Martedì, 16 Luglio 2024
Attualità Noale

La Rocca di Noale, tra restauro e nuove scoperte

La torre, utilizzata a lungo come prigione e oggetto di imminenti progetti di riqualificazione, potrebbe aver ospitato nell’agosto del 1338 Tommasina da Camino

La torre della rocca di Noale, utilizzata a lungo come prigione e destinata a diventare presto uno spazio di visita aperto al pubblico, potrebbe aver ospitato nell’agosto del 1338 Tommasina da Camino, figlia di Serravalle da Camino, uno dei fratelli di Gherardo citato da Dante nella Divina Commedia, cugina dell’altrettanto celebre Gaia.

Che ci faceva a Noale questa rampolla di una casata di prima grandezza, ai vertici del potere fra XIII e XIV secolo? Ce lo racconta lo storico Raffaele Roncato, svelando il contenuto di due documenti conservati  all’Archivio di Stato di Treviso nel Fondo notarile. «I due documenti – spiega – rogati dal cancelliere Prosdocimo da Asolo nel 1338, a soli 17 anni dalla morte di Dante Alighieri a Ravenna, registrano la presenza in una torre del castello, chiamata ‘vecchia’, di Tommasina da Camino. E testimoniano che la nobildonna, l’8 agosto di quell’anno, si apprestava proprio in quel luogo, a dettare il suo testamento».

Un fatto curioso che Roncato ha potuto approfondire grazie alle ricerche accurate che il prof. Giampaolo Cagnin, studioso di Medioevo a Treviso, ha voluto condividere con lui. «Secondo queste ricerche, Tommasina si apprestava a dettare il testamento perché in pericolo di vita ed era in preda al timore del giudizio divino. Si trovava infatti a scontare una condanna al bando e alla perdita dei beni, per il reato di adulterio commesso con Guecello Sinisforte che l’avrebbe poi anche sposata e della quale il nobile trevigiano aveva avuto dei figli. L’adulterio venne commesso mentre il marito Valentino da Fonte era ancora in vita».

Tommasina evitò il peggio visto che il 2 novembre del 1340 il Senato veneziano le concesse la grazia con una sentenza che, mentre cancellava la messa al bando, conservava l’efficacia limitatamente alla perdita “dei beni patrimoniali e dotali”. «Questa vicenda è un’ulteriore prova, uscita dalla polvere dei secoli, che spiega l’importanza assunta dal castello di Noale nel panorama medievale padano-veneto e trevigiano in particolare», conclude Roncato. 

Una storia che in futuro potrà essere ricordata ai visitatori che saliranno sulla torre per mezzo della scala progettata dall’architetto La Valle e nei programmi dell’amministrazione. «Ringrazio Raffaele Roncato e Giampaolo Cagnin  – fa sapere il sindaco Patrizia Andreotti – per averci svelato questo fatto così singolare che dimostra come la rocca dei Tempesta sia un luogo davvero ricco di storia. Anche se non siamo certi su quale potesse essere la torre a cui fanno riferimento i documenti ritrovati dagli studiosi, abbiamo un motivo in più per spingerci a riconsegnare lo storico manufatto all’utilizzo da parte di associazioni e cittadini».

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