Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Aggressioni tra le calli ai tifosi del Parma, il giudice convalida i daspo per i violenti

Il provvedimento amministrativo è stato confermato dal Gip del tribunale di Venezia. Sono 12 le persone ritenute responsabili di attacchi ai supporter della squadra avversaria

Dodici "divieti di accedere a manifestazioni sportive" tutti confermati dopo la valutazione del tribunale: mercoledì il giudice ha convalidato i daspo emessi da questore Angelo Sanna per i tifosi del Venezia che, secondo quanto appurato nel corso delle indagini, si sarebbero resi responsabili di aggressioni ai danni dei supporter della squadra del Parma in occasione del match tra le due squadre di calcio. Gli episodi accertati, avvenuti il 29 gennaio scorso tra le calli di Venezia, sono tre: in strada Nova, a Santi Apostoli e vicino al Sant'Elena (su quest'ultimo le indagini proseguono).

Provvedimenti confermati, dunque: sono 8 quelli con obbligo di firma, mentre per i restanti 4, non prevedendo misure restrittive per i protagonisti, non necessitano di essere convalidati dal giudice. Nella fattispecie la pena più grave è un daspo di 5 anni con obbligo di firma nei confronti del più "recidivo" di tutti, due quelli di 4 anni, 3 quelli di 3 anni, 2 quelli di 1 anno. Per gli altri, della durata di due anni, non c'è obbligo di firma.

LA RICOSTRUZIONE DELLA QUESTURA

Un episodio che il procuratore capo Adelchi D'Ippolito aveva definito "grave, perché ha scosso la tranquillità della città". "Diamo atto agli uomini della Digos di un lavoro puntuale e preciso - aveva aggiunto - La cosa più difficile era l'identificazione precisa dei tifosi, se così possiamo definirli. Gli investigatori si sono avvalsi da un sistema di telecamere che coprono la città in modo quasi totale". Un lavoro certosino che aveva portato a individuare 12 persone ora iscritte nel registro degli indagati. Non solo, perché tra le varie attività venerdì scorso sono state effettuate anche alcune perquisizioni con sequestro di materiale. Di grosso aiuto anche le testimonianze di alcuni cittadini che hanno deciso di non volgere lo sguardo dall'altra parte.

IL DIRIGENTE DELLA DIGOS, DANIELE CALENDA

Le aggressioni nei confronti dei tifosi parmensi sono avvenute in pieno centro storico, lontano dallo stadio. In almeno un caso dei 3 finiti sotto la lente d'ingrandimento della Digos si sarebbe trattato di un agguato alle spalle. Ai danni di tifosi ospiti che oltretutto non andavano allo stadio da anni. Avevano deciso di visitare Venezia prima di raggiungere il Penzo e stavano andando al ristorante per il pranzo. L'aggressione in strada Nova, più o meno all'altezza del negozio Tim. Le telecamere hanno immortalato il gruppo di veneziani che "punta" i 3 o 4 supporter gialloblù. Si tratta di un'aggressione alle spalle. Il secondo caso si è verificato poco dopo, ai Santi Apostoli. Non lontano dal McDonald's. In quel caso un gruppo di una decina di tifosi ospiti, avvicinati e interpellati sulla loro possibile provenienza (non avrebbero avuto sciarpe) è stato aggredito all'improvviso. Un anziano si è preso un ceffone, mentre un tifoso più giovane è stato colpito da un pugno all'occhio. Ha riportato una prognosi di 10 giorni.

Il questore Angelo Sanna ha tenuto a precisare che gli episodi non sono catalogabili come "violenza ultras", anche perché sono avvenuti lontani dall'impianto sportivo. "Non è stato il classico scontro tra tifoserie - spiega - Ma un gruppo nutrito che ha iniziato a imperversare lungo l'itinerario classico tra piazzale Roma e lo stadio per incrociare tifosi della squadra del Parma. È un comportamento disdicevole per il mondo ultras, perché non è consentito tra loro aggredire il singolo tifoso o i tifosi tranquilli. L'ultrà trova onore quando si scontra con altri ultrà".

L'importanza della collaborazione dei cittadini. D'Ippolito ha specificato come i cittadini veneziani si siano schierati con la polizia e la magistratura: "Una signora nello specifico - ha spiegato - era affacciata alla finestra, e subito ha ritenuto opportuno contattare il 113 e dare informazioni. Io sostengo da anni che i problemi legati alla criminalità sono risolti soprattutto quando i singoli cittadini si schierano con la magistratura. Per noi diventa più facile raggiungere dei risultati. Sono problemi di tutti e un cittadino deve vivere responsabilmente il proprio ruolo". Episodi ritenuti molto gravi: "È un fatto considerato dalla Procura come grave. È sembrata quasi un'attività di killeraggio. Questo servirà anche al giudice penale per inquadrare un episodio significativo", ha concluso D'Ippolito.

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