Terza linea Fusina: «La bloccheremo». Veritas nei Consigli a spiegare il progetto

La partecipata risponde a cittadini e amministratori. Comitati agguerriti contro l'adeguamento dell'impianto. Opzione Zero: «Diventerà un unico polo di incenerimento»

Ecoprogetto Veritas, archivio

La società multiservizi Veritas che gestisce ambiente, servizio idrico e produzione di energia da fonti rinnovabili nella Città Metropolitana di Venezia (e a Treviso), continua il tuor nei Consigli comunali e nelle commissioni consiliari. Obiettivo: spiegare il progetto di costruzione della terza linea dell'impianto di trattamento del rifiuto indifferenziato a Fusina. A Ca' Farsetti il direttore generale Veritas, Andrea Razzini, ha presenziato al Consiglio comunale a novembre scorso. Ne sono scaturite discussioni che si stanno ancora svolgendo, anche questa mattina, 11 febbraio, a seguito delle mozioni dei vari gruppi politici. Lunedì sera, in Consiglio comunale a Mira, Razzini è tornato sul concetto di autoproduzione di energia elettrica, a seguito del decarboning, previsto per il 2025, ma che Enel nella centrale di Fusina ha anticipato al 2023, senza chiudere l'impianto, come avvenne a Porto Tolle, ma riconvertendolo. 

La Palladio nella logica di Veritas potrà lavorare più css (combustibile solido secondario) e questo piace poco ai comitati per l'ambiente e la salute che attraverso dati e modelli tracciano un quadro assai più preoccupante di quello presentato da Veritas sulle emissioni e le conseguenze ambientali e sanitarie per il territorio. «Da vent'anni lavoriamo per ridurre l'indifferenziato da cui si ricava il css, utilizzabile in centrali termoelettriche come quella dell’Enel a Fusina - ha spiegato lunedì Razzini - E infatti sono 60 mila le tonnellate di css, ricavate annualmente da 155 mila tonnellate di rifiuto indifferenziato, anche se avremmo l'autorizzazione a utilizzarne fino a 258 mila tonnellate. Ma non lo faremo - dice Razzini - perchè il rifiuto indifferenziato è diminuto ed è destinato a calare. E neppure abbiamo intenzione di portare rifiuti da altre province, perché vietato dalla legge regionale, e perchè l'obiettivo è quello di arrivare a ottenere l'autonomia energetica, non quella di realizzare a Fusina il più grande inceneritore del Veneto». 

Una spiegazione che non convince i Comitati perchè logica vuole che, se si chiede la Via per aumentare di una linea l'installazione, non può essere per non utilizzarla, e se non è subito sarà in futuro. Lo ha sostenuto lunedì sera al Consiglio comunale mirese, dove è scoppiato il caos nel corso della discussione, anche Marco Caldiroli di Medicina Democratica. «L'incenerimento non è vietato è vero dall'Ue, ma occorre sia un mezzo di ultima istanza per trattare i rifiuti, mentre se oggi si progetta un nuovo impianto questo significa tenerselo per altri 25 anni». Discorso smentito da Razzini che garantisce: «Escludiamo di poter utilizzare le linee contemporaneamente. Esse lavorano alternativamente e ne abbiamo sempre una che lavora al posto di un'altra in caso di necessità di sostituzione del macchinario, in 7-8 anni, in modo da non restare scoperti. Alla fine il nostro problema è portare via le immondizie dei cittadini domani mattina».

«Se abbiamo chiesto di aumentare il css da utilizzare nella centrale per produrre energia è perché non ci sarà più il carbone - dice Razzini - e attualmente stiamo comprando il legno». Oltretutto la centrale non può lavorare legno e css. Serve una autorizzazione particolare solo per il legno. La discussione si infiamma sui fanghi e il loro trattamento, con conseguente emissione di sostanze in atmosfera, specie diossido di azoto responsabile dell'aumento delle polveri sottili nell'aria. Misurarne l'impatto è difficile, spiega Caldiroli. Perché il suo apporto è legato ad altri fattori: climatici, geografici, impiantistici, cioè legati alla collocazione e all'altezza dei camini, ad esempio. Nel caso dei tre forni, spiega: «non risulta sia prevista l'entrata in funzione in alternanza, e per misurare le sostanze emesse servirebbe un modello di impatto cumulativo e continuativo per raccogliere dati sugli effetti», un po' come avviene in medicina del lavoro.

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Per Mattia Donadel del Comitato Opzione Zero: «se passa la Via per tutto l'impianto quello di Fusina diventerà un unico polo di incenerimento. Non può essere che venga chiesto da Veritas un impianto sovradimensionato per non utilizzarlo, la terza linea costa. Percolati, fanghi, si tratterà anche biomassa proveniente da fuori - dice Donadel, facendo riferimento a ditte che avrebbero investito in Veritas per entrare in quel ciclo. Un'operazione che secondo la sua ricostruzione risale al 2016 -. Veritas ha aumentato la capacità di bruciare tutto ciò che porta in casa anche revampando gli impianti. Quello che viene trattato si misura in potere calorifico e non in quantità di materiale, perciò potenzialmente si può bruciare tutto, perché a stabilire quel potere è il gestore dell'impianto stesso e infatti anche ora, nelle schede tecniche, quelle cifre - dice - ballano. Dopo aver contaminato con i Pfas i terreni di mezzo Veneto, ora li spargiamo anche in aria. Non sappiamo quali conseguenze abbiano, ma dobbiamo attenerci al principio di precauzione. Perciò noi - conclude Donadel rivolgendosi a Veritas - vi diffidiamo pubblicamente e se la Via dovesse passare impediremo fisicamente il transito dei camion che arrivano a Fusina».

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