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Caso Stacchio, svolta nelle indagini Preso uno dei rapinatori di Nanto

Individuato a Pianiga uno dei complici di Albano Cassol, il rapinatore ucciso con una fucilata da Graziano Stacchio. Si tratta di un giostraio veneziano

Scoperta l'identità di un secondo membro della banda che tentò di rapinare la gioielleria Zancan a Ponte di Nanto. Quella notte di sangue insieme ad Albano Cassol, il bandito ucciso da Graziano Stacchio, c'era anche O.D., giostraio 51enne residente nel Veneziano con precedenti per rapina. Ad inchiodare il nomade sono state alcune tracce di dna ritrovate nell'auto usata per fuggire dalla banda. L'uomo è stato arrestato alle prime ore di venerdì, i carabinieri lo hanno prelevato dalla sua roulotte parcheggiata in un terreno di sua proprietà a Pianiga dove vive assieme alla famiglia.

L'uomo dovrà rispondere in tribunale per i reati di rapina a mano armata e tentato omicidio: secondo la ricostruzione degli investigatori, infatti, avrebbe sparato più colpi durante la fuga tentando di uccidere Graziano Stacchio. Un particolare non trascurabile, che rafforza la tesi della difesa del benzinaio, ancora sotto indagine per aver sparato a Cassol.

Grazie alle ricostruzioni balistiche e alle rilevazioni del Ris di Parma l'assalto alla gioielleria è stato completamente ricostruito. Alle 18.30 dello scorso 3 febbraio una Laguna station wagon trasportò la banda fino a davanti la gioielleria, a bordo c'erano 5 persone. Due dei banditi rimasero di vedetta, armati di mitra, fuori dal negozio, mentre gli altri assaltavano la gioielleria. Uno dei rapinatori riuscì ad entrare fingendosi un cliente, mentre un altro complice rimase incastrato all'interno della bussola messa all'ingresso.

Con due componenti del gruppo bloccati all'interno della gioielleria, i banditi rimanenti tentarono di aprire le porte con un piccone. In quel momento Graziano Stacchio, titolare della stazione di rifornimento situata affianco della gioielleria, prese il fucile, impaurito per le sorti della cassiera del negozio e sparò in aria. I rapinatori, che nel frattempo erano riusciti a liberare i compagni, risposero al fuoco con i kalashnikov, e solo per miracolo non uccisero il benzinaio. Che a sua volta colpì Albano Cassol ad una gamba. Il rapinatore, che guidava l'auto preparata per la fuga, morì poco dopo dissanguato.

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