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Avis: i 28mila donatori di sangue veneziani e le loro storie

L'Avis augura a tutti buon Natale raccontandosi: come hanno cominciato Giovanni, Rosario, Rosanna Emanuele ed Ervino?

Qualcuno ha cominciato a donare perché si è reso conto dell'importanza delle trasfusioni dopo un grosso incidente stradale, qualcuno lo ha capito per la malattia di un parente, qualcun altro semplicemente perché... lo fa da sempre. Hanno 18 anni o 60, donano da 20 anni o hanno appena iniziato. I 28.201 donatori di sangue veneziani hanno tante storie diverse e in queste vacanze natalizie hanno deciso di raccontarsi.

In una delle sue ultime donazioni Giovanni Gastaldi, 41 anni (già a quota 100 donazioni) si è presentato con a mano la sua bimba di 7 anni. «Volevo che capisse fin da piccola il valore di questa cosa – spiega lui – abbiamo fatto una “gita” insieme prendendo la bicicletta da Preganziol dove abitiamo ora, salendo in treno e arrivando in ospedale. Volevo che la vivesse come una cosa bella e che magari le desse ispirazione per quando sarà grande». Come è accaduto a lui con sua sorella. «Ho iniziato presto a donare perché ho emulato mia sorella che a 18 anni si è presa l'impegno – racconta - io sono più giovane di 3 anni e mi sono detto: “Se lo fa lei lo posso fare anche io. Coi 18 anni cosa puoi fare? La patente, votare. Io ci ho aggiunto la donazione. Un bel modo per segnare un diciottesimo». Da quel momento non ha mai smesso.

Il fatto che «il sangue dona la vita» per Rosario Gentile e suo figlio Alessandro è stato chiaro fin da subito. Nel 2012, dopo il parto cesareo, la mamma di Alessandro, Michela, ha avuto un'emorragia interna e si è salvata solo grazie alle trasfusioni. Rosario, donatore da sempre, in quei momenti è stato ancora più convinto della sua scelta. Cinque anni dopo le trasfusioni sono servite anche ad Alessandro. «Il 17 gennaio 2017 io e mio marito ci siamo trovati ad affrontare la tempesta peggiore della nostra vita – spiega Michela – il nostro piccolo è stato colpito da un'emorragia cerebrale. In quelle ore i dottori hanno dovuto affrontare una corsa contro il tempo per salvare nostro figlio. Cosa ne sarebbe stato di lui senza le sacche di sangue?». E cosa ne sarebbe stato di lui anche dopo? Subito dopo l'operazione, infatti, il piccolo ha dovuto cominciare un percorso di terapie per combattere il tumore.

Anche Rosanna Radoha avuto bisogno di trasfusioni quando è nata sua figlia Alessia. «Nel 2001 sono entrata in Villa Salus per partorire la mia bimba – spiega lei – durante il parto ho avuto diverse complicazioni e ho dovuto subire un cesareo d'urgenza. I miei valori del sangue erano bassissimi, non si coaugulava più. Sono stata trasportata di corsa all'ospedale Civile di Mestre in Ostetricia e Ginecologia dove ho ricevuto 27 sacche di sangue. Senza i donatori Avis e senza i medici del reparto di rianimazione non sarei qui».

Ha 33 anni Emanuele Cibinè, disabile fin dalla nascita, e ha deciso da poco di diventare donatore Avis. Per ora ha fatto una donazione sola ma presto ne arriveranno altre. «Ho sempre voluto entrare a far parte dell'Avis ma mi sono avvicinato definitivamente quando mio fratello più piccolo ha avuto un brutto incidente stradale ed è stato ricoverato in gravissime condizioni in ospedale – spiega Emanuele – in quell'occasione ha ricevuto trasfusioni in grandi quantità, una sessantina di sacche di sangue e io mi sono detto che non volevo più rimandare». Ha chiesto aiuto ad un amico donatore, ha fatto i controlli necessari e così ha cominciato. «Penso di essere una delle poche persone disabili che dona – spiega Emanuele – mi sento fortunato perché ci tenevo. Con mio fratello Gabriele mi sono reso conto che una sacca di sangue salva la vita veramente. E visto che la vita è la cosa più bella che abbiamo mi sembra giusto fare qualcosa per gli altri».

E poi c'è Ervino Drigo, classe 1953 che è pure vicepresidente dell'Avis di Bibione. Ha iniziato a donare da quando aveva 18 anni. È impegnato nel volontariato in varie forme da quasi sempre. E dal 2008 ha iniziato con Avis Bibione: «Mi è stato chiesto di impegnarmi perché altrimenti avrebbe chiuso – spiega lui – io ci ho pensato su e ho deciso di accettare. Proprio in quel momento, facendo lo screening, mi è stato diagnosticato un tumore. Mi sono curato, l'ho combattuto e ora sto bene. Ho avuto fortuna. Se non avessi donato forse non lo avrei mai scoperto e in questo momento non sarei qui a raccontarlo. In quel periodo mi sono detto: voglio fare il presidente cercando di coinvolgere più persone possibili perché donare il sangue è anche fare prevenzione». E così ha fatto. Durante gli anni da presidente i giovani di Bibione sono triplicati. «Li accompagno personalmente alla prima donazione due volte a settimana – dice- non è vero che i giovani non ci sono. Vanno coinvolti. Certo non si può consigliare di andare a donare solo per fare prevenzione ma certamente le donazioni aiutano anche a tenersi sotto controllo. Donare fa bene agli altri e fa bene anche a chi lo fa». 

«Ogni donatore ha una storia diversa, ma sono tutte ugualmente importanti - spiega Tito Livio Peressutti, presidente Avis provinciale Venezia– Quel che conta è che il senso del dono si diffonda sempre più. Avvicinarsi ad Avis quando una storia personale ci ha toccato è relativamente semplice, la vera sfida è far appassionare al dono anche chi non è stato toccato da eventi in modo diretto. A Natale siamo tutti chiamati a fare un regalo particolare, prendiamolo come un impegno! Il nostro obiettivo più importante per il 2019? Far avvicinare sempre di più i giovani. Sono loro il nostro domani, loro l'investimento per il futuro per il quale vale la pena di spendersi».

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