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SuperJet, niente stipendi ai dipendenti e loro presidiano la banca a Mestre

Armati di cartelli e slogan davanti alla sede della Cassa di Risparmio Intesa Sanpaolo di piazzetta Matter: «Fora i schei». La banca: «Da parte nostra ci stiamo attivando per risolvere la situazione dei lavoratori»

La protesta è scattata alle 9 e 30 di venerdì mattina dopo che il 27 aprile, diversamente da quanto si aspettavano, i 144 dipendenti della SuperJet di Tessera non si sono visti accreditare lo stipendio. I conti bancari dell'industria aeronautica, della russa Sukhoi al 90%, sono sottoposti alle sanzioni della Comunità Europea per lo scoppio della guerra. Per questo risultano bloccati al punto che nessuna operazione è più possibile, neppure il pagamento degli stipendi o il saldo delle utenze. I lavoratori, che improvvisamente sono finiti in cassa integrazione e ora si trovano pure senza retribuzione, armati di cartelli e slogan si sono presentati davanti alla sede della Cassa di Risparmio di piazzetta Matter, in centro a Mestre, e a suon di slogan e fischietti hanno chiesto che vengano sbloccati i soldi che a loro spettano. In presidio c'erano i sindacati, le istituzioni, rappresentanti del Parlamento, e i residenti. Un centinaio alla mobilitazione.

«C'è un paradosso di fondo - commenta l'assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini - su come si interpretano le politiche sulle sanzioni. Perché il fatto di sbloccare il pagamento degli stipendi non favorisce alcun oligarca né il finanziamento della guerra in Russia, anzi porta soldi alle famiglie, per questo è drammatico, come lo è lo scarso interesse che il governo ha dimostrato verso questa vicenda. La città è qui per ribadire l'importanza dell'azienda e dei lavoratori e come serva un'interpretazione urgente che consenta alle banche di pagare gli stipendi». «Io lavoro in SuperJet da tre anni - racconta Leonardo - Sono nel settore addestramento piloti per usare aerei civili che non c'entrano niente con le armi o la Russia. Ieri doveva arrivare lo stipendio ma non ci è stato versato né sapremo se arriverà. Sono soldi che giungono in Italia e devono andare nei conti dei dipendenti italiani, non altrove, e noi siamo tecnici, ingegneri, meccanici e informatici che gestiscono l'azienda da anni, e per forza in questa situazione abbiamo dovuto iniziare a guardarci attorno perché non si sa se la cosa si risolve. Ora siamo praticamente fermi, lavoriamo un giorno e mezzo alla settimana con stipendio decurtato, in cassa integrazione, e per ora i soldi neppure arrivano».

«Non sono risorse che possano essere utilizzate dalla Russia per acquistare armi - commenta Giacomo Perfetto, responsabile della comunicazione di SuperJet - La legislazione non tiene conto della nostra situazione specifica. La SuperJet è italiana e Sukhoi non può prelevare i soldi. C'è un'interpretazione errata delle sanzioni, scritte in maniera generale, e in questo momento quando si parla di Russia la gente si paralizza e viene bloccato tutto. Così i fornitori non consegnano, non possiamo pagare le utenze, le retribuzioni, né continuare il lavoro e se l'intento è quello di colpire la Russia in questo momento in realtà le stiamo facendo un favore. Infatti vantiamo crediti acquisiti per 180 milioni di euro e non possiamo esigerli perché la Russia non può tasferirci i soldi. Una situazione strana, anche perché l'azienda dal punto di vista industriale ed economico ha sempre onorato i suoi impegni».

«Le sanzioni sono giuste in generale, ma bisogna distinguere - argomenta l'onorevole Nicola Pellicani che ha raggiunto i lavoratori a Mestre - Questi soldi bloccati in una banca del Credito cooperativo della Marca e in Banca Intesa sono nei conti che servono a far funzionare l'azienda e a pagare stipendi e contributi ai lavoratori. Poi nel decreto Energia, in arrivo lunedì, sono previsti anche dei ristori per le aziende colpite dalle sanzioni, ma prima di questo bisogna sbloccare i fondi degli stipendi. Il futuro dell'azienda passa poi attraverso un interessamento e un tavolo con Leonardo che è socia di minoranza e partecipata dello Stato, che deve farsi carico di assicurare la continuità produttiva di questa realtà storica della città. Non possiamo pensare che le sanzioni alla Russia siano pietra tombale di questa industria sana, che da lavoro a 144 famiglie più l'indotto».

«Proprio perché riteniamo giuste le sanzioni che l’Europa e il nostro governo stanno applicando alla Russia per l’invasione e la guerra, non è accettabile che vengano bloccati i conti correnti di SuperJet senza pensare che quel blocco unilaterale, senza dialogo, stia mettendo in grande difficoltà le famiglie dei lavoratori, che questo mese non hanno ricevuto lo stipendio. Chiediamo alle banche di sbloccare subito il pagamento degli stipendi con una linea di credito dedicata, separata da quella relativa alle sanzioni alla Russia», commenta Alberto Gomiero di Fim Cisl. Alessia invece è una lavoratrice che in SuperJet riveste il ruolo di responsabile del processo di qualità aziendale. «È successo tutto questo all'improvviso. Non ce lo aspettavamo, ci siamo trovati in contratto di solidarietà. Non mi risulta di avere uno yacht, non sono un'oligarca. E il lavoro è dignita, tutto questo non è dignitoso. Mai avrei pensato di stare fuori a una banca a chiedere che mi sblocchino lo stipendio. Alla fine credo dipenda da una decisione politica e penso sia giusto che la politica trovi una soluzione».

Anche per Michele Valentini della Fiom Cgil la situazione è preoccupante. «Gli stipendi erano già decurtati perché i lavoratori sono entrati in contratto di solidarietà per 4 mesi e hanno una retribuzione al 70%. Ora si vedono anche negata la possibilità di avere quei pochi soldi visto che in maniera ingiustificata, visto che non c'è nessuna norma che ordina di bloccare i conti correnti senza un provvedimento, hanno congelato le risorse destinate agli stipendi. Un precedente che inquieta in uno stato di diritto. Poi c'è il problema della sostenibilità dell'azienda. Chiediamo che il governo faccia la sua parte e ci venga a dire che intenzioni ha su questo progetto a Tessera». «Una situazione che ci coglie in un momento in cui l'azienda aveva ricominciato a produrre margini di utile. Paradossale è anche il silenzio di Leonardo», conlude Diego Panisson di Uilm. Banca Intesa Sanpaolo fa sapere che: «In merito alla vicenda che sta coinvolgendo l’azienda Superjet International, attualmente sottoposta a sanzioni da parte della Comunità Europea in virtù della crisi russo-ucraina, Intesa Sanpaolo già da diversi giorni sta collaborando con le competenti autorità italiane per ottenere l’autorizzazione al pagamento degli stipendi dei dipendenti».

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