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Assedio dei tossici al parco Querini "Ormai la zona è di gente persa"

Uno dei bar "in prima linea": "Non possiamo più aprire la sera". In dieci minuti tre tossici chiedono il bagno o i soldi per le siringhe. Una ragazza si "buca" in auto e poi se ne va passando con le ruote sul marciapiede

Un assedio continuo. Dalla mattina alla sera, ininterrotto. «Poi arrivano i tunisini in bicicletta e il via vai aumenta». Chi parla è in prima linea. Lo sa, e purtroppo deve vivere come fosse in trincea.  È il titolare di un bar a pochi passi dal parco di villa Querini, luogo della sparatoria che l'altra notte ha portato due giovani tunisini in ospedale. Faida tra spacciatori? Può essere. Di certo di tossici ce ne sono tanti che girano. E dove c'è la domanda, purtroppo c'è anche l'offerta. "Qui non si vive più - spiega il barista, che deve convivere sia con il «buco di Mestre» dell'ex Umberto I, sia con chi frequenta il parco - una volta aprivo anche la sera. Perché era una zona di passaggio. Dove la gente passeggiava. Ora, invece, chiudo alle 20. Perché c'è da avere paura».

"MI HA PUNTATO LA PISTOLA CONTRO, PENSAVO MI SPARASSE"

C'è da credergli, se non altro per il fatto che nei dieci minuti che stiamo al bancone del bar entrano come minimo tre tossici. Li vedi. Magri, occhi stralunati. Si capisce cosa cercano. "Maestro, posso andare in bagno?", chiede uno di loro. Di certo non per un bisogno impellente. "È rotto", si sente rispondere. Poi una giovane ragazza entra e chiede di cambiare delle monete. Perché? Perché deve prendersi una siringa per il «buco». Al distributore automatico della farmacia vicina. Tempo due minuti e la si rivede passare. Sale in macchina e si spara la droga in vena lì. Davanti a tutti. In un'auto scalcagnata parcheggiata alla bell'è meglio a lato strada. Poi si distende sui sedili, perché l'effetto è immediato. Infine, noncurante del resto del mondo, accende il motore e se ne va, non prima di essere passata con le ruote sul marciapiede.

GUERRA TRA BANDE: SPARI E DUE TUNISINI IN OSPEDALE

"Sono giovani persi - spiega la moglie della barista - sono tantissimi. Giovanissimi. Italiani, stranieri. Non fa differenza. Siamo arrabbiatissimi, non si può andare avanti così. Abbiamo chiesto di intervenire, ma anche la polizia non può fare molto". Se si gira lo sguardo un altro giovane guarda la farmacia. Aspetta che apra. Vuole la siringa. Mentre a pochi metri dal luogo della sparatoria, su una panchina dietro un cancelletto, altri quattro o cinque giovani si drogano tranquillamente. Quello è il loro territorio ormai. Territorio di gente persa.

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