Lunedì, 17 Maggio 2021

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Equo compenso e norme più semplici, le battaglie degli ingegneri in vista delle elezioni

Venerdì incontro tra la Federazione ordini ingegneri del Veneto e i politici locali che ambiscono ad un posto in Parlamento dopo il 4 marzo. "Siamo in 15mila iscritti agli ordini degli ingegneri veneti - ricorda il presidente Gian Pietro Napol - Stiamo uscendo da una crisi economica durata 10 anni, devastante per la libera professione. Crisi dovuta nel settore anche all'abolizione dei minimi tariffari. La politica deve fare la sua parte: un primo segnale è stato dato con il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2018 che ha introdotto il principio dell'equo compenso per i professionisti. Imprescindibile per delle prestazioni di qualità. E poi ci sono i parametri per il calcolo dei compensi, riconfermati con un decreto ministeriale del 2016. Chiediamo al futuro governo di proseguire su questa linea, formulando e approvando i decreti in tal senso".

"Giungla legislativa"

Poi c'è la questione della "giungla legislativa" con "l'infinità delle autorizzazioni e dei pareri da acquisire, le lungaggini burocratiche e la lentezza della macchina amministrativa", che comportano "tempi incompatibili con la velocità imposta dai ritmi evolutivi dell'economia e della società, e spesso sono causa dei fenomeni di corruzione. Non è possibile che per avviare un'opera ci vogliano anni. Serve ridurre le leggi e semplificare le procedure".

Altra criticità deriva dalla responsabilità solidale tra la figura del direttore dei lavori e l'appaltatore. "Se c'è un contenzioso, al pronunciamento della sentenza l'impresa è fallita e tutto ricade sul direttore dei lavori", fa presente il Foiv. Ma anche il principio di territorialità, che andrebbe inserito nelle gare di appalto privilegiando gli operatori del territorio in cui si realizza l'opera. Infine lo split-payment, con cui le pubbliche amministrazioni versano l'Iva direttamente all'erario, causando una mancanza di liquidità per i professionisti.

Le risposte dei candidati

Pier Paolo Baretta (Partito Democratico), il primo a prendere la parola: "Serve una correzione del sistema del massimo ribasso, che dia vita a un rapporto di rispetto tra pubblica amministrazione, imprese e professionisti. Solo allora potremo affrontare seriamente anche la questione delle soglie per gli affidamenti diretti e le procedure negoziate. L’introduzione dell’equo compenso – ha aggiunto - ha modificato l'approccio al lavoro dei professionisti, per i quali abbiamo anche favorito l'accesso ai fondi europei e la partecipazione agli appalti pubblici, superando finalmente un’ingiustizia tecnico-giuridica. Abbiamo introdotto, inoltre, il Patent Box, il Jobs act degli autonomi, il cumulo gratuito dei contributi pensionistici. Ora che il Paese è in ripresa bisogna cogliere l’occasione per avviare un processo nel quale l’insieme del mondo professionale può svolgere un compito rilevante".

Bartolomeo Amidei (Fratelli d’Italia): "Se oggi la categoria rappresentata chiede chiarezza e un equo compenso, credo che chi si impegna debba seriamente mantenere la promessa. Da un lato la corsa al massimo ribasso non va bene, dall’altro il minimo tariffario di un tempo era vincolante e impegnativo. Il giusto sta nel mezzo, e la ricerca di una soluzione, che non può essere quella di una sfrenata corsa al ribasso, è un aspetto che merita di essere approfondito".

Michele Mognato (Liberi e Uguali) ha posto l’accento sulla necessità di mettere un freno alla corruzione che ancora è presente e di intervenire in materia di semplificazione. “La battaglia di questi anni è stata difficile per il problema legato alla corruzione - ha riferito - Bisogna uscire da questa emergenza e avere una legislazione ordinaria che semplifichi la vita dei cittadini e delle imprese. Semplificazione che dovrebbe riguardare anche il sistema fiscale". Infine, ha auspicato un lavoro di squadra collettivo per valorizzare le professioni intellettuali "che sono centrali per il futuro del nostro Paese".

Andrea Causin (Forza Italia) ha evidenziato a sua volta che le professioni intellettuali sono "la spina dorsale del Paese". Quindi, si è concentrato sull’equo compenso, che "passa attraverso una tassazione più bassa. Abbiamo in programma una modifica dello split payment e prevediamo la flat tax: la sfida della coalizione di centrodestra è di prevedere un’aliquota unica che restituisca potere d’acquisto ai redditi medi e capacità di investimento a chi lavora nelle pmi e ai liberi professionisti”. Quindi, ha manifestato la disponibilità della coalizione di tenere aperto un tavolo: "Riteniamo che vada aperta una nuova grande stagione di investimenti pubblici: se gli 80 euro di Renzi fossero stati investiti in questo senso, avrebbero avuto un effetto maggiore sulla ricchezza persone".

Mario Dalla Tor (Civica Popolare) ha ricordato il provvedimento sul consumo del suolo rimasto in sospeso in Parlamento per la fine della legislatura, che auspica possa essere ripreso nella prossima. "Immaginate quali possibilità per il mondo degli ingegneri se tutti gli edifici fossero rigenerati dal punto di vista antisismico”. Inoltre, ha ricordato le agevolazioni fiscali, come quelle sul risparmio energetico sulle abitazioni “che hanno tenuto in piedi l’economia in questi anni di crisi per l’edilizia, creando posti di lavoro pure in momenti di difficoltà".

Vania Prataviera (Noi con l’Italia): "Sposo in pieno le vostre esigenze. La politica ci impone di sostituirci al ruolo dello Stato per quanto riguarda gli adempimenti burocratici". Dura accusa allo split payment: "È un furto: non dico che non vogliamo versare l’Iva, ma lo stato incassa anticipatamente, mentre i crediti dei professionisti rientrano in tempi molto lunghi. Questo significa mettere sotto torchio le categorie. Mi impegno per un confronto vero della politica con le categorie professionali, che conoscono i problemi e sanno come possono essere risolti".

Gian Paolo Vallardi (Lega Nord), ha condiviso le richieste messe sul piatto: "Il massimo ribasso non è dignitoso, non solo per la professionalità degli ingegneri ma anche perché impone una fretta nella progettazione che può comportare minore qualità, esponendo dunque a dei rischi". Quindi, in materia di fiscalità ha ricordato: "Con l’autonomia fiscale avremo sicuramente più risorse da tenere sul territorio, questo permetterebbe di far ripartire gli interventi pubblici e con essi l’economia veneta".

Carlo Nicoletti (Popolo della Famiglia): "Crediamo che la politica debba ridare spazio alla cultura, che non sia più serva degli interessi dell’economia. Tra i capisaldi del nostro programma c’è rimettere al centro la persona e il lavoro".

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