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Termovalorizzatore, il forno da 27,9 megawatt. Veritas: «Tonnellate di rifiuti qui non ci entrano» VIDEO

«La terza linea sarebbe stata di emergenza, ma ora ci concentriamo sul css. La vera politica del contenimento dei rifiuti è a monte. Non siamo il problema, cerchiamo di risolverlo». Bottacin e Costa in videoconferenza

 

L'ultima tappa dell'approvazione del piano della società Ecoprogetto (controllata da Veritas) è stata la Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione del Veneto, per aggiornare le tecnologie in funzione negli impianti di Porto Marghera. Il progetto prevede la sostituzione della biomassa legnosa (legno non riciclabile e ramaglie) con il css, il combustibile solido secondario, prodotto a Fusina da Veritas dal trattamento del rifiuto secco residuo, cioè quello che non può essere riciclato. Utilizzando direttamente il css secondo Veritas è possibile contenere i costi di smaltimento dei rifiuti e produrre l'energia necessaria all’autofunzionamento dell’impianto. 

Come si ottiene il Css

Dal rifiuto urbano residuo triturato e lasciato per una settimana dentro biocelle, una specie di sauna dove viene insufflata aria calda, si riduce l'umidità togliendo acqua e peso (10 chili di rifiuto diventano 7), circa il 30%. Alla fine si ottiene il rifiuto biostabilizzato, igienizzato, senza umidità. Da questo vengono tolti i materiali ferrosi e quelli che non possono diventare il css, gli scarti, cioè il sovvallo, altri inerti, le batterie e le pile e si arriva così al cosiddetto fluff (css), dal nome del formato. Questo viene triturato e reso in bricchette (assomigliano a dei sigari). Ora che nella centrale Palladio non si utilizza più, il css, spiega Veritas, viene inviato in altro impianti, ora in Lombardia dopo il Covid, prima all'estero. «Questo conferimento ha dei costi che finiscono nelle bollette dei rifiuti. L'alternativa è quella che vogliamo fare e per cui abbiamo chiesto e ottenuto la Via regionale e attendiamo l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Utilizzare direttamente questo css per produrre energia per l'autofunzionamento dell'impianto». Con l'autonomia energetica si abbattono i costi. «Noi non siamo il problema, cerchiamo di risolverlo - dice Veritas - Diverse politiche di contenimento della produzione di rifiuti spettano a chi decide. Quel che noi cerchiamo di fare sempre meglio è la differenziazione».

La Regione al ministero

«La Regione ha deciso di sedersi attorno ad un tavolo per rivedere e discutere il progetto dell’inceneritore di Fusina che il Movimento 5 Stelle segue con attenzione e su cui ha rilevato, assieme ai comitati e alle associazioni del territorio, numerose criticità sotto il profilo ambientale, sanitario ed economico», scrive Federico D’Incà, ministro 5 Stelle per i Rapporti con il Parlamento, in seguito all’incontro avvenuto oggi, mercoledì primo luglio, tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e l’assessore all'Ambiente del Veneto Gianpaolo Bottacin su Fusina. Secondo D’Incà, «la pandemia ha ribadito la necessità di seguire la direzione della green economy e di uno sviluppo sostenibile: ambiente e salute sono al centro delle politiche del nostro governo per un futuro che tuteli i cittadini. Scegliere di trasformare l’attuale struttura a impianto di co-incenerimento non è la soluzione giusta». «Stiamo lavorando insieme nell’esclusivo interesse dei cittadini - ha detto il ministro Costa - Purtroppo molte volte assistiamo allo sfruttamento di territori nel nome del profitto». Per Bottacin, «è stato un incontro positivo, all’insegna delle lealtà e della collaborazione: fissati i tempi per il tavolo tecnico, l’impegno reciproco è che entro la metà di luglio sia conclusa l’analisi tecnica di approfondimento per poter prendere le decisioni del caso. Non sarà tralasciato alcun aspetto per arrivare ad una conclusione condivisa».

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