Orsoni torna a parlare: "Subito al voto. Grandi opere, città assaltata"

L'ex sindaco sottolinea sui quotidiani di non essere responsabile dei problemi che stanno vivendo i comunali: "Ho pestato i piedi a troppi"

Ora è in vacanza, ma ha deciso di parlare per spiegare ancora una volta come andarono quelle convulse giornate a Ca' Farsetti. Quando dopo la richiesta di patteggiamento venne "liberato" dai domiciliari per poi affermare subito dopo che non si sarebbe dimesso. Passarono 48 ore e l'ex sindaco di Giorgio Orsoni invece gettò la spugna. "Non c'erano le condizioni per continuare", spiega in alcune interviste sui quotidiani locali, nelle quali afferma la volontà di voler andare fino in fondo nel processo che si aprirà il prossimo autunno. L'ex primo cittadino è convinto di riuscire a dimostrare di non aver preso soldi, lui che dovrà rispondere di finanziamento illecito ai partiti.

Parlando a La Nuova Venezia sottolinea come in questi giorni si stia assistendo a un "assalto alla città", e di conseguenza molte spiegazioni sul suo siluramento politico starebbero venendo a galla adesso. Orsoni punta il dito contro l'Alta Velocità, contro il canale Contorta, contro quei grandi progetti che lo vedevano contrario e che finché era in carica dichiara di aver combattuto con forza. "Forse ho pestato i piedi a troppi", è la sua convinzione.

Spiegando come al tempo volesse rimanere per approvare il bilancio, ma alcune forze politiche, compreso quel Pd che aveva dichiarato che l'ex sindaco lagunare non faceva parte del partito. Orsoni poi sui giornali torna anche sulla questione dei tagli ai dipendenti comunali, che mercoledì hanno manifestato alla giornata inaugurale della mostra del Cinema.

Dichiarando di non avere firmato nulla, al contrario di quanto dichiarato dal suo ex vicesindaco Sandro Simionato al Gazzettino il giorno precedente. "Io avevo detto di essere disponibile a firmare l'integrativo, dopo aver acquisito una serie di autorevoli pareri legali - spiega alla Nuova Venezia - Ma si sarebbe dovuto fare il bilancio, perché l'integrativo è una parte importante del bilancio. Quando sono tornato mi hanno detto che non se ne parlava, e allora non ho firmato nulla. La trattativa si era conclusa e per la parte trattante dell'amministrazione ha firmato il direttore generale Marco Agostini. Sapendo che quella firma non valeva nuilla perché doveva essere accompagnata da una delibera di giunta. E la giunta non c'era più". Poi una considerazione al Corriere del Veneto: "Bisogna tornare alle urne al più presto. Lo sta dimostrando lo sbando della città, vero o ingigantito dai media che sia".

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