Crollo incassi alla Mostra del Lido, Baratta: "Siamo sempre soddisfatti"

I biglietti staccati per le proiezioni sono calati dell'8%. Il presidente della Biennale: "Tra crisi e diminuzione del 20% dei film in programma è un dato comunque positivo, ci aspettavamo peggio"

C'é la crisi tutt'intorno, il tempo grigio e la pioggia non aiutano, i ristoranti e soprattutto gli hotel del Lido continuano come sempre impuniti ad avere prezzi inaccettabili e oggi come mai per venire alla Mostra di Venezia devi avere il cinema tra le priorità culturali e un bel po' di risparmi. In questo contesto complicato si trova a navigare quest'anno il festival, che ha cambiato direttore - Alberto Barbera al posto di Marco Muller - e di conseguenza linea.

Meno film (da 140 a 76), meno strizzate d'occhio al glamour per catturare l'attenzione. A oltre metà della Mostra pregi e difetti di questa scelta si vedono tutti: "L'obiettivo è riempire le sale e non gli spazi intorno al Palazzo o la strada che costeggia il red carpet - risponde all'Ansa Barbera -, le proiezioni in sala grande sono esaurite già alla mattina. Quest'anno a Cannes c'era un red carpet stellare ma la critica era un po' delusa per il concorso. Insomma, non si può avere tutto, preferisco tentare di riempire le sale con film belli e interessanti e avere in giro un po' meno gente che vaga".

La selezione - secondo i gusti bella, deludente, ancora alla ricerca dell'exploit (anche se Pietà di Kim Ki-duk ha convinto tanti) con film fischiati, applauditi - "é quanto di meglio si poteva trovare per questi giorni. Quello che conta è il timing, niente altro più interessa: ho visto tutti i film disponibili per queste date e ho scelto tra quelli. Non è che i film di Malick o Anderson sono venuti grazie a me, ma perché a Cannes non erano pronti. Tanti talents, registi o attori non sono venuti? Magari avessi avuto il pienone. Alcuni sono su altri set e non sono più i tempi in cui la produzione si ferma per far andare un attore in giro per un altro film. Bardem ad esempio sta girando. Quanto a Ben Affleck, lo avrei tanto voluto per Malick e magari prendere in concorso Argo, anche la Warner ci teneva molto, ma il regista aveva un debito di riconoscenza con il Canada e ha scelto Toronto".

L'assenza delle major, neppure una al Lido quest'anno, pesa "ma magari l'anno prossimo tornano, me lo dice la Warner e anche la Fox". Le stesse delegazioni dei film sono dimezzate: "le produzioni hanno ridotto le loro presenze: noi continuiamo ad ospitare per tre giorni un regista in concorso e due suoi attori e per due giorni regista e attori di Orizzonti, il resto spetta ai produttori".

Un'idea - al di là della percezione negativa - delle presenze a Venezia 69 "si potrà avere solo alla fine", dice Barbera, ma un dato certo è che gli incassi dei biglietti sono calati dell'8%, una cifra che il presidente della Biennale Paolo Baratta considera "al di sotto di quel che ci aspettavamo, considerando anche che tra concorso e fuori concorso i film sono il 20% in meno di un anno fa". Il mercato all'esordio "ha avuto 200 compratori, 100 invitati da noi e 800 proiezioni in 5 giorni", cifre che per Barbera "sono segnali di interesse e di grande incoraggiamento ad andare avanti in un territorio occupato da tempo da Cannes e Berlino. Nessuno si illude, ma pensiamo di essere arrivati al momento giusto".

Qualcuno insinua che in questi giorni attragga più la Biennale Architettura che la Mostra del cinema, ma su questo ovviamente Baratta che è il "padre" di entrambe nega decisamente. Altra insinuazione è che il posto di Venezia nella geopolitica internazionale dei festival venga preso dalla Roma di Muller e che la Mostra si trasformi in una sorta di Locarno. Barbera reagisce alla provocazione con un secco "staremo a vedere", ma certo il tam tam si diffonde. Semmai sente di più la competizione con Toronto: "il festival nordamericano sta diventando più aggressivo, chiede a ogni film che sia in prima mondiale, due giorni prima di Venezia ha dato la sua lista, quasi tutti erano titoli prima da noi, ma io non voglio fare lo scouting anche per Toronto". Insomma, tra Toronto e la 'minacciosa' Roma, l'aria su Venezia non è proprio serenissima. (ANSA)

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