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L'auto incidentata

L'auto incidentata

Banda di "predoni picchiatori" da Martellago razziano mezzo Veneto

Mercoledì arrestati due ventenni albanesi a Riese Pio X. Inseguimento finito con uno schianto. Raffica di furti e rapine. Vittima presa a pugni

Non si sono fatti problemi a entrare in casa mentre quest'ultima era occupata. Non si sono fatti nemmeno problemi a prendere a pugni chi, suo malgrado, li ha scoperti in flagrante nella propria abitazione. Due ventenni di origini albanesi sono stati fermati la sera di mercoledì scorso dopo una breve (e improvvisata) fuga a bordo di quella Alfa Romeo 156 grigia che gli uomini della squadra mobile di Venezia stavano seguendo. Avevano capito che forse era il mezzo con il quale i predoni si muovevano, mettendo a segno colpi in tutto il Veneto: Veneziano, Padovano, Trevigiano e Rodigino. Poche le zone non "visitate" dai delinquenti.

Fino a mercoledì sera, quando l'auto viene intercettata da una pattuglia di carabinieri della compagnia di Castelfranco Veneto a Riese Pio X. O meglio, il 20enne alla guida dell'Alfa, il capo della banda, alla vista degli agenti ha improvvisamente fatto inversione a U, imboccando una stradina contromano. Inseguiti dai militari, i fuggitivi si sono quindi schiantati contro un lampione dell'illuminazione pubblica. Vista la malparata i due che si trovavano sui sedili posteriori sono riusciti a scappare, mentre i due davanti (gli arrestati) si sono rifugiati in un bar. Sono stati sorpresi nel locale subito dopo aver nascosto della refurtiva nel cestino del bagno. Entrambi senza fissa dimora, la coppia deve rispondere di una lunga serie di reati.

Tra cui, appunto, la rapina del 26 novembre scorso quando un ragazzo di Riese Pio X, verso le 18.30, uditi dei rumori sospetti in corridoio, si allontana dal computer per controllare cosa stesse accadendo. Si è trovato davanti uno dei delinquenti fermati (poi riconosciuto). La vittima è stata quindi colpita da una serie di pugni, per cui avrebbe riportato una prognosi di dieci giorni. Dopodichè la batteria è scappata dal quartiere Galliazzo con quanto è riuscita a trafugare.

Il capo della banda aveva come base Martellago. Era lì che parcheggiava l'auto sempre in luoghi diversi. Per non dare nell'occhio. Ed era sempre da lì che partiva per raccogliere i complici. Il più delle volte nella zona periferica del territorio di Scorzè. Dopodiché, dalle 16.30 in poi, si partiva per i furti. Fulminei. Tanto che per la rapina nei confronti del giovane picchiato sarebbero passati non più di sette minuti per portare a termine il colpo. Molto meno nei confronti di una signora di Galliera Veneta che alle 17.34 di mercoledì (poche ore prima dell'incidente che avrebbe messo la parola fine ai raid), tornando dalla spesa, si è trovata la casa di via Levico razziata. In quel caso i delinquenti ci hanno messo solo quattro minuti per entrare, rubare e scappare.

Una batteria "prolifica". Pericolosa. Colpi dappertutto, anche a Spinea. Il 15 novembre avevano messo nel mirino una villa del paese, ma il cane dei vicini aveva iniziato ad abbaiare. Nonostante i ladri avessero già rotto la recinzione, in quel caso decisero di lasciar perdere. Il 20 novembre scorso, invece, altre due abitazioni spinetensi vennero razziate. Nel mirino sempre contanti, collane e preziosi. Materiale semplice da ricettare attraverso i compro oro della zona (su cui si concentrano le indagini per risalire agli altri colpi perpetrati dai quattro predoni). Lo stesso tipo di collanine e braccialetti trovati in possesso dei due fermati mercoledì sera, denunciati anche per omissione di soccorso. Un terzo componente del gruppo è stato identificato ed è ricercato dalle forze dell'ordine.

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