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Cardiologia dell’Angelo: tremila interventi di emodinamica e di elettrofisiologia

Il caso di un giovane che già aveva avuto un infarto, ma che nei giorni successivi, mentre era in ospedale, si è accasciato al suolo per un arresto cardiaco

Quasi tremila interventi nel solo 2019 per la cardiologia dell’Ospedale dell’Angelo: nelle sale operatorie dell’ospedale di Mestre la cardiologia continua a camminare sulle più recenti frontiere ed eccelle nella gestione delle aritmie attraverso l’intervento di “ablazione trans-catetere”, su cui gli specialisti dell’Angelo vantano addirittura trent’anni di esperienza. «Con l’ablazione trans-catetere – spiega il primario di cardiologia Sakis Themistoclakis – entriamo all’interno del cuore, utilizzando dei cateteri, e con i terminali di queste sonde andiamo a ‘bruciare’ punti specifici delle pareti interne, proprio quelli da cui si origina l’aritmia». 

Il caso di un paziente giovane

Con l’ablazione transcatetere, quindi, l’équipe dell’Angelo è in grado di risolvere radicalmente i problemi provocati da certe forme di aritmia: «Penso al caso di un giovane – racconta Themistoclakis – che già aveva avuto un infarto, ma che nei giorni successivi, mentre era in reparto, si è accasciato al suolo per un arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare. In sostanza, continuava ad avere episodi ricorrenti di fibrillazione ventricolare, a causa delle cicatrici formatesi nel cuore dopo l’infarto. Non riuscivamo a stabilizzarlo nonostante farmaci, sedazione e respirazione con il ventilatore artificiale. Così abbiamo deciso di portarlo in sala operatoria per un intervento di ablazione trans-catetere”. L'intervento è stato risolutivo, anche se complesso: “Abbiamo operato in assistenza di circolo, in corso di fibrillazione ventricolare con cuore praticamente fermo – sottolinea il Primario – sostituendo la funzione dell’organo cardiaco con la circolazione extracorporea, poiché continuava ad andare in arresto cardiaco al minimo movimento dei cateteri nel cuore. Ma l’ablazione è stata eseguita con successo, e i punti critici all’interno del cuore sono stati bruciati, interrompendo definitivamente l’aritmia”. A distanza di pochi giorni dall’intervento di ablazione, il paziente è stato dimesso; da allora non ha più avuto aritmie.

In un anno 678 interventi di elettrofisiologia

Quello ricordato da Themistoclakis è solo uno dei 678 interventi di elettrofisiologia eseguiti dalla sua équipe all’ospedale dell’Angelo nel 2019: tra questi interventi, oltre ad ablazioni transcatetere di tutte le aritmie, si contano impianti di pacemaker e defibrillatori monocamerali, bicamerali o per la terapia di resincronizzazione cardiaca, e poi impianti di loop recorder, e ancora estrazioni di elettrocateteri cronicamente impiantati per infezioni o rottura degli elettrodi con tecnica laser. Si aggiungono i 2.217 interventi di emodinamica, tra cui angioplastiche coronariche, impianti di valvole aortiche transcatetere, correzioni percutanee dell’insufficienza mitralica, chiusure percutanee dell’auricola sinistra, del forame ovale pervio, endoprotesi aortiche, embolizzazioni arteriose, angioplastiche periferiche, impianti di filtri cavali, biopsie endomiocardiche. «Queste procedure – sottolinea il direttore generale dell’azienda sanitaria veneziana, Giuseppe Dal Ben – danno la cifra della qualità e della quantità del lavoro svolto a Mestre nel trattamento del paziente cardiopatico, ed in particolare del paziente aritmico».


 

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