Venexodus: "La giunta abbia strategie precise, tiri in ballo governo e Regione"

Gli organizzatori della manifestazione di sabato scorso: "Chiediamo che l'amministrazione spieghi programmi e tempistiche per risolvere il problema casa. Venezia non diventi Pompei"

Foto Venessia.com

E' stato un successo di partecipazione il corteo dei veneziani che hanno simulato un esodo di massa dalla laguna a suon di trolley e bagagli. Non sono però mancate le polemiche, specie per la partecipazione da parte di esponenti della giunta lagunare che sarebbero proprio deputati a risolvere il problema dello spopolamento del centro storico. Gli organizzatori e la galassia di associazioni che si è data da fare per rendere la marcia (Doge compreso) il più possibile pregna di significati, in ogni caso salutano la manifestazione come "un fatto di assoluto rilievo" anche per "la continua e forte alleanza tra associazioni cittadine con l’obiettivo di rappresentare i cittadini veneziani nella difesa dei loro diritti".

"Gli esponenti della giunta erano presenti nel corteo di propria iniziativa e non su invito delle associazioni organizzatrici - si legge in una nota degli organizzatori - Prendiamo atto della disponibilità della sua disponibilità ad aprire un tavolo permanente sulle questioni relative alla residenzialità; va precisato che sono passati ormai 18 mesi dall’insediamento della nuova amministrazione e che strategia, programmi e tempistiche non sono stati ancora resi noti. Attendiamo perciò il prossimo incontro, che speriamo chiarificatore, di gennaio 2017". Si chiede all'amministrazione una strategia di "ampio respiro dotata di risorse finanziarie indispensabili per la sua attuazione".

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Secondo l'associazionismo veneziano "l'amministrazione comunale non può limitarsi a una gestione ordinaria del problema 'casa', ma deve coinvolgere il governo, il Parlamento e la Regione affinché Venezia possa disporre di risorse permanenti e autonome a garanzia di una sano governo della città". Le critiche alla giunta si concentrano soprattutto "sull’orientamento prospettato da Ca’ Farsetti che si riassume nel fatto che la priorietà e comunque e dovunque il lavoro. Affrontare il tema dell’occupazione e dell’economia slegato dalla possibilità di avere una casa, di disporre dei servizi essenziali alla persona e delle indispensabili misure di welfare e di tutela della qualità della vita - si legge - significherebbe continuare a incentivare l’esodo dalla città storica trasformando sempre più Venezia in una “fabbrica”, in un luogo in cui ci si reca a lavorare la mattina e che si abbandona la sera. Il deserto urbano che ne deriva è sotto gli occhi di tutti".

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