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In carcere "si alza il volume": a Santa Maria Maggiore l'audioteca che rieduca i detenuti

Il progetto ha preso piede nel 2013. Dal 2017 è stato ampliato ad altre carceri e farà capolino anche nella casa circondariale maschile lagunare. Sarà presentato martedì 7 febbraio

Un'audioteca consultabile per stati d'animo. Arriva anche alla casa circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia l’innovativo progetto di CO2, che offre l’ascolto della musica come naturale e ritemprante chiave d’accesso a un mondo di emozioni e sentimenti represso da detenzione e disagio interiore. Dopo tre anni di sperimentazione e successive valutazioni scientifiche dei dati raccolti in 4 istituti di pena italiani, arriva il momento di inaugurare ufficialmente nuovi spazi di libertà interiore offerti a tutti i detenuti di 8 nuove carceri italiane.

Un momento importante che consente alla musica contenuta in queste particolari audioteche di essere stimolo per il mondo emotivo personale e al contempo strumento educativo e trattamentale. Dopo i momenti di formazione destinati a educatori, agenti di polizia penitenziaria e operatori culturali di ciascun istituto, CO2 verrà presentato attraverso una serie di eventi-spettacolo all’interno dei 12 istituti di pena coinvolti. E martedì 7 febbraio sarà la volta del carcere lagunare.

Le funzioni dell’audioteca e il suo scopo in carcere verranno presentate attraverso uno spettacolo con momenti musicali dal vivo che vedranno protagonista Franco Mussida, ascolti e qualche proiezione video. Un modo facile e diretto per incentivare la fruizione dell’audioteca attraverso l’individuazione dello stato emotivo evocato dalla musica ascoltata. I detenuti verranno quindi coinvolti in un gioco interattivo fatto di ascolto di brani live e dell’audioteca. Dopo l’ascolto i detenuti manifesteranno il loro stato d’animo attraverso l’esposizione di speciali emoticon che li rappresentano. Sono gli stessi presenti nei tablet che danno accesso al database dei brani dell’audioteca. 

CO2 è un progetto entrato in servizio nella sua fase sperimentale nel 2013 grazie alla collaborazione del Ministero della Giustizia coinvolgendo circa 100 detenuti sperimentatori nelle carceri di Monza, Opera, Rebibbia femminile e Secondigliano. È stato poi seguito nel suo svolgimento, oltre che da un comitato scientifico, anche dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Pavia. E dal 2017, su volontà del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, sarà disponibile anche negli istituti di pena di Ancona, Genova, Parma, Torino, Venezia, Firenze, Bologna e Milano (San Vittore).

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