A San Rocco 120 ingegneri affrontano il cambiamento climatico

Prima conferenza in presenza in emergenza Covid. Adottata la carta di Venezia Climate Change

Ingegneri alla Scuola Grande di San Rocco

Presentata la “Carta di Venezia Climate Change” giovedì, dall'ordine e collegio ingegneri Venezia, con gli orientamenti e le azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Un lavoro multidisciplinare, senza precedenti, realizzato da una commissione di esperti e prima conferenza in presenza in emergenza Covid. Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell'ordine e del collegio, hanno commentato il lavoro. «I cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile».

Onu e Ipcc

«L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori - evidenzia l'ingegner Sandro Boato coordinatore della Commissione – pensando che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del pianeta sta aumentando e continuerà a salire. «È quindi necessario agire - avvertono gli ingegneri - rapidamente e in modo coordinato, avendo come faro Onu e Ipcc (gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico).

L’Onu ha adottato la strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma green new deal e l’Italia ha adottato il piano nazionale integrato per l’energia e il clima. Srumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto Ipcc del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg. 

Il futuro

La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale ragione dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia. «Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita - ribadiscono gli ingegneri - tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli  e nipoti di usufruire ancora delle risorse del pianeta».

Le azioni

Per gli ingegneri bisogna agire su più fronti, riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2; si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l'idrico (già ampiamente sfruttato) l'eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo. Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l'incentivazione del trasporto collettivo, l'utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo, «favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile».

Si dovranno anche piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo, prescrivono gli esperti, allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. «Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva. Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente». In questo scenario l’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. «Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi. La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili e soluzioni tecnologiche idonee ad affrontare il problema nel medio e lungo termine».

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