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Martedì, 30 Novembre 2021
Economia

Acli, crisi della pandemia sui redditi dei veneziani: «In dodici mesi salto indietro di oltre 5 anni»

È questo il quadro che emerge dall’analisi dei 730 elaborati dal Caf. «I redditi medi si sono ridotti nel 2020 del 2,1%. Per quelli da lavoro dipendente la riduzione arriva a 818 euro in un anno

«Redditi medi nel Veneziano: in dodici mesi un salto indietro di oltre cinque anni, la crisi innescata dal Covid ha colpito in modo significativo». È questo il quadro che emerge dall’analisi statistica dei 730 elaborati dal Caf Acli Venezia nel corso della campagna fiscale 2021, terminata a fine settembre. «I redditi medi si sono ridotti nel 2020 del 2,1% e a essere colpiti sono soprattutto i lavoratori e i contribuenti di origine straniera. Solo gli utenti Acli hanno percepito 8,7 milioni di euro in meno. Nel turismo, settore di punta dell'economia nel Comune di Venezia, è andato perso il doppio rispetto al resto della provincia», commenta Cristian Rosteghin, direttore del Caf Acli Venezia.

Un’analisi che, grazie alla fidelizzazione degli utenti delle tredici sedi del centro di assistenza fiscale delle Acli, dislocate in tutta la provincia, permette un significativo confronto con i numeri degli anni scorsi. «L’87% degli utenti dell’ultima campagna fiscale – sottolinea Rosteghin, direttore del Caf Acli Venezia – aveva presentato il 730 tramite i nostri uffici anche nel 2020. Per rendere più significativo il confronto abbiamo dunque tenuto in considerazione questo campione: si tratta di oltre 18 mila contribuenti». Il dato principale è il reddito medio dichiarato nel 2021 (riferito ovviamente al 2020): 20.916 euro, 470 in meno rispetto ai 21.386 dello scorso anno, quando i redditi erano ancora riferiti al periodo pre Covid. «In un solo anno – afferma il direttore  – persi 8,7 milioni di euro. Rispetto al 2020 c’è un calo del 2,2%, che vanifica il lento aumento di reddito (dell’1,5%) registrato tra il 2016 e il 2020, secondo le nostre serie storiche».

I dati delle Acli confermano così tutti i segnali di aumento delle difficoltà economiche che avevano già sottolineato nei mesi scorsi, sempre analizzando i dati di accesso ai propri servizi Caf e Patronato. Venezia, con la crisi del turismo e del suo indotto, registra un calo ben più marcato rispetto alla media provinciale: i redditi dichiarati dai contribuenti residenti nel comune calano da 22.590 a 21.888 euro: 702 euro in meno, il doppio dei 356 persi nel resto della provincia. Se i redditi da pensione sono calati in media di appena 28 euro, per quelli da lavoro dipendente la riduzione arriva a 818 euro, con una punta di 999 euro tra i lavoratori uomini. In età lavorativa, tra i 35 e i 64 anni, il calo medio è di circa 800 euro, con una punta di 869 euro tra i 55 e 64 anni. Sopra i 65 anni invece la diminuzione è oltre cinque volte più bassa, 153 euro. 

Altra nota dolente, spiegano le Associazioni cristiane lavoratori italiani, sono le disuguaglianze tra le diverse categorie sociali. Si riduce di circa 400 euro la forbice tra uomini e donne (che rimane comunque attorno agli 11 mila euro), aumenta per lo stesso ammontare quella tra contribuenti nati in Italia e contribuenti nati all’estero (21.379 euro contro 15.733): in quest’ultimo caso si è tornati indietro esattamente di cinque anni. “Si rinforzano – conclude Grigolato – tutte le fratture che, a livello reddituale e non solo, dividono internamente le nostre comunità. Fratture aggravate dal quadro generale, in cui tutte le categorie, nessuna esclusa, vedono ridotte le proprie opportunità economiche. Una situazione che finisce per potenziare il senso di smarrimento e paura che abita tutti noi dall’inizio dell’emergenza. La speranza è che, con la ripresa economica, l’anno prossimo ci si ritrovi a commentare dati migliori. Nel frattempo, anche come terzo settore, dobbiamo moltiplicare gli sforzi affinché nessuno sia lasciato indietro”.

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