Cronaca

La memoria dell'Olocausto a Venezia e provincia con le celebrazioni del 27 gennaio

Tante iniziative simboliche in un momento in cui le manifestazioni vere e proprie non sono possibili. Un intento unico: non dimenticare l'orrore e mettere in guardia contro i pericoli delle dittature

Il 27 gennaio ricorre l'anniversario del giorno in cui, nel 1945, le truppe sovietiche liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz. Dal 2005 l’Assemblea generale dell’Onu ha scelto questa data per celebrare, ogni anno, il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, del nazismo e del fascismo. Varie iniziative si sono svolte anche quest'anno a Venezia e provincia, nonostante le restrizioni dell'emergenza sanitaria, tra cui la posa di nuove pietre d'inciampo in ricordo dei deportati. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha rappresentato la memoria con una rosa posata su alcune di queste pietre: «La storia è scritta ogni giorno da ciascuno di noi con piccoli gesti che, uniti a quelli di altri uomini e donne, possono contribuire a costruire un presente e un futuro di pace», scrive.

Cerimonie in provincia

In vari comuni le amministrazioni hanno promosso celebrazioni simboliche. A Dolo c'è stata la deposizione di una corona d'alloro sul ceppo dell'area verde "Giorgio Perlasca", adiacente al municipio; anche a Oriago una delegazione con i rappresentati del Gruppo Alpini e il presidente del Consiglio comunale di Mira, Giorgio Zapparoli, ha deposto una corona d'alloro presso la casa di Adele Zara, in sua memoria di «donna giusta tra le nazioni» e di tutte le vittime dell'Olocausto. A Chioggia si è tenuta la deposizione di fiori e di una targa presso le tre pietre d'inciampo già presenti: a Cavanella d’Adige in memoria di Giusto Grego, in via San Marco a Sottomarina per Giulio Bergo Oro, in piazza Poliuto Penzo a Chioggia in memoria di Guido Lionello. Il sindaco Alessandro Ferro e il presidente del Consiglio comunale Endri Bullo hanno concluso la cerimonia alla biblioteca in Campo Marconi, dove è presente la lapide che ricorda i 32 chioggiotti internati che persero la vita nei campi di concentramento. Il sindaco ha rivolto un pensiero a tutte le «vittime innocenti, condannate alla deportazione, all’allontanamento dalla propria famiglia, casa, amici e molti alla morte violenta nelle camere a gas o alla morte lenta per denutrizione. Nessuno mai doveva, deve e dovrà sentirsi nuovamente superiore agli altri per diversità di razza, colore, etnia, credo politico o religioso».

Ospedale di Venezia

Un omaggio alle vittime ebraiche dei «tempi cupi di cui oggi si fa memoria» lo ha voluto portare anche il direttore dell'Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben, all'ospedale Civile di Venezia, luogo segnato dalla presenza nobile di tanti medici di origine ebraica ma anche dalla violenza contro i pazienti ebrei. Dal Ben ha posto due corone di memoria, una davanti alla lapide che ricorda il sacrificio eroico del professor Jona, a cui è dedicato il padiglione recentemente restituito, l'altra davanti alla pietra d'inciampo posata in memoria dei pazienti ebrei prelevati dai reparti nell'ottobre del '44 e direttamente trasferiti in prigionia.

Un racconto teatrale e il pensiero del presidente della Comunità ebraica

La storia di un allenatore di calcio deportato e la bellezza dello sport, annientata dalla promulgazione delle leggi razziali, sono i temi dello spettacolo “Dal campo di calcio ad Auschwitz - Storia di un allenatore ebreo e della sua famiglia”, trasmesso questa mattina sul canale YouTube del Comune di Venezia: un racconto teatrale dedicato in particolar modo ai giovani e agli studenti, anticipato dagli interventi della presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, e del presidente della Comunità ebraica di Venezia, Paolo Gnignati che dal Teatro Goldoni hanno introdotto lo spettacolo. «Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza», ha detto Damiano, richiamando le parole della senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell'Olocausto e testimone della Shoah italiana. Gnignati ha ricordato che questa giornata serve a «mostrare quella che è stata la pazzia delle leggi razziali, che hanno espulso gli ebrei dalla società in cui erano profondamente inseriti. Le esperienze di persone come quelle di cui tratta lo spettacolo, un allenatore di calcio, mostrano come anche mondi lontani come quello dello sport, che sembrano dover essere così distanti dalla politica e dal pregiudizio, sono stati settori di fronte a cui il fascismo non si è fermato. Il fascismo non si è fermato davanti a niente: ha distrutto quello che è stato il tessuto sociale italiano espellendo cittadini che erano inseriti nelle diverse articolazioni della società». Il racconto teatrale sarà visibile fino a martedì 2 febbraio sul canale YouTube del Comune di Venezia.

Il presidente del Veneto, Luca Zaia, dopo aver visitato il Ghetto di Venezia, ha detto che «la memoria della Shoah non è un semplice amarcord, e abbiamo una grande difficoltà a parlare ai giovani di oggi di cose accadute 80 anni fa. Bisogna rendere sempre più attuale il tema, coinvolgendo sempre di più le scuole». Giacomo Possamai e Vanessa Camani (Pd Veneto) hanno osservato che «questa pandemia che ci tiene distanti ha ridato linfa a comportamenti e movimenti neofascisti che si nutrono della crisi, dell'indifferenza, delle angosce delle persone».

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