Casa di riposo convertita in ospedale post Covid, i timori degli operatori

Sereni Orizzonti di Cinto Caomaggiore, svuotata, accoglierà i dimessi di Jesolo «clinicamente guariti ma con ancora un po' di virus». La Uil non ci sta. Ulss4: «Situazione in Veneto orientale sotto controllo»

La casa di riposo a Cinto Caomaggiore (dal sito web di Sereni Orizzonti)

Una settimana fa era stata annunciato, ieri si è concretizzato e questa mattina in conferenza stampa Ulss4 ha confermato il trasferimento dei 20 ospiti anziani, tutti ottantenni, dalla casa di riposo Sereni Orizzonti di Cinto Caomaggiore alla struttura gemella, facente capo alla stessa proprietà, di Torre di Mosto. Organizzazione «in fretta e furia» a parte, hanno riferito gli operatori sanitari della rsa (struttura di residenza) di Cinto Caomaggiore, «con bagagli e sacchi dell'immondizia riempiti in fretta degli effetti personali di questi ospiti, qualcuno dei quali ha pianto», fino a ieri sera era rimasta l'incognita su cosa sarebbe diventata la residenza di Cinto Caomaggiore. Era stato annunciato l'arrivo di pazienti dimessi dal Covid hospital di Jesolo perché guariti, ma ancora bisognosi di rimanere in una struttura protetta, che avrebbero trovato qui l'appoggio. Ma l'incertezza degli oss (operatori sanitari) non ha tardato a farsi sentire, attraverso il sindacato Uil Fpl: «Saranno esposti al rischio di contagio? Come tratteranno questa tipologia di ospiti?».

Area post Covid

La conferma dello spostamento è arrivata martedì in conferenza dal direttore Ulss4 Carlo Bramezza: ora le Ulss si devono occupare della valutazione del rischio anche delle rsa, secondo il nuovo piano sanitario regionale. «È partita la collaborazione con Sereni Orizzonti a Cinto Caomaggiore, struttura con 90 posti letto che avevamo inaugurato questa estate, ora è accreditata e può accogliere ospiti con impegnativa di residenzialità - ha detto il direttore - Cinto diventa area post Covid e verranno portati i pazienti che escono da Jesolo o dalla casa di cura Rizzola, perché guariti clinicamente, ma che tengono ancora per un po' il coronavirus, quindi devono stare in isolamento». Qui ci sono 50 camere singole, i pazienti verranno accolti a partire da domani, pochi per volta. «Dobbiamo dare l'aiuto e l'assistenza successivi al ricovero perché possano tornare completamente guariti», conclude Bramezza, assicurando che non mancherà la dovuta formazione agli operatori, anche perché ne arriveranno altri, «i pazienti dimessi non arriveranno tutti assieme. Gradualmente verrà rafforzata la struttura e tutto il personale verrà formato».

Il piano regionale

L'assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin conferma che questo fa parte del nuovo piano sanitario, sempre martedì mattina in conferenza a Marghera. «Avevamo anticipato - dice - che per l'isolamento dei pazienti avremmo istituito delle strutture di continuità per trasferire le persone che non possono ancora andare a casa». Il segretario Uil Fpl Venezia replica: «Esprimo forte preoccupazione perché quanto dichiarato non corrisponde alle conoscenze che abbiamo. Non è stato possibile sapere e concordare con Sereni Orizzonti i turni di lavoro dei pochissimi, ad oggi, operatori in servizio, né l'organizzazione, né la retribuzione», in vista delle nuove responsabilità e delle nuove mansioni che gli operatori sanitari sono chiamati a ricoprire.

Veneto Orientale

In generale la situazione case di riposo nel Veneto Orientale non allarma, spiegano il direttore generale Ulss4 Carlo Bramezza, il direttore dei servizi sociosanitari Mauro Filippi e quello del dipartimento di Prevenzione Luigi Nicolardi. «Alla Ipab Francescon di Portogruaro abbiamo un nucleo con 7 pazienti positivi - viene ribadito -  qui forniamo mascherine Ffp2, 30 mila al mese per tutto il personale, camici e calzari per supportare la struttura, che ha già creato delle aree isolate. A Fossalta di Portogruaro c'è una comunità alloggio per persone disabili con un'altra concentrazione di casi». Sono stati fatti nelle case di riposo del Veneto orientale più di 1000 tamponi a ospiti e operatori, 56 su su mille ospiti sono risultati positivi e 31 operatori su 1200. Il piano sanitario regionale prevede ora la creazione di un team aziendale di esperti della Ulss per la valutazione del rischio e si procede con i tamponi. «La refertazione è arrivata un po' in ritardo - spiegano i dirigenti - ma con le nuove apparecchiature in arrivo a Portogruaro riusciremo a renderci indipendenti rispetto alla Microbiologia veneziana, cui oggi facciamo capo».

Le Usca (unità speciali di continuità assistenziale)

Come spiegato dalla Regione i pazienti Covid asintomatici e i sintomatici, non gravi, avranno un percorso di controllo a domicilio, con tampone e controlli di un medico e un infermiere. L'obbiettivo è ridurre i ricoveri nelle strutture ospedaliere quando non è necessaria l'intubazione, quindi la Terapia intensiva, semintensiva e il reparto Infettivi. E questo fino a un ritorno normale alla gradualità, che potrà avvenire dopo la metà di aprile. Per quanto riguarda San Donà di Piave, qui i numeri sono più elevati perché la concentrazione di abitanti è maggiore. 

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Arriveranno infine alcuni rinforzi al Covid hospital di Jesolo, che conta 14 posti di Terapia intensiva, che possono essere aumentati fino a 16, principalmente da Portogruaro, ma «i turni sono molto pesanti. Per questo è stata predisposta la messa a disposizione di case e stanze da parte della popolazione, degli albergatori di Aja (associazione jesolana albergatori), perfino dal capitano del Pordenone calcio Mirko Stefani che ha donato la disponibilità del proprio appartamento, per consentire a questo personale di avere punti di appoggio vicini sul territorio», dice Bramezza.

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