Giovedì, 29 Luglio 2021
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I vichinghi a Venezia: tracce nascoste sul leone dell'Arsenale

La storia delle Incisioni in alfabeto runico sul fianco del leone del Pireo all'ingresso dell'antico cantiere navale nel sestiere di Castello

Sono quasi impercettibili, celate nelle crepe di un marmo bianco e "oscurate" dalla magnificenza del corpo della statua sulla quale sono incise. Si tratta di scritte, in alfabeto runico, incastonate sui fianchi del leone del Pireo all'ingresso dell'Arsenale di Venezia. La statua è chiamata così perché in precedenza era posizionata all'ingresso del porto del Pireo, a sud-ovest del centro di Atene a cui ha dato anche il nome (porto del Leone), per poi essere portato a Venezia come bottino di guerra, nel 1687, dal Doge Francesco Morosini. Le iscrizioni trovate su entrambi i fianchi del leone alto 3 metri, seguono, come forma, il motivo del cosiddetto lindworm (una creatura leggendaria simile a un dragone) e rappresentano tracce di antiche popolazioni germaniche che utilizzavano questa lingua segnica chiamata anche "fuþark" dalla sequenza dei primi sei segni che lo compongono. Datate XI secolo, queste incisioni si riferiscono molto probabilmente ai Variaghi o Vereghi, cioè dei mercenari scandinavi che erano al servizio dell'imperatore bizantino, inviati in Grecia per reprimere una rivolta del popolo del luogo. 

Se questi segni particolari sul Leone del Pireo hanno da subito incuriosito i veneziani che le hanno notate e riconosciute come appartenenti a una lingua diversa sia da quella araba che greca, è stato solo nel XIX secolo che il mistero sulla provenienza di questi segni fu svelato, per merito dell'erudito danese C.C. Rafn. Lo studioso, infatti, ha riconosciuto i segni come rune, incise per ordine del futuro re di Norvegia Harald III Sigurdsson. L'uomo, dopo la morte del fratellastro Olaf II, era stato esiliato a Costantinopoli, diventando capo d'èlite dell'esercito bizantino e conquistando Atene.  

Per quanto riguarda il significato di tali scritte, non abbiamo una certezza assoluta a causa dell'usura del marmo che negli anni ha portato alla cancellazione di alcune parti, ad ogni modo, una delle traduzioni più probabili, citata da Thomas Jonglez, Paola Zoffoli e Irene Galfi nel libro "Venezia, insolita e segreta" è:

"Haarkon, grazie all'aiuto di  Ulf, Asmud e Orn, ha conquistato questo porto. Questi uomini, e Harald il Grande, hanno subito pesanti perdite a causa della rivolta del popolo greco. Dalk è stato imprigionato in un paese lontano. Egil combatteva con Ragnar, in Romania e in Armenia" e "Asmund incise queste rune con l'aiuto di Asgeir, Thorleif, Thord e Ivar, per ordine di Harald il Grande , anche se i greci decisero di opporvisi."

Se vi capiterà di passare davanti all'impetuoso ingresso dell'Arsenale di Venezia, attorniato e "protetto" dalle quattro statue del Leone di Pireo, del Leone dell’Hephaisteion, del Leone di Delo e del Mastino o Pseudo-molosso del Maestro del Ceramico, fermatevi a cercare queste nascoste tracce vichinghe a Venezia di cui in pochi conoscono l'esistenza ma che raccontano, ancora oggi, storie misteriose di popolazioni lontane. 

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