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Da sinistra, dottor Angelozzi e dottor De Rossi dell'Ulss 12

Da sinistra, dottor Angelozzi e dottor De Rossi dell'Ulss 12

In Veneto 7,6 suicidi ogni 100mila abitanti: "A causa di malessere, vecchiaia e povertà"

Martedì e mercoledì sono le giornate mondiali della prevenzione al suicidio. Stando ai dati raccolti da Ulss 12, in provincia di Venezia il dato è più basso rispetto alla media regionale

Il suicidio, evento psicopatologico drammatico, trova terreno fertile nella povertà, nella vecchiaia e nel malessere psicologico. In occasione delle Giornate mondiali della Prevenzione al Suicidio, martedì e mercoledì, il dottor Andrea Angelozzi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss 12, traccia un quadro complessivo: "Ogni 40 secondi nel mondo si registra nel mondo un suicidio. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità parla di circa 12 suicidi di ogni 100mila persone, e il tasso sale a 15 su 100mila tra i maschi, mentre si riduce a 8 su 100mila tra le donne. Il 75% dei suicidi accadono in Paesi a reddito basso, e il maggior numero di suicidi avviene fra persone over 70. Povertà e vecchiaia si pongono quindi come i contesti in cui è più forte il rischio suicidario".

In Italia si accentua anche la differenza tra i sessi. "Nel nostro Paese - spiega Angelozzi - il tasso 2013 è di 6,6 suicidi ogni 100mila abitanti, con netta prevalenza tra i maschi rispetto alle femmine: negli uomini si registrano 10,9 suicidi ogni 100mila, nelle donne si scende a 2,8. Nel Veneto il tasso è pari a 7,6, quindi leggermente superiori rispetto al dato nazionale. E Venezia ha una dato leggermente migliore rispetto alla media regionale".

“Purtroppo il suicidio - spiega il dottor Moreno De Rossi, primario di Salute mentale per Venezia - è un evento difficilmente prevedibile. Ed è un rischio da tenere presente, in particolare, quando si lavora con soggetti deboli e in situazioni di disagio psicologico o di patologia psichiatrica. Vanno messi in atto, allora, una serie di accorgimenti preventivi e terapeutici, perché la migliore prevenzione del suicidio resta una tempestiva segnalazione delle situazioni a rischio. Nell’Ulss 12 lavoriamo per una puntuale presenza e prossimità dei servizi al territorio, e per un costante rapporto con i medici di Medicina Generale, che spesso sono i primi a rilevare la presenza di pensieri o intenzioni suicidarie nei loro assistiti. Servono poi servizi di salute mentale che siano facilmente accessibili sul territorio, e nei quali sia disponibile personale anche per interventi urgenti".

La Psichiatria dell’Ulss 12 è impegnata per una continuità di attenzione nel seguire le persone a rischio. "Penso anche ai pazienti ricoverati - conclude De Rossi - per i quali abbiamo adottato nei due reparti di Mestre e di Venezia una procedura per la prevenzione dei gesti suicidari: a particolari livelli di rischio autolesivo si sono associate adeguate misure di intervento sul piano assistenziale e organizzativo, con la presenza più intensiva di personale e maggior coordinamento tra gli operatori. È stata inoltre migliorata la sicurezza strutturale degli ambienti, proprio per garantire una maggior tutela dei pazienti ricoverati".

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