Moda, il fatturato crolla fino al 90% in centro storico

L'appello di Confcommercio: «Dal governo non riceviamo la giusta attenzione. Servono subito contributi a fondo perduto certi»

Un meno 100 per 100. Il fatturato dei negozi del settore moda, calzature, abbigliamento e accessori legati a Confcommercio tra il Veneziano e il Rodigino (circa 650) si è completamente azzerato a causa del lockdown di primavera. E la riapertura estiva è stata poco più che un palliativo e persino lo spostamento dei saldi in agosto, comunque ritenuto positivo, non ha permesso di recuperare niente se non nelle località balneari e per lo più grazie alla domanda interna, vista la carenza di stranieri e la ridotta propensione alla spesa. E' quanto emerge da un'analisi di Confcommercio.

Crollo dell'80% in centro storico

Proprio la forte contrazione del turismo ha determinato danni milionari: a Venezia centro storico il crollo del fatturato è stato dell’80 per cento e per il lusso anche del 90 per cento. Un quadro a tinte fosche, insomma. Nelle prossime ore partirà anche nel Veneziano l’iniziativa di Federazione Moda Italia Confcommercio “Non siamo fantasmi”. «Siamo in sofferenza e con le nuove restrizioni andrà anche peggio – dice Giannino Gabriel, presidente metropolitano della Federazione Moda Italia di Confcommercio – Nel nostro settore gli ordinativi si fanno e in gran parte si pagano di anno in anno. Questo significa che i magazzini si ritrovano pieni di invenduto per diverse centinaia di migliaia di euro. Per non parlare delle imprese familiari, non le grandi catene, che magari hanno metrature rilevanti, anche oltre 2.500 metri quadri per le quali l’invenduto può drammaticamente attestarsi tra i 500 mila e il milione di euro: non stiamo parlando di perdita per qualche articolo, ma di totale dissoluzione del capitale di una azienda».

»Servono aiuti subito»

A questo si aggiungono gli affitti alti che aggravano costi fissi già elevati, come le utenze e le imposte. Spese che diventano insostenibili quando il fatturato è pari a zero. «E questo nel Veneto e nel veneziano è particolarmente grave anche per la penalizzazione della concorrenza dei grandi centri commerciali, degli outlet, delle catene internazionali – prosegue Gabriel –. Dal governo non riceviamo la giusta attenzione. Servono subito contributi a fondo perduto certi e non prestiti che generano debiti quasi certamente non più solvibili tra poche settimane; una detassazione dei magazzini e almeno un 50 per cento del valore di magazzino invenduto da riportare a credito di imposta. Chiediamo – conclude Gabriel – questi interventi perché, se non ci farà chiudere un intervento di Governo purtroppo ci farà chiudere il mercato».

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