Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Green pass per gli artigiani, Martin: «Deroga per i lavori all’aperto». Merlo sui porti: «Errore clamoroso»

Il presidente di Confartigianato Metropolitana di Venezia: «Si stanno ancora modificando le regole a poche ore dall’entrata in vigore». «Semplificare, non scaricare sugli imprenditori». Federlogistica: «Lo Stato si piega al ricatto dei portuali di Trieste. Non è una questione di ordine pubblico»

«All’avvicinarsi del 15 ottobre nell’area metropolitana sul totale di oltre 46.200 addetti che operano nelle 18.508 aziende dell’artigianato sono circa 7 mila i lavoratori che risulterebbero ancora scoperti secondo le normative del green pass per accedere al posto di lavoro». La stima arriva dalla Confartigianto Metropolitana di Venezia che, dopo un primo monitoraggio tra alcune federazioni che compongono l’universo artigiano in provincia, vede attestarsi con una forbice tra il 15% e il 20% il numero di addetti che non si sa come si presenteranno il 15 in azienda. Un problema che preoccupa ma non rassegna gli imprenditori che sperano alla fine prevalga il buonsenso collettivo. «A partire dai lavori all’aperto – commenta il presidente della Confartigianato Metropolitana di Venezia Siro Martin – per i quali si potrebbe prevedere una deroga. Il vero problema è che anche oggi si stanno ancora modificando le regole di gestione del green pass sui posti di lavoro, e siamo a poche ore dall’entrata in vigore».

Edilizia e trasporti

Nell’edilizia, settore con un altissimo numero di addetti, oltre 11mila, «Si stima circa il 20%, con punte del 30% di addetti che non saranno con le carte in regola – spiega Francesco Busato, presidente di Federazione -. Nelle micro aziende che magari hanno solo un paio di collaboratori, l'assenza sul posto di lavoro inevitabilmente creerà grandi problemi, anche se bene o male tutti stiamo cercando di gestire la questione con buonsenso e ci si sta organizzando per compensare le assenze». Problemi anche nel settore trasporti, che in provincia conta oltre 3 mila addetti «Noi partiamo già da una situazione difficile, di sottodimensionamento cronico rispetto le necessità di autisti. Stimiamo sul 15-20% il numero di personale che non sarà in regola per il 15 ottobre – spiega Nazzareno Ortoncelli, presidente di Federazione – ma per ora rischi di scaffali vuoti e merce che non arriverà non ce ne sono, stiamo cercando di far viaggiare, magari un po’ meno, ma tutte le merci e tipologie trasportate. Quello che però trovo un controsenso è che i nostri lavoratori debbano essere a posto con il green pass e quelli che arrivano dall’estero magari no». 

Officine, benessere, alimentazione, moda

Problemi limitati a un 15% del personale anche nelle officine e autoriparazioni, dove si contano oltre 2.300 operatori. «Sentendo i colleghi qualche incerto nelle ultime ore sta decidendo per il mettersi in regola – spiega il presidente di Federazione Alessandro Marin – i problemi ci saranno, e quello che serve è semplificare il più possibile le procedure, visto che già la questione è complessa. Servirebbero regole più semplici, chiare ed elastiche, almeno in questa prima fase». Categoria con una bassissima percentuale di personale non in regola con il green pass è invece quella del Benessere, che conta in provincia 4.180 addetti. «Il nostro settore è stato tra i più martoriati durante il lockdown – spiega la presidente di Federazione Catia Pasqualato – e questo ha probabilmente fatto maturare una diversa sensibilità verso il problema».

Anche nel settore Alimentazione, nel quale lavorano 5.118 addetti, si stima un 15% di personale non ancora pronto con il green pass. «In molte aziende, come la mia, la consapevolezza sul problema è stata totale e quindi non ci saranno problemi, ma non per tutti sta andando così – dice il presidente di Federazione Alessandro Cella – monitoraggi e procedure vanno comunque rivisti, perché se sulla carta sembrano facili, poi applicarli al personale quotidianamente diventa un grande problema». Più bassa della media, siamo tra il 10% e 15%, la quota di personale che non si sa cosa farà il 15 nel settore Moda, che conta circa 3.300 addetti. «Il problema di fondo è che la situazione è già intricata – rileva il presidente di Federazione Gianluca Fascina - e le regole per gestirla sono di caotica attuazione, serve una semplificazione, perché non si può pensare di scaricare tutto sugli imprenditori».

La questione porti

Dopo la circolare sui porti, arriva il commento del presidente di Federlogistica, Luigi Merlo. «Affrontare e trattare la vicenda dei portuali di Trieste come un problema di ordine pubblico rappresenta un errore clamoroso - afferma - politicamente conferma un “commissariamento” di fatto del ministero delle Infrastrutture». Merlo parla di «una deroga “ad personam” accordata ai portuali di Trieste sul tema del green pass. Ci sono stati negati i confronti che avevamo chiesto con un solo risultato: lo Stato ora si piega ad un ricatto inaccettabile. E ciò è il frutto maturo di una distorsione di fondo: quando si tratta di occuparsi di temi che riguardano i porti, emergono solo insipienza e superficialità. Di volta in volta assistiamo - aggiunge il presidente di Federlogistica-Conftrasporto - al commissariamento. Era accaduto con il ministero dei Beni Culturali sul caso Venezia, esautorando totalmente le competenze del ministero delle Infrastrutture; si ripete oggi con il ministero degli Interni che su green pass interviene nei porti senza conoscerli e senza avere la minima idea di come funzionino, di quali equilibri li caratterizzino, persino di quali rapporti intercorrano fra concessionari e Stato».

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