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Foto © Gianni Berengo Gardin-Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

Foto © Gianni Berengo Gardin-Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

Apre la Mostra sulle Grandi Navi, Borletti Buitoni rilancia Trieste

Il sottosegretario del Governo: "Fare sistema tra le nostre città". Berengo Gardin: "Venezia non diventi una Las Vegas". Flash mob dei NoNav

Finalmente è stata inaugurata. Non a Palazzo Ducale, come doveva essere in origine, e non con l'appoggio del Comune (il sindaco Luigi Brugnaro ha fatto sapere che non sarà presente all'apertura al pubblico). Ma gli scatti di Gianni Berengo Gardin sulle grandi navi a Venezia, dal titolo eloquente "I mostri di Venezia", sono finalmente visibili al pubblico dopo infinite querelle. Che questa esposizione sia diventata un simbolo per chi le navi da crociera le vorrebbe lontane dalla laguna lo si è visto nel momento in cui i rappresentanti dei comitati ambientalisti hanno inscenato un flash mob portando alcuni ingrandimenti delle foto di Gardin all'interno del cortile di Palazzo Ducale, con tutte le intenzioni di portare almeno lo "spirito" della mostra all'interno dell'edificio più noto del capoluogo lagunare, dove originariamente avrebbe dovuto avere luogo l'iniziativa. Striscioni e slogan inequivocabili, come "Mostra vietata da Luigi I, monarca di Venezia". Con "mona" scritto in un colore diverso rispetto al resto del testo. 

A tenere banco, dunque, le alternative per allontanare dal canale della Giudecca i "condomini galleggianti". Che fare? A dire la sua nel negozio Olivetti dove troverà spazio la mostra, in piazza San Marco, il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni. Ha definito "interessante" la proposta del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, secondo cui sarebbe plausibile uno spostamento dell'hub per le navi da crociera a Trieste. Tutto ciò nell'ottica di fare sistema tra città del Nord Mediterraneo: costituire una rete di trasporti con cui raggiungere Venezia in maniera agevole anche dal Friuli Venezia-Giulia. "Perché negli anni Sessanti ci si metteva meno", ha scandito Borletti Buitoni. L'ipotesi ha già scatenato una ridda di polemiche e che è destinata a fomentarne altre. Questo mentre la commissione Via a Roma prima o poi darà finalmente il suo responso sui progetti alternativi al Canale della Giudecca sul tavolo. Le istituzioni veneziane intendono salvare i posti di lavoro al Porto, ma voce in capitolo ce l'avrà anche Roma. Anche perché, secondo Borletti Buitoni, i turisti raggiungeranno sempre e comunque Venezia: "Le boutade provocatorie mi pare siano frequenti, speriamo questa sia una di quelle - ha poi commentato il sottosegretario in merito all'ipotesi del sindaco Luigi Brugnaro di vendita di un quadro di Klimt per rimettere in sesto il bilancio di Ca' Farsetti - non credo sia la strada quella di dismettere un pezzo del patrimonio culturale veneziano quali quei quadri sono. C'è un codice culturale che detta la strada. se in futuro si saranno proposte di cambiamento personalmente io riterrei molto pericolosa dare la possibilità di vendere dei pezzi di patrimonio Comune".


"Non ho mai avuto alcuna preclusione. Ma confesso che è molto difficile farlo con uno che ti insulta come persona. Non sono mai stata attaccata per le mie idee, cosa a cui sarei in grado di rispondere, sono stata attaccata come persona e a questo non rispondo. Ma se domani mi chiama sono prontissima a collaborare per Venezia". Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni Culturali, non ha dimenticato la polemica con il sindaco Luigi Brugnaro che l'aveva apostrofata per il suo doppio cognome, ma per il bene della città lagunare "sono prontissima a incontrarlo". La questione centrale, ancora una volta, è il problema della gestione dei flussi turistici a Venezia, e il sottosegretario ha detto di non aver alcun dubbio "che la collaborazione tra il mio ministero, il sindaco, ma anche gli esperti del settore, sia la strada da percorrere. Da vedere poi quale sarà le soluzioni da adottare -come un diverso rapporto con le compagnie che portano ogni giorno nella città i turisti 'pendolari' -, la loro fattibilità - come per il numero chiuso o i tondelli per certe aree - "ma le idee ci sono e le tecnologie possono aiutarci. Ci sono quando le istituzioni si confrontano senza nessuna polemica e mettono sul tavolo tutto quello che c'e'. L'unica cosa da non fare è dire 'non facciamo niente'". Per Venezia, come per altre città segnate dal problema turismo, tipo Firenze, Ilaria Borletti Buitoni ha detto che trasmetterà al ministro una proposta del Fai tesa a favorire la ricerca di un modello di turismo sostenibile. In questo tema, per il sottosegretario, si inserisce anche la questione delle grandi navi a Venezia, tenendo conto che c'e' un accordo comune "che nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca non devono passare".

La mostra di Gardin viene promossa dal FAI, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto mette in mostra dal 22 ottobre al 6 gennaio al Negozio Olivetti in piazza San Marco, un bene gestito dal FAI, ventisette fotografie di Gianni Berengo Gardin realizzate tra 2012 e 2014, che ritraggono il quotidiano passaggio delle Grandi Navi da crociera nella laguna di Venezia. Hanno partecipato alla presentazione Giulia Maria Crespi, presidente onorario FAI, Andrea Carandini, presidente FAI, Roberto Koch, presidente Fondazione Forma e lo stesso Gianni Berengo Gardin. Oltre che il sottosegretario Borletti Buitoni. “Scopo di questa mostra non è alimentare improvvisazioni e polemiche ma aprire, anche con gli avversari, una fase nuova per Venezia, basata finalmente non su chiacchiere, pensieri fissi e studi parziali ma su una ricerca il più possibile condivisa riguardante il miracoloso, complicato e fragile sistema naturale, sociale e culturale della città lagunare considerata nel suo meraviglioso complesso”, dice Andrea Carandini, presidente FAI. 

L’esposizione delle fotografie, anche nelle intenzioni dell’autore, intende documentare il passaggio delle Grandi Navi, senza suggerire alternative. L’implacabile bianco e nero delle fotografie di Gianni Berengo Gardin ha, come sempre nei suoi lavori, lo scopo di portare alla luce con occhio sensibile e critico i contrasti della realtà, della società, del paesaggio, rappresentati senza filtri o attenuazioni, nella loro cruda essenza. “Ero turbato soprattutto dall’inquinamento visivo - dichiara - Vedere la mia Venezia distrutta nelle proporzioni e trasformata in un giocattolo, uno di quei suoi cloni in cartapesta come a Las Vegas mi turbava profondamente”.

L’allestimento della mostra è curato dall’architetto Alessandro Scandurra, che dichiara: “Le grandi navi sconfinano e chiudono l'orizzonte delle fotografie di Berengo Gardin. L'installazione dialoga con lo spazio del Negozio Olivetti, progettato da Scarpa, e con le storiche macchine da scrivere. Un allestimento poco invasivo e rispettoso del progetto del grande maestro".
 

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