve prendersi in toto il partito di maggioranza - ha attaccato l'onorevole della Lega Nord, Emanuele Prataviera - Qui ha sbagliato completamente chi ha messo a punto il bilancio, tra dirigenti e amministratori. Serviva lavorare per risolvere il problema Venezia, ma c'è chi non l'ha fatto". Lo strale è diretto al Pd, nel suo gruppo dirigente nazionale ma anche locale.

"IL PROBLEMA E' LA VOLONTA' DEL PREMIER" - Una posizione condivisa anche dal deputato del Movimento Cinque Stelle, Marco Da Villa: "Noi abbiamo già espresso il nostro appoggio ai dipendenti del Comune, in particolare quando il commissario ha deciso di tagliare sui lavoratori e non sui dirigenti - ha commentato - Ma da elettore mi rendo conto che tutti come cittadini abbiamo delle responsabilità. C'è chi ogni tanto per piccoli vantaggi personali o per comodità ha preferito girare la testa per non vedere la gravità delle situazioni. Quello che non possiamo non dire è però che questo emendamento non lo vuole Renzi - ha concluso - ho parlato con il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti e ha detto che il problema non è il ministero dell'Economia, è la volontà del premier".

"I SOTTOSEGRETARI SI DIMETTANO" - I sottosegretari veneziani del Governo, dunque, finiscono nell'occhio del ciclone: "Perché sono ancora nel Governo? Questo non è aiutare, questo è occupare le poltrone - ha attaccato Federico Camporese, segretario provinciale di Sel - Perché non si dimettono?". Dunque tutti con gli occhi puntati sulla Capitale, mentre l'occupazione di Ca' Farsetti prosegue in queste ore decisive: "Ci sentiamo traditi, perché avevamo ottenuto delle garanzie - dichiara Sergio Chiloiro, segretario della Cgil Funzione Pubblica - Non approvare il Salva Venezia significa gettare ulteriore benzina sul fuoco. Poi ognuno si dovrà prendere le sue responsabilità". Luigi Barbieri, dei Cobas Autorganizzati, si spinge oltre: "Questo è un modo per mettere le mani sulla città - attacca - i palazzi pubblici saranno svenduti e le partecipate privatizzate. Vogliono metterci in ginocchio, ma noi non ci piegheremo".

LA UIL SOLLECITA IL GOVERNO - "L'Esecutivo mantenga l'impegno per la presentazione del 'Salva Venezia' e lavori affinché siano trovate soluzioni idonee anche per tutti gli altri Comuni che vivono situazioni analoghe". Lo afferma in una nota il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, premettendo che "nel nostro Paese cresce sempre più il numero dei Comuni in dissesto anche a causa di scelte di politica nazionale che scaricano in periferia i costi di una pur necessaria spending review". Per Barbagallo, "il burocratico asservimento al Patto di stabilità rischia di strangolare ogni tentativo di ripresa, con gravi ripercussioni sulla tenuta dei bilanci e sui livelli occupazionali di quelle realtà. Ultimo esempio di questa sequela è ciò che sta accadendo al Comune di Venezia, salito alla ribalta della cronaca per l'occupazione del Municipio da parte dei suoi lavoratori. A tutti loro, che sono stati costretti a questo passo per salvare la propria città e il proprio futuro, va la solidarietà della Uil".

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