"Che gli uomini tornino a essere uomini": il ricordo di Giuseppe Taliercio

A 39 anni dalla scomparsa la celebrazione commemorativa a Marghera dell'ex direttore dello stabilimento Montedison. Ucciso nell'81, le Brigate Rosse fecero trovare il corpo dopo 46 giorni di prigionia

Giuseppe Taliercio, commemorazione 5 luglio

A Marghera la 39esima cerimonia di commemorazione di Giuseppe Taliercio, oggi, domenica 5 luglio. "Che gli uomini tornino ad essere uomini”: questa la frase incisa sul monumento che ricorda l'allora direttore del Petrolchimico di Marghera il cui corpo fu fatto ritrovare dalle Brigate Rosse dopo 46 giorni di prigionia, il 5 luglio 1981. L'assessore comunale Renato Boraso, in rappresentanza dell'amministrazione comunale, il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, il figlio di Taliercio, Cesare dei rappresentanti dell'associazione San Vincenzo "Taliercio" e dell'Unitalsi aziendale Triveneto, oltre a numerose autorità civili e militari cittadine, tra cui l'onorevole Nicola Pellicani e diversi consiglieri comunali tra i presenti.

Dopo la messa nella chiesa di Gesù Cristo Lavoratore il corteo fino al cippo commemorativo situato tra via Pasini e via Bottenigo. Lì, al termine degli interventi ufficiali, è stata deposta una corona d'alloro in memoria dell'ex direttore dello stabilimento Montedison. «Quello di quarant'anni fa è un periodo che va ricordato e studiato e, nei prossimi mesi, avremo modo di ricostruirlo e capire quella violenza assurda ricordando anche le altre vittime del terrorismo, come Sergio Gori o Alfredo Albanese, che il coronavirus non ci ha permesso di commemorare», ha detto  l'assessore Boraso.

«Questo è un momento importante e prezioso - ha affermato Bettin - Lo è ogni volta che ricordiamo le vittime del terrorismo, riavvicinandoci ancora una volta a figure di persone straordinarie o a vittime innocenti. Sono momenti preziosi anche perché ci permettono di rinnovare il nostro modo di analizzare fatti e situazioni che provocano episodi come quelli di quarant'anni fa. Il terrorismo, infatti, è una delle vesti in cui l'odio ideologico trasforma in bersagli le persone, degradando la lotta politica e sindacale. Per questo, ogni volta che attraversiamo un periodo difficile, il terrorismo si ricandida a tornare in campo ed è importante ragionare sui fatti oltre che ricordare le persone».

Anche il vicequestore Eugenio Vomiero alle celebrazioni, che ha esortato a far sì che le storie di Sergio Gori, Giuseppe Taliercio e Alfredo Albanese vengano raccontate nelle scuole del territorio. Il parroco della parrocchia di Gesù Cristo lavoratore, don Maurizio Macchi, ha benedetto la corona d'alloro successivamente deposta sul cippo commemorativo da Cesare Taliercio e dall'assessore Boraso. La cerimonia si è chiusa con l'Ave Maria del Coro delle Cime del Petrolchimico. 

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