Aprono il cassone, nel tir trovano due giovani afghani clandestini

I ragazzi, di sedici anni, nel tardo pomeriggio di domenica sono stati portati in ospedale. Il controllo all'area di servizio Vega di Oriago di Mira

Non si aspettavano certo di vedere sbucare dal cassone del camion due giovani infreddoliti e debilitati dalla lunga "prigionia". I viaggi della speranza nel nostro territorio si fanno spesso in camion sbarcati al porto, come testimoniano decine di interventi delle forze dell'ordine. Alcuni anche tragici. Una coppia di sedicenni di nazionalità afghana in questo non ha fatto eccezione. Anche loro nascosti all'interno di un cassone di un mezzo pesante, anche loro alle prese con storie di ordinaria disperazione, nonostante la giovane età.

A destinazione (il tir era diretto in Austria) non ci sono arrivati, bensì presto si sono ritrovati al pronto soccorso dell'Angelo per le cure del caso. Verso le 18 di domenica, infatti, un camion si ferma all'altezza dell'area di servizio Vega di Oriago di Mira, sulla Romea. I conducenti se ne vanno a mangiare e non si accorgono di nulla, mentre una donna russa intenta a fare benzina sente battere contro il portellone e sente anche delle voci. Il motivo lo si capisce poco più tardi, quando il cassone del camion viene aperto.

All'interno, sopra a delle pile di scatoloni con all'interno confezioni di biscotti, si trovavano i due migranti adolescenti, in debito di ossigeno. Non è chiaro se i conducenti del mezzo pesante, di nazionalità bulgara, sapessero della loro presenza: è possibile infatti che gli "intrusi" siano sgattaiolati all'interno lontano da occhi indiscreti. Magari durante le operazioni di carico di un traghetto greco al porto di Patrasso. Fatto sta che ora i giovani, dopo essere stati dimessi dall'ospedale (uno dei due non era riuscito a uscire dal semirimorchio sulle proprie gambe), sono stati affidati a una comunità specializzata nel Vicentino. Continuano invece le indagini nei confronti dei camionisti, uno dei quali aveva 44 anni ed era stato soggetto a una nota di rintraccio. A quanto pare però i primi elementi porterebbero ad allontanare da loro ogni responsabilità: nel momento in cui la signora russa si è accorta che all'interno del semirimorchio avrebbe potuto esserci qualcuno, è stato proprio uno dei due camionisti a fornire il proprio telefono cellulare per allertare le forze dell'ordine. Di certo non un comportamento di chi potenzialmente intenda nascondere qualcosa. 

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