Giovedì, 21 Ottobre 2021

L'omaggio ai 1600 anni di Venezia con gli scatti di Galimberti e Berengo Gardin | VIDEO

La Fondazione di Venezia ha organizzato due esposizioni fotografiche: nella sede di Rio Novo e alla Casa dei Tre Oci, con le opere del circolo fotografico La Gondola

La fotografia celebra i 1600 anni di Venezia. La Fondazione di Venezia omaggia il traguardo della città lagunare con due mostre, allestite nella sede di Rio Novo e alla Casa dei Tre Oci.

Due nuove mostre per Venezia 1600

La prima, "Venezia, Gianni Berengo Gardin e Maurizio Galimberti. Due sguardi a confronto", è un percorso parallelo nell'arte dei due grandi maestri della fotografia del Novecento, in un ideale itinerario attraverso la città. «È la dimostrazione di come le differenze di stile possano arricchirsi a vicenda, in un dialogo a distanza che costituisce vera poesia", ha commentato oggi il curatore Denis Curti».

La seconda, "La Venezia umana - La Venezia disumana", alla Giudecca, accompagna invece il visitatore in una serie di contraddizioni della città, fatta di luci e ombre. Per il presidente del Circolo Fotografico La Gondola, Massimo Stefanutti, «in questa esposizione, gli autori hanno voluto narrare con le proprie fotografie una realtà sempre più difficile da gestire, mettendo in luce tutti gli aspetti negativi».

«Abbiamo voluto partecipare alla celebrazione del compleanno di Venezia toccando tutti i suoi punti, anche l'area metropolitana, con una mostra all'M9 di Mestre. - ha commentato il presidente della Fondazione di Venezia, Michele Bugliesi - Tutte e tre le esposizioni vogliono essere un percorso non banale, in grado di raccontare una Venezia che nel corso dei secoli ha avuto una mutazione significativa».

Galimberti: «La mostra con Berengo Gardin un onore»

Alla presentazione era presente anche uno dei protagonisti delle mostre, Maurizio Galimberti, tra i più raffinati fotografi del '900. «Quando ho iniziato il mio percorso di fotoamatore negli anni Settanta, non avrei mai immaginato di poter condividere un'esposizione con Gianni Berengo Gardin». - ha detto - È davvero un mito. Le fotografie esposte in questa mostra sono un mio cameo, quelle che più amo. Le Polaroid sono come dei piccoli dipinti, che raccontano il mio sguardo sulla città, alla ricerca della sua poesia e della storia».

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