Acqua alta, Venezia e isole in ginocchio: «Abbiamo perso tutto, ma dobbiamo ripartire»

Risveglio drammatico per la città. Le testimonianze: «Possiamo solo lavorare per ripartire»

L'azienda agricola Zangrando alle Vignole

Gli elettrodomestici sono rotti, i mobili galleggiano, in casa c'è un metro d'acqua. Quello di mercoledì, a Pellestrina, è stato un risveglio drammatico dopo l'acqua alta della sera prima. Molti non hanno dormito: chi per liberare la propria abitazione, chi il suo negozio, il bar, il ristorante. Tutti sono al lavoro, cercano di rialzarsi dopo una notte che per loro è stata una «vera tragedia». Spazzano acqua, riempiono secchi, «Abbiamo perso tutto», ripetono, ma non si fermano. «L'unica cosa che possiamo fare è lavorare per ripartire». L'isola di Pellestrina è tra le zone che più hanno sofferto martedì sera con la marea eccezionale che ha toccato i 187 centimetri. Un evento mai accaduto prima, se non con l'«Acqua granda» del 1966, quando l'alta marea raggiunse un livello record di 194 centimetri. Un uomo di 78 anni, Giannino Scarpa, è morto mentre cercava di attivare la pompa, dopo che la sua casa era stata sommersa. Un altro è stato stroncato da un malore.

Lido e Chioggia

Le case alle 9 del mattino sono ancora sott'acqua. Molti tra i residenti fotografano i loro oggetti personali, mobili, elettrodomestici che rischiano di essere spazzati via. Al Lido, nel centro storico, a Chioggia, i danni sono inquantificabili. «Le paratie sono saltate dappertutto - racconta una commerciante della città clodiense -. Era inevitabile. C'è tutto da ripulire, un disastro. Ho perso tutta la merce, tutto il mio lavoro. E adesso la marea sta ricrescendo». La paura è tanta. Alle 10.30 del mattino è previsto un nuovo picco a 160 centimetri. Alle 10 le calli del centro storico lagunare stavano cominciando ad allagarsi di nuovo. 

Isole

Nell'isola delle Vignole, secondo Coldiretti, i danni alle colture sono ingenti. Acqua salsa ovunque, anche dentro i capannoni dove erano parcheggiati motocoltivatori, motoseghe e attrezzatura varia che ora è inutilizzabile. Migliaia di euro di danni uniti al timore che anche i frutteti abbiano fatto una brutta fine. «È un anno da dimenticare», ha detto Carlo Zangrando, proprietario di un'azienda agricola, che a luglio scorso aveva perso tutto il raccolto per il maltempo. Gli agricoltori dell’isola hanno passato l’intera giornata di ieri a vuotare e pulire fossati per essere pronti, ma non è bastato. «Del resto - denunciano dall’isola - tre su dieci chiuse dei canali di scolo sono completamente rotte e le altre sette malfunzionanti, senza contare le condizioni degli argini».

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Alberghi, negozi e case

Claudio Scarpa, direttore dell’Associazione veneziana albergatori, ha fatto un primo resoconto: «Gli hotel hanno subìto danni incalcolabili: sono già previste decine di milioni di euro e il dato sale di ora in ora. Non è un’acqua alta ma un’alluvione che ha sfiorato i livelli di quella del 1966, la peggiore della storia. La situazione è destinata ad aggravarsi perché l’acqua alta continua, molti hotel hanno i quadri elettrici fuori uso e quindi non possono attivare le pompe. Di conseguenza questa sorta di alluvione continua sta facendo altri danno, mettendo ci in ginocchio la città: non solo gli albergatori, i negozianti e i ristoratori ma anche tutte le persone che hanno la casa al piano terra e che con il vento si ritrovano in estrema difficoltà. Di fronte a questa situazione il governo deve intervenire con urgenza». Anche tante barche e gondole sono andate perse o gravemente danneggiate.

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