Martedì, 18 Maggio 2021
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All'università di Padova intitolate due aule a Valeria Solesin e Giulio Regeni

Cerimonia ieri, 8 ottobre. Presenti i familiari dei due ricercatori morti in circostanze tragiche. La veneziana fu uccisa nell'attacco al Bataclan di Parigi

Foto di Massimo Pistore - Università di Padova

Nella mattinata di ieri, lunedì 8 ottobre, l’università di Padova ha intitolato due aule studio alla memoria di Giulio Regeni e Valeria Solesin, giovani ricercatori scomparsi in tragiche circostanze all’estero. La cerimonia, a cui hanno partecipato i familiari dei due ragazzi, si è svolta nell’aula magna del dipartimento di Filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata, nello storico palazzo De Claricini. Erano presenti il rettore Rosario Rizzuto, le madri di Solesin e Regeni, il direttore del dipartimento Vincenzo Milanesi e il presidente del corso di laurea in Scienze sociali Renzo Guolo.

L'impegno per i diritti umani

L’iniziativa - riporta Il Bo Live - era partita dai rappresentanti degli studenti del corso di Scienze sociologiche, i quali avevano esposto la loro idea al presidente di dipartimento. Giulio e Valeria, è stato ricordato, erano entrambi «impegnati nel promuovere, attraverso la loro attività di ricerca nel campo delle scienze sociali, il superamento delle discriminazione e il riconoscimento dei diritti umani, oltre che la diffusione del sapere, della libertà di pensiero e di espressione». Valeria Solesin, veneziana, era rimasta uccisa durante l'attacco terroristico del 13 novembre 2015 al Bataclan di Parigi.

«Chiediamo giustizia»

Il rettore Rizzuto ha spiegato: «Intitoliamo le aule a Valeria e Giulio per due motivi: il primo è che non vogliamo e non possiamo dimenticare ciò che è successo: con grande chiarezza la comunità accademica vuole giustizia. Il secondo è che li sentiamo nostri studenti, in una visione moderna e aperta dell’università, come ambiente libero del sapere». Per Milanesi «non ci sono giustificazioni per l’assassinio, la tortura e il massacro di giovani senza colpa e pieni di entusiasmo per la ricerca, per un sapere che può rendere migliore il mondo e che rappresentano l’unica speranza per il futuro».

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