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Via Fogazzaro, i residenti cantano vittoria. Mercoledì il vertice "decisivo" per la preghiera

Faccia a faccia tra Comune e comunità bengalese per trovare uno spazio alternativo in vista del venerdì. Da Ca' Farsetti disponibilità ad accelerare la burocrazia per un nuovo locale

Ci sono un paio di alternative sul piatto. Si vedrà se una di queste diventerà una strada percorribile per garantire alla comunità bengalese un luogo dove pregare venerdì prossimo. E' prevista per mercoledì, nel primo pomeriggio, la riunione tra i dirigenti di Ca' Farsetti e i rappresentanti dell'associazione islamica per mettere le carte sul tavolo e capire se sarà intesa o rottura. Serve un luogo subito agibile nelle prossime ore, per garantire alle centinaia di bengalesi che avevano come punto di riferimento la sede del centro culturale di via Fogazzaro, dove da lunedì campeggia un cartello con scritto "Chiuso Mosqea". 

Lì non si può più pregare, per la destinazione d'uso dell'immobile. Dal Comune viene espressa "massima disponibilità", di concerto con il prefetto, nell'aiutare la comunità bengalese nel momento in cui sarà individuato un locale ritenuto adatto all'attività di culto. A patto che sia situato lontano dalle case. Sono già stati visionati alcuni locali commerciali in zona via Ca' Marcello e via Torino, ma servirà nel caso un cambio di destinazione d'uso. Su questo punta da Ca' Farsetti non c'è alcuna preclusione, anzi. Si cercheranno di accelerare, laddove possibile, i passaggi burocratici. Resta da capire nel frattempo dove la comunità potrà pregare. Almeno due ipotesi in campo, che verranno esposte mercoledì ai diretti interessati. Intanto martedì le varie associazioni islamiche della città si sono riunite per far fronte comune. "Aspettiamo l'incontro di domani - spiega il portavoce della comunità islamica, Kamrul Syed - poi decideremo il da farsi. Da parte nostra speriamo in buone notizie".

Nel frattempo i comitati di cittadini che si sono battuti per lo stop alle preghiere nella "moschea" di via Fogazzaro cantano vittoria: "Emerge una catena di illegalità, irregolarità e abusi, di cui si è resa responsabile la comunità bengalese - dichiarano il presidente del comitato Marco Polo, Luigi Corò, e la portavoce del comitato Cappuccina Via Piave, Mara Ranucci - con la possibilità che essa sia stata fuorviata da funzionari pubblici nonché da personaggi politici. Chiediamo l'apertura di commissioni d'inchiesta da parte di ogni organo o ufficio interessato da comportamenti illegali che hanno calpestato i diritti di terzi per anni. Nel rispetto della libertà religiosa, qualsiasi associazione di culto, se impropriamente collocata in una struttura non atta allo scopo, come ad esempio un condominio, crea ovunque le medesime problematiche e le stesse conseguenze negative, poiché indubitabilmente tali associazioni necessitano di spazi e relativi servizi specifici, che debbono essere pensati e individuati, seguendo normative esistenti, nel rispetto dei diritti e della libertà altrui".
 

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