Cuaròn: "Rispetto per i migranti", Brugnaro: "Parla dalla poltrona"

Serata d'inaugurazione della Mostra del Cinema al Lido con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Un richiamo davvero persuasivo"

"Sono un messicano che vive in Europa e mi sono sempre sentito il benvenuto. Vorrei che la stessa accoglienza fosse riservata qui in futuro a tutti i migranti": Alfonso Cuaron, il regista da sette Oscar (Gravity), presidente della giuria di Venezia 72, non dimentica da dove è arrivato e con queste parole ha voluto ricordare alla platea della Sala Grande in che mondo siamo oggi. Si è aperta così stasera la 72esima Mostra del cinema di Venezia, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La cifra della realtà, mediata dal linguaggio cinematografico, è del resto uno dei marchi del festival 2015.

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L'appello all'Europa accogliente non passa inosservato e al termine della serata, Mattarella si è fermato per mostrarne pubblico apprezzamento parlando con la stampa. "E' stato un richiamo davvero ammirevole e fatto in maniera persuasiva", ha detto definendo "emozionante" il film di apertura che aveva appena finito di vedere: Everest, il film di Baltasar Kormakur con Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, Jason Clark, Emily Watson, incentrato sulla vera storia di una sciagurata spedizione sul tetto del mondo finita con otto morti nel 1996. Di tutt'altro avviso il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che nel foyer della Sala Grande pochi minuti dopo ha commentato: "Cuaron parla facile seduto su una poltrona di velluto, troppo comodo". Accanto al primo cittadino il governatore Luca Zaia che ha proseguito "non ho applaudito Cuaron, forse mi ero distratto. Non bisogna estremizzare il concetto, qui due su 3 non sono profughi. Del tema dell'immigrazione e dell'accoglienza bisogna parlare seriamente e non confondere profughi e migranti. Avete visto - ha proseguito - come si stanno comportando in molti paesi, come l'Inghilterra? Se lo avessimo fatto noi ci avrebbero definito razzisti".

La cerimonia di apertura, con qualche 'papera' ben gestita dalla madrina Elisa Sednaoui ha avuto anche una breve interruzione tecnica all'inizio e poi risolta. Mattarella era arrivato al Lido poco prima dell'inizio del galà direttamente dall'aeroporto di Venezia. L'apertura di Venezia 72 è la prima tappa di una breve visita nella città che domani proseguirà con l'esplorazione della Biennale Arte. "Amo il cinema, quello classico e quello delle nuove generazioni - ha detto entrando ai giornalisti che lo aspettavano - faccio gli auguri ai quattro registi italiani del concorso ma anche agli stranieri". La proiezione di Everest per lui, accompagnato dalla figlia Laura, è un piccolo svago di "un'estate passata in gran parte lavorando". Calda? "Sì, ma meteorologicamente".

"Attenti allo spirito dei tempi ma non lo confondiamo con gli idoli del giorno", ha detto il presidente della Biennale Paolo Baratta rivolgendosi a Mattarella per raccontare l'azione dell'istituzione culturale veneziana impegnata, nel suo "spirito di ricerca e in autonomia e coraggio di scelte", a leggere quanto ci accade intorno "con occhio dilatato". Curiosità, voglia di scoperta e di sorpresa enunciate anche dai presidenti delle altre giurie di quest'anno, Jonathan Demme di Orizzonti e Saverio Costanzo di Opere prime - Leone del futuro. "Con il suo linguaggio universale oltre a farci sognare, il cinema - ha detto la madrina Elisa Sednaoui - può aiutare alla reciproca conoscenza per superare intolleranze e incomprensioni tra i popoli. Siamo qui per emozionarci, ispirarci, divertirci e anche magari per imparare a migliorare il mondo".

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In abito lungo bustier grigio chiaro tutto ricamato di cristalli e paillettes, l'ex modella italo-egiziana ha guidato la schiera di giurate e invitate che hanno scelto per l'apertura di Venezia 72 eleganti abiti lunghi con le tonalità sfumate dal bianco al grigio, da Elizabeth Banks a Diane Kruger con strascico, da Paz Vega con vestito tutto ricoperto di sonanti palline argentate a Alessandra Ambrosio (veli bianchi nude look). Toni di grigio-beige a parte, si è visto tanto nero (come per l'abito in pizzo di Maria Grazia Cucinotta, del presidente della Rai Monica Maggioni ad una delle sue prime uscite pubbliche, di Malika Ayane) e sprazzi di rosso (Nastassja Kinski e Daniela Santanché). Marina Ripa di Meana anche quest'anno non ha perso l'occasione di farsi vedere con uno dei suoi cappellini strampalati. E gli uomini? Su tutti Jake Gyllenhaal che nonostante il caldo-umido della laguna si è incaponito con uno smoking strampalato, velluto sopra e tessuto (lana?) per i pantaloni. Per lui un bagno di folla tra le ragazzine che lo hanno aspettato tutto il pomeriggio, ricambiate con concessioni generose di abbracci e foto. Dopo Everest tutti (eccezion fatta per Mattarella) alla cena sulla spiaggia dell'hotel Excelsior. 

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