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Da sinistra il subcommissario al Bilancio Vito Tatò, il commissario straordinario Vittorio Zappalorto e il direttore generale del Comune Marco Agostini

Da sinistra il subcommissario al Bilancio Vito Tatò, il commissario straordinario Vittorio Zappalorto e il direttore generale del Comune Marco Agostini

Venezia, patto sforato di 60 milioni: "Critico anche il bilancio 2015"

Il commissario Zappalorto, a meno di grossi aiuti da Roma, punta su un piano pluriennale di rientro. Nel mirino Cmv, con i suoi palazzi e terreni

La cifra precisa ancora non c'è. Del resto serve aspettare metà febbraio per capire quanto Roma vorrà venire incontro ai conti di Ca' Farsetti, fatto sta che si aggira sui 60 milioni di euro. Milione in più, milione in meno. Tradotto: sarà un 2015 molto difficile per le casse del Comune, nonostante la "cura" commissariale. Perché con uno sforamento del patto di stabilità da 60 milioni di euro, le sanzioni partiranno automatiche. Tutto sta a capire quanto saranno pesanti. Di conseguenza è inevitabile che nemmeno la dirigenza di Ca' Farsetti ora abbia in toto il pallino del gioco, visto che le scelte future dipenderanno da Governo e Parlamento. Si fa sempre più probabile la richiesta ufficiale della possibilità di predisporre un piano pluriennale di rientro del deficit, da sottoporre poi al prossimo sindaco che verrà eletto in primavera, il quale si troverà con una brutta gatta da pelare. Impossibile risolvere tutto in dodici mesi, ma con questa procedura si possono utilizzare le alienazioni "esterne" per coprire i buchi di bilancio.

“Lo sforamento del patto di stabilità è avvenuto a causa dello sblocco dei pagamenti relativi all'anno 2013 effettuato ad inizio anno, scelta che molte amministrazioni fanno, ma che porta a delle conseguenze nell'anno successivo; la situazione del 2014 era per questo abbastanza compromessa già al nostro insediamento - ha spiegato il sobcommissario al Bilancio Vito Tatò - tenendo conto che negli anni precedenti per centrare gli obiettivi del patto si faceva ricorso alle alienazioni. Quest'anno, sia perché i cespiti più pregiati sono già stati venduti, sia perché la situazione del mercato immobiliare è critica, non è stato possibile adottare questa soluzione. Siamo riusciti solo a cedere la Biblioteca civica d Mestre per 800mila euro. Visto lo scenario difficile è stato deciso di sbloccare i pagamenti che mancavano all'appello - ha continuato il sobcommissario - portando lo sforamento da cinquanta a sessanta milioni di euro".

La situazione era talmente irrecuperabile che non sarebbe cambiato nulla. Ma in futuro? Come si uscirà dall'impasse? L'attenzione del commissario Vittorio Zappalorto e della sua piccola "Giunta" si sta concentrando sul Casinò. O meglio su Cmv, la partecipata del Comune che detiene la gestione della casa da gioco. Sarà quello il nodo su cui si giocherà il futuro della città: "I margini per ulteriori tagli sono pochi - ha sottolineato Tatò - non vogliamo toccare ancora i servizi essenziali, l'associazionismo e la cultura. Anche perché una mannaia profonda in quei settori garantirebbe un risparmio di soli cinque milioni. Troppo poco". Per trovare il bandolo della matassa il commissario ha quindi iniziato a guardare al di là del bilancio comunale in senso stretto.


Ossia alla galassia di partecipate che gravitano attorno a Ca' Farsetti: "Il volume di spesa corrente è di 600 milioni di euro, ma il Comune ne ha direttamente in carico solo 60 - spiega Tatò - quindi serve una riorganizzazione strutturale più estesa, Cmv per esempio è una partecipata in perdita che però al suo interno ha degli asset importanti". I "gioielli" di Cmv, che finisce nel mirino, naturalmente sono noti: non solo la gestione della casa da gioco, ma anche i terreni del quadrante di Tessera, il palazzo del Casinò del Lido e le sedi di Ca' Vendramin e Ca' Noghera. Tutti patrimoni che potrebbero quindi essere valorizzati e magari venduti, ma su cui per ora si è aspettato a decidere perché sono operazioni che interesseranno per almeno trent'anni il futuro della città. "Meglio che decida la politica - ha dichiarato Zappalorto - Stiamo pensando se sia opportuno o meno stilare il piano di rientro pluriennale o se sia meglio preparare il materiale da passare poi a chi arriverà. La casa da gioco l'anno scorso ha perso 6,7 milioni di euro, in un quadro di entrate che si è ridotto a 15 milioni di euro e va sistematicamente peggiorando".

Una sorta di "programma" per la salvezza del Comune, in cui inserire scelte che allo stato delle cose alla dirigenza appaiono obbligate. Sempre che da Roma non arrivi una nuova legge Salva Venezia in grado di attenuare in maniera drastica le penalizzazioni. "In quel caso potremmo anche muoverci con strumenti meno lunghi - continua Zappalorto - ma continuo a pensare che la città abbia bisogno di ragionare su un arco temporale più lungo di un anno". Solo da metà febbraio, quindi, quando saranno ufficiali le somme su cui Ca' Farsetti potrà contare, si potrà scrivere il bilancio di previsione 2015. Se poi ci sarà il tempo per approvarlo si vedrà. Fatto sta che sarà un documento molto difficile da mettere a punto: "Abbiamo trovato 80 milioni di euro di sforamento, se questa operazione fosse stata organizzata prima avremmo già trovato risultati - spiega Tatò - abbiamo già ripetuto al Governo che il problema di questa città è la legge speciale". In cinque anni, infatti, i fondi arrivati in laguna sarebbero stati di 202 milioni di euro. Tutti soldi che una volta spesi per investimenti e manutenzione sono entrati a far parte del bilancio. Costituendo una enorme palla al piede per tentare di rispettare il patto di stabilità. "Il Governo se vuole ha tutti gli strumenti per intervenire - conclude Tatò - Aspettiamo il decreto sui trasferimenti, poi tireremo le somme".

Intanto, inevitabile che sia così, i lavoratori sono sul piede di guerra. Visto che proprio da mercoledì sono scattati i tagli delle indennità e lo stop ai progetti speciali: "Lo sforamento del Patto non è certo una colpa dei dipendenti pubblici - spiega Sergio Chiloiro, segretario della Cgil Funzione Pubblica -. È ora che il dibattito sulle responsabilità sia aperto a 360 gradi, visto che si tratta di un problema principalmente politico. È ingiusto che a pagare sia chi non ha provocato questa situazione".

L'INTERVISTA A ZAPPALORTO

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