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Anoressia e bulimia, fenomeni in crescita fra i giovani: lo studio presentato allo Iusve

Cinquemila gli studenti del campione analizzato, i risultati saranno presentati sabato all'Istituto Universitario Salesiano di Venezia: "Fragilità narcisistica sempre più diffusa"

Cinquemila studenti di 22 istituti diversi, tra scuole medie e superiori: ha quest'ampiezza l'indagine condotta nelle scuole di Padova e provincia dalla Lega Italiana Lotta Tumori (Lilt) nell’ambito della prevenzione dei comportamenti alimentari “a rischio”.

I fenomeni di anoressia e bulimia tra gli adolescenti sono in forte aumento e l'università salesiana Iusve in collaborazione con la Coirag, la scuola di psicoterapia psicoanalitica individuale, di gruppo e istituzionale, organizza sabato 13 maggio dalle 9 alle 18 un convegno dedicato a questi temi. In particolare ci si focalizzerà su un nuovo punto di vista: l'intervento di gruppo declinato nei diversi dispositivi possibili, dalla clinica all'intervento nelle scuole.

"A fronte di una fragilità narcisistica sempre più diffusa – spiegano Chiara Cappetti e Cristina Gatto Rotondo, psicologhe-psicoterapeute, libere professioniste e consulenti Lilt Padova – con le attività di gruppo si cerca di ripristinare la centralità di un lavoro di integrazione tra corpo biologico e corpo affettivo".

"Il focus da cui prende l’avvio il lavoro è sul corpo - spiega invece il dottor Maurizio Salis, psicologo psicoterapeuta individuale e di gruppo, referente dell'area di psicoterapia della Struttura Complessa Infanzia Adolescenza Famiglia dell'Usl 6 Euganea e direttore della sede di Padova della scuola di specializzazione in Psicoterapia della Coraig - il corpo preso di mira da un paziente anoressico viene zittito nelle sue richieste e bisogni fondamentali, viene ridotto all’osso e rigidamente disciplinato. La metodologia di gruppo può fornire uno spazio-tempo in cui il vuoto diventa visibile".

“I disturbi del comportamento alimentare a sono troppe volte considerati come disturbi dell'appetito e viene tolto loro ogni caratteristica psichica - spiega Giovanna Borsetto, psicologa-psicoterapeuta, libera professionista e docente del Dipartimento di Psicologia dello Iusve, coordinatrice del convegno in oggetto -. In realtà hanno a che fare con il processo adolescenziale, con le relazioni e gli affetti. Gran parte della patologia dell’adolescente si esprime con manifestazioni corporee (anoressie, obesità, automutilazioni, tentativi di suicidio etc..): attraverso il corpo, l’adolescente 'parla', permettendo a chi sappia ascoltarlo di accedere ai segni inconsci che esso comunica".

Una problematica, quella legata al corpo, che emerge anche con i ragazzi e ragazze dello spazio giovani di Bologna, come nel caso delle storie di Sara e Stefania, entrambe con disturbi alimentari che si sono rivolte al consultorio pubblico dell'Usl di Bologna. Stefania, appena maggiorenne arriva da una famiglia che definisce le questioni semplici e importanti della vita in sole due categorie, una polarità dentro la quale Stefania sente di rimanere schiacciata. Sara, 16enne chiede aiuto al consultorio spontaneamente. La sua è una storia familiare difficile, con un padre che si è allontanato di casa quando lei aveva appena 7 anni e del quale lei e i fratelli non hanno più notizie fino a che la madre mostra loro un articolo di giornale in cui si dice che è stato arrestato per spaccio.

"Il gruppo – spiega Chiara Zaniboni, psicologa-psicoterapeuta Sipsa, docente della scuola Coirag e consulente dello spazio giovani dell'Usl di Bologna - attraverso il gioco psicodrammatico ha permesso ad entrambe di rispecchiarsi sempre di più in un sé autentico".

"I giovani arrivano al Sap (servizio di aiuto psicologico del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna) con modelli relazionali ben definiti nella mente, con copioni noti, con personaggi da mostrare e con maschere – spiega Roberta Biolcati, ricercatrice in psicologia clinica del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell'Università di Bologna e docente della Scuola Coirag – il lavoro di psicodramma permette di riappropriarsi della propria storia facendolo attivamente e in prima persona; lo scambio dei ruoli può permettere di superare alcune rigidità che bloccano l’individuo dandogli la possibilità di incontrare altri aspetti di sé prima silenti".

"Per un'università che vuole dare il proprio contributo a livello sociale per le giovani generazioni, essere in stretta connessione con scuole, famiglie, professionisti della salute ed istituzioni è decisivo - dice Nicola Giacopini, direttore del Dipartimento di Psicologia di Iusve - ancor di più se si tratta di un tema così delicato e urgente come quello dei disturbi alimentari. Il cibo infatti non è solo legato alla materialità del non "morire di fame" ma è un'esperienza dal forte valore simbolico di significato della vita e di pienezza delle relazioni umane".

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