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Biennale Danza: coreografie di Chouinard e viaggio erotico di Ingvartsen all'Arsenale

"Questo lavoro mi ha permesso di gettare uno sguardo nuovo sugli assoli e duetti inscritti in un processo di creazione durato quarant’anni”. In prima mondiale, sabato sera

Marie Chouinard e le sue 'piccole forme coreografiche', e Mette Ingvartsen, coreografa dal pensiero radicale che affronta con sguardo clinico il tema della sessualità nella società contemporanea, sono di scena sabato alla Biennale Danza 2018, all'Arsenale di Venezia, in prima mondiale. 

I corti coreografici di Marie Chouinard

Invitata da Carolyn Carlson per la prima volta a Venezia nell’ottobre del 1999, anno di esordio della Biennale Danza, Marie Chouinard, che oggi ne è direttrice, portò un’antologia dei pezzi solistici che l’hanno resa celebre, Les Solos 1978-1998, un’abbagliante celebrazione della poesia degli istinti e degli impulsi vitali, frutto del suo complesso e avanguardistico percorso prima della fondazione, nel 1990, del gruppo che porta il suo nome.

A distanza di vent’anni da quella prima antologica, Marie Chouinard prosegue con quest’idea attingendo al suo repertorio per creare una nuova retrospettiva costituita da una trentina di assoli e duetti, Radical Vitality, Solos and Duets, in scena sabato in prima mondiale al Teatro Piccolo Arsenale. “Questo lavoro mi ha permesso di gettare uno sguardo nuovo su queste piccole forme coreografiche – dice Chouiard -, dotandole a volte di nuovi costumi e dovendo talvolta ricoreografare l’inizio o la fine. Il lavoro di trasmissione di tutti questi ruoli ai danzatori rivela altre loro qualità e, inoltre, mi ha permesso di riscoprire pezzi che erano rimasti sepolti nel mio bagaglio, di trasformare originali assoli in nuovi duetti”. E conclude: “Questa serata divisa in due atti per i dieci danzatori della Compagnia permette una rilettura di questi ‘corti coreografici’ divenuti forme autonome, ma inscritte in un lungo e profondo processo di creazione durato quarant’anni”.

Mette Ingvartsen e la sessualità

Alle Tese dei Soppalchi dell’Arsenale, alle 17, è di scena per la prima volta alla Biennale la danese Mette Ingvartsen, coreografa dal pensiero radicale, con To come (extended), originariamente concepito per cinque danzatori, e ora ricreato estendendolo a quindici interpreti. Avvolti dalla testa ai piedi in tutine azzurro metallico che ne cancellano identità e genere con effetto chroma key, i quindici interpreti si fondono come tante affilate silhouettes in combinazioni di gruppo rendendo indistinguibili una dall'altra le loro superfici, in un viaggio erotico in perpetua mutazione.

Lo spettacolo fa parte di una serie intitolata The Red Pieces, tutti lavori che affrontano con sguardo clinico il tema della sessualità nella società contemporanea: l’ipersessualizzazione dei corpi, la caduta di ogni diaframma tra spazio personale e spazio pubblico nella sfera intima, il piacere, il desiderio, le emozioni, eretti a sistema. Il teatro è per Mette Ingvartsen il luogo dove ripensare la sessualità e la sessualità diventa veicolo di sperimentazione. 

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