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Lunedì, 29 Novembre 2021
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La storia dell'antica porta dove i veneziani abbandonavano i bambini

Conservata in Calle della Pietà, in un lato della facciata dell'Hotel Metropole e racconta, ancora oggi, una parte importante della storia di Venezia

Basta girare lo sguardo sull'ingresso di Calle della Pietà dalla Riva degli Schiavoni. Non la si vede al primo tentativo, bisogna prestare più attenzione per notarla, così come accade con tutte le tracce del passato di Venezia ancora nascoste tra le calli, le facciate dei suoi palazzi o i pavimenti delle sue chiese. Bisogna avvicinarsi, aguzzare la vista, lasciarsi trasportare dalla spinta della propria curiosità.

Una volta notata, però, non si può non toglierle lo sguardo di dosso. Stiamo parlando della Ruota degli Innocenti, una porta rotante, di colore verde scuro che ancora oggi resta incastonata tra le mura di quello che una volta era il Monastero della Pietà e che attualmente ospita uno degli hotel più affascinanti di Venezia, il Metropole.  

La storia della Ruota degli Innocenti di Venezia

La storia della Ruota degli Innocenti è legata al passato di Venezia, ai tempi in cui il divario tra ricchi e poveri era ancora molto forte e di bambini nati fuori dal matrimonio ce n'erano molti, così come famiglie nobili troppo numerose che non potevano o volevano disperdere il loro patrimonio. Ed ecco che le donne che non potevano o non volevano crescere i loro bambini nella propria famiglia, una volta partorito si recavano in un posto specifico dell'isola veneziana, un luogo dove sapevano di poter trovare l'aiuto che cercavano: questo luogo era proprio la Ruota degli Innocenti del Monastero della Pietà che in passato accoglieva da 4 ai 5000 bambini abbandonati. Gli abbandoni dei figli a Venezia erano formalmente vietati ma nonostante questo c'erano diversi luoghi in città dove era possibile abbandonare i propri figli sapendo che sarebbero stati raccolti e cresciuti da una comunità adibita a questo genere di aiuto sociale.  

La Ruota degli Innocenti era una porta rotevole che, a differenza di come la vediamo oggi, non aveva piani di vetro e dall'interno non si vedeva il volto della persona o della famiglia che da lì a poco avrebbe abbandonato il proprio bambino. Una volta arrivate davanti alla porta, infatti, le donne suonavano un campanello, lasciavano il loro bambino, spesso insieme a un piccolo oggetto identificativo come un santino a metà, una lettera, un fazzolatto sempre divisi in due parti in caso di eventuale futuro riscatto del bambino, e lo lasciavano nel Monastero che sarebbe diventato, poi, casa sua. 

I ragazzi cresciuti alla Pietà restavano in questo luogo finché non si diventavano adolescenti e poi andavano a lavorare, mentre le ragazze se avevano qualche dote particolare (come ad esempio doti canore o manualità nel cucito) restavano qui per poi lasciare la struttura solo una volta sposate. Le giovani donne che non si sposavano potevano diventare, da adulte, insegnanti a loro volta per i nuovi piccoli abbandonati.

Oggi la Ruota degli Innocenti è ancora presente ed è parte del bar all'ingresso dell'Hotel Metropole di Venezia ma, anche se non ha più la funzione che aveva un tempo, continua a raccontare, pur stando ferma, una parte di storia importantissima di Venezia e chi ha voglia di fare un salto per darle un'occhiata e scoprire un nuovo aspetto della vita veneziana di una volta, la trova lì ad aspettare che qualcuno continui a raccontare la sua storia. 

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