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Il punto di ingegneri ed esperti sul Mose dopo decine di sollevamenti

Il convegno sabato a un anno dal precedente dopo l'alluvione: problemi, stato di avanzamento dell'opera, progetti. Esperti, commissari e politici a confronto

Tremila ingegneri, la più grande opera pubblica del mondo: si è tornato a parlare del Mose e le opere complementari per la difesa di Venezia nel convegno online promosso dall'ordine degli ingegneri, dal Consiglio nazionale ingegneri (Cni), dal Collegio ingegneri Venezia e dalla Federazione ordini ingegneri del Veneto, sabato. Certo, il funzionamento delle barriere mobili è stato testato. «Il Mose è completato al 95%. Ora si dovrà dar avvio al collaudo. Il sistema ha mostrato la sua flessibilità d'uso, sia in termini di sollevamenti differenziati - ha detto il direttore tecnico del Consorzio Venezia Nuova (Cvn) Giovanni Zarotti - che di alzate parziali, con la chiusura anche di solo una bocca di porto». 

Tuttavia, ha commentato il presidente di Cni, Armando Zambrano, «l’Italia è un paese lento nella realizzazione delle opere pubbliche con l’atavico problema delle competenze tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Secondo i dati elaborati dal centro studi Cni, negli ultimi dieci anni c’è stato un calo del 23% degli investimenti pubblici e dei 219 miliardi di euro disponibili per infrastrutture strategiche in calendario fino al 2030, solo l’11% è costituito da lotti ultimati, la metà è ancora in fase di progettazione». Mariano Carraro, presidente dell'ordine ingegneri Venezia, ha ricordato che «il convegno cade a un anno dal precedente organizzato sempre a Venezia, il primo a Mose funzionante, pur con tutti i problemi. Ora bisogna vedere la sua gestione e calibrare le alzate. Può diventare un'opportunità».

La sicurezza idrogeologica e della città

Nel dibattito non è mancato il riferimento all'articolo 95 del decreto 104 dello scorso agosto che ha istituito l'Autorià per la laguna. Le prime critiche a investire questa struttura accusarono i ministri di aver concentrato tutta l'attenzione sulle barriere mobili, il loro finanziamento, il completamento e la gestione, mancando il riferimento al ministero dell'Ambiente. Le forze politiche misero mano assicurando l'interesse al sistema lagunare e all'equilibrio morfologico. L'intervento del componente della commissione Salvaguardia, Antonio Rusconi, si è centrato sulla sicurezza idraulica e gli aspetti ecologici in laguna. «Dal 4 al 6 dicembre 2020 le paratoie del Mose rimasero chiuse, salvo poche ora per consentire il transito delle navi. E questo determinò, a causa delle piogge, un sopralzo del livello delle acque interne di 20 centimetri, a Punta della Salute, solo per l'apporto diretto delle precipitazioni. Occorre monitorare gli effetti di chiusure prolungate, per effetto dei cambiamenti climatici, e verificare la tenuta nelle zone dei forti, Lido e Portosecco, ad esempio, come dell'adeguatezza dei Murazzi nell'impatto con l'idromorfologia lagunare». 

«Mose in funzione come cassa di espansione a protezione dall'aumento del livello dell'acqua - ha invece sottolineato Giovanni Cecconi, direttore del laboratorio di Resilienza di Venezia -. A chi chiede se fra 80 anni il Mose servirà ancora, risponderei che fornisce una prestazione i cui benefici sono tripli rispetto ai problemi, anche nella transizione ecologica. L'acqua alta con il Mose non ha superato i 108 centimetri in tre mesi, tranne un unico episodio causato da un malfunzionamento nei tempi della comunicazione. Una mole imponente di verifiche e controlli è stata prodotta dal Consorzio, ma gli studi sono spesso rimasti nei cassetti - ha detto Cecconi -. E non si riesce a proteggere San Marco, dove basterebbero pochi interventi mirati di sistemazione dei cunicoli intercettati ai gattoli con delle coronelle. Lo stesso vale per la manutenzione: il robottino subacqueo per la pulizia delle cerniere costa 35 mila euro».

Venice offshore onshore port sistem

«Città protetta e porto funzionante non sono in contrapposizione - ha commentato Paolo Costa, ex sindaco e presidente dell'Autorità portuale di Venezia - Nel 2003 e nel 2016 lo Stato si era già impegnato alla creazione di una struttura per l'accesso permanente al porto e all'applicazione del regime del porto regolato. Nei cassetti dell'Autorità c'è il progetto pronto per l'opera da un miliardo, rispettando i vincoli del Recovery plan, per realizzare la grande diga (offshore) - afferma Costa - Quando il Mose venne autorizzato, contemporaneamente era prevista una struttura di accesso al porto (la conca di navigazione a Malamocco), oltre alla piattaforma d'altura, all'onshore alla Montesyndial e alle navi portacontainer per l'arrivo dall'offshore a Porto Marghera. Mentre noi siamo rimasti fermi, il "Voops", (Venice offshore onshore port sistem), dal progetto in parte finanziato, è diventato sì realtà, ma in Olanda. Eppure l'alto Adriatico è il punto d'accesso al nord Europa, dal Mediterraneo, più semplice e più vicino. È un sistema - dice l'ex sindaco - da 6 milioni di Teu all'anno che coinvolge: Ravenna, Venezia, Trieste, Capodistria, Fiume. Costo della diga d'altura: 948 milioni di euro: candidato ideale per il Recovery plan».

Il sindaco

Il sindaco Luigi Brugnaro, ospite del convegno, ha ricordato: «del Mose sono stato sempre, personalmente, un grande sostenitore, perché rappresenta una risposta concreta agli effetti dei cambiamenti climatici, che sulla nostra città sono devastanti. Un passo importante da compiere subito è anche quello di sbloccare una parte dei finanziamenti, per poter dare ossigeno alle tante imprese che ci lavorano, con i loro 1500 dipendenti. Accanto al completamento del Mose, e alla sua entrata automatica in funzione ogni qualvolta la marea supererà i 110 centimetri, bisogna risolvere al più presto altre grandi problematiche. Abbiamo chiesto che venga rifinanziata, con 150 milioni ogni anno per un decennio, la legge Speciale per Venezia, per portare a termine l’escavo dei rii e realizzare un sistema fognario. Penso al territorio, con la realizzazione di bacini di laminazione che regolino l’afflusso delle acque piovane in laguna per evitare alluvioni; penso a Porto Marghera, con lo scavo dei canali di accesso, ma anche con una decisione definitiva su dove far approdare le navi da crociera. Il Mose sarà completato nel dicembre prossimo, 18 anni dopo l'avvio dei cantieri. A lavori conclusi sarà necessario porre l'attenzione sulla qualità, la durata, i costi di esercizio e di quelli di manutenzione». Brugnaro ha anche annunciato un tavolo locale a breve sul Mose.

La tavola rotonda

Nella tavola rotonda infine si sono confrontati tecnici, amministratori e commissari responsabili del progetto e dei lavori del Mose e delle opere di salvaguardia della laguna. Elisabetta Spitz, commissario straordinario del Mose, ha spiegato che «i lavori sono nella fase conclusiva. Ora si richiede una fase di gestione, da manutenzione provvisoria a manutenzione programmata. È il tema del futuro per far durare l’opera il più a lungo possibile. Ho già accolto l'invito del sindaco Brugnaro per trovare le soluzioni ponte. Spetta alla comunità locale e agli organi competenti indicare la quota più idonea di entrata in funzione delle dighe, 110, 120 o 130». Cinzia Zincone, provveditore alle Opere Pubbliche e commissario straordinario del Porto di Venezia ha posto l'obiettivo di «arrivare a un porto regolato: la sfida vera è la manutenzione, ma è altrettanto importante comprendere il sistema delle opere complementari. Condivido l'esigenza di avere un porto regolato e in questo senso chiediamo un aiuto al professor Costa. Dobbiamo incrementare la ricerca, l’escavo dei canali». Roberto Scibilia, consigliere dell'ordine ingegneri Venezia, ha messo in evidenza che «l'Autorità per la laguna è un supporto importante per chi gestisce ed è composto da funzionari esperti nelle materie. La chiave del successo è il coordinamento». «Vedremo come evolverà la gestione del Mose - ha consluso il presidente dell'ordine ingegneri Mariano Carraro -. Noi ci saremo, sempre attenti a osservare gli sviluppi della situazione».

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