Ma quale "Pietà", il film di Kim Ki-Duk è crudele: "Serve per arrivare al bene"

Violenza estrema nella pellicola presentata dal regista sudcoreano alla Mostra del Cinema di Venezia. Tragica storia di uno strozzino redento: "Mostro la tragedia costituita dal capitalismo estremo"

La locandina del film

"E' vero, insieme ai due protagonisti in carne e ossa del mio film, il denaro è al centro di 'Pieta''. Voglio mostrare il suo vero volto, la tragedia del capitalismo estremo. Il denaro, va detto, non è condannabile in sé e per sé. Può avere un volto positivo o il volto negativo e perverso che viene appunto mostrato nel mio film". A parlare così è Kim Ki-duk, regista di 'Pieta'', film in concorso in questa 69/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica che ieri è stato applaudito ripetutamente.

 

La pellicola, che sarà nelle sale dal 14 settembre distribuito da Goods Film, racconta la tragica storia di un malvagio strozzino che a un certo punto si redime all'apparizione di una presunta madre. Nonostante il titolo, spiega il regista, "il film non vuole raccontare concetti cristiani. Ci sono tanti elementi, come il demonio, la pietà appunto, il denaro, ma sono solo alcuni aspetti di un lavoro che vuole raccontare il tutto: l'essenza umana che stiamo perdendo e che abbiamo perduto. Pietà vuole parlare di salvezza attraverso il recupero di determinati valori".

 

Per quanto riguarda il cristianesimo, "non ho nessun pregiudizio, nessuna prevenzione - dice - né rifiuto nei confronti di alcuna delle religioni, tantomeno per il cristianesimo. In 'Primavera, estate, autunno, inverno' ero ispirato dal buddismo. Il film 'La Samaritana' è stato visto come un lavoro protestante e 'Pieta'', infine, è stato definito più di ispirazione cattolica. Per quanto riguarda me - conclude il regista che con Ferro 3 ha avuto il Leone d'argento nel 2004 - io ho una mia religione personale, ma non l'ho mai voluta esprimere".

 

I miei film, ha poi spiegato Kim Ki-duk, "non si costruiscono su figure preordinate, ma vogliono solo essere l'interpretazione del mondo che vedo in quel particolare momento. Nel caso di Pietà i protagonisti sono come digitali, si muovono senza memoria e radici e hanno come unico interesse il denaro". Il film è stato girato nella zona pre-industriale di Cheonggyecheon. "E' un quartiere che esiste ancora, un luogo in cui tra i quindici e i vent'anni sono stato operaio ed è anche la zona che visto nascere in Corea l'information technology che ci ha reso all'avanguardia per telefonini e tv. E' una zona, però, che sta scomparendo, sostituita dai simboli del capitalismo coreano che sono i grattacieli".

 

La differenza con il regista giapponese Takeshi Kitano (in concorso anche lui al Lido con Outrage Beyond)? "Conosco bene Kitano e amo molto i suoi film, ma devo dire che i suoi sono di pura azione, mentre i miei di azione psicologica". Infine, una parola sul regista che oggi all'incontro stampa ha mostrato una gentilezza e una disponibilità sorprendenti. "Vorrei parlare con ognuno di voi per più tempo anche per conoscervi meglio" ha detto. Una cortesia, la sua, lontana mille miglia dalla violenza dei suoi film. "Per spiegare il buio, il nero, bisogna presentare la luce, il bianco. La violenza e la crudeltà nei miei film serve a questo, a poter raggiungere il bianco".

 

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Per quanto riguarda il suggestivo manifesto di 'Pieta'', in cui campeggia la protagonista con in braccio lo strozzino (proprio come nella statua di Michelangelo, la Madonna e il Cristo), spiega: "é un'immagine che non si ritrova nel film perché il riferimento alla Pietà di Michelangelo era troppo esplicito, diretto. Lo trovavo banale". (Ansa)

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