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Marea di borseggi: ma 9 ladri su 10 quando vengono bloccati tornano a piede libero

Sono i dati forniti dal Comando della polizia locale di Venezia. Nel 2017 82 tra arrestati e denunciati, ma solo l'11% subisce una restrizione della libertà per periodi "significativi"

Ciò che salta all'occhio è che per due terzi i borseggiatori (ma per l'81% sono borseggiatrici) arrestati in flagranza di reato il giorno seguente tornano a piede libero. O comunque non finiscono in carcere o ai domiciliari. Questo secondo i dati elaborati dal Comando della polizia locale di Venezia, da cui si evince che solo il 33% dei ladri ha subito una limitazione della libertà personale per un periodo di tempo "significativo" nel corso del 2017. Un dato che peggiora ulteriormente se si analizzano anche i casi che si sono conclusi con una denuncia: solo 1 ladro su 10 non torna a piede libero. 

Azioni in borghese

Questi i freddi numeri dietro ai quali si nascondono fatica e sacrifici da parte degli agenti del Nucleo di polizia giudiziaria della polizia locale. In centro storico, dove agiscono soprattutto le manoleste, negli anni è stata messa a punto una rete di informatori in grado di fornire un aiuto tangibile agli operatori, che il più delle volte agiscono in borghese. Una rete che si è iniziata a costruire, e allargare, fin dal 1999 e che ora può contare su più di un centinaio di persone, tra addetti di ex municipalizzate, cittadini, commercianti. 

Denunciati e arrestati

Da gennaio 2017 sono stati 82 i ladri sorpresi in flagranza di reato, di questi 30 sono finiti in manette e i rimanenti sono stati denunciati a piede libero. Tra i 30 arrestati ci sono stati anche 4 minorenni. Una proporzione che peggiora di molto se si analizzano i denunciati: tra questi 17 erano minorenni con età superiore ai 14 anni e 7, invece, ancora non imputabili perché ancora più giovani. Il più delle volte i blitz sono stati svolti nella zona di piazzale Roma (19 casi), ma tra le zone più battute dai borseggiatori ci sono anche il ponte di Rialto (15), il ponte degli Scalzi e San Simeon Piccolo (14) e le calli vicine a San Marco (12). 

Solo 7 portati in carcere

Per quanto riguarda i 30 arresti, in 25 casi i sospetti sono stati raggiunti da misure cautelari. In 7 sono stati portati in carcere, mentre 2 sono stati ristretti ai domiciliari. In 4 sono stati sottoposti all'obbligo di firma, in 8 al divieto di dimora e in 4 all'obbligo di dimora. “Numeri in aumento – ha sottolineato il responsabile del servizio di Sicurezza urbana, Gianni Franzoi – se si pensa che alla fine del 2016 i borseggiatori colti in flagranza di reato erano stati 74”.

Negli anni è cambiata la nazionalità

E' cambiata nel corso degli anni la nazionalità degli autori dei reati predatori. Se tra la fine del 1990 e gli inizi del 2000 furti e scippi erano prevalentemente nelle mani di algerini e romeni, ora invece, il maggior numero dei reati viene compiuto da bosniaci e croati, (38 reati complessivamente) che agiscono in gruppo e provengono dai campi nomadi di Milano e Roma, si trasferiscono per qualche giorno in città, dove prenotano anche una stanza d'albergo nella terraferma, per poter così svolgere l'attività predatoria. Seguono i romeni (15 reati), i macedoni (7), gli italiani (6), i georgiani e bulgari (4 reati), i kosovari (2), i serbi, tunisini, marocchini (1).

Punti diversi in orari diversi

E' un fenomeno che non ha stagionalità e che segue il flusso dinamico delle presenze turistiche. Di mattina, ad esempio, i borseggi sono concentrati in prossimità degli approdi Actv, a piazzale Roma o in zona Ferrovia; nel corso della giornata si spostano in centro storico: ponte di Rialto, ponte degli Scalzi e San Simeon Piccolo, le zone delle Mercerie, San Zulian e piazza San Marco. Nel tardo pomeriggio, infine, il punto nevralgico dei reati predatori diventa nuovamente piazzale Roma, in particolare nelle aree di salita sugli autobus per la terraferma, e alla stazione del People mover.
 

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