Avanti con i lavori sul Piave contro il rischio piene ed esondazioni: "Ma i soldi non bastano"

Martedì il punto della situazione con l'assessore regionale Bottacin: "Interventi che non si notano proprio perché va tutto bene". In previsione un'opera di laminazione

A far scattare il piano di emergenza è stata l'alluvione in Veneto del 2010: da allora è stato individuato un piano di opere necessarie per la mitigazione del rischio idraulico su tutti i fiumi della regione, progetti per un costo totale di 3 miliardi di euro. Non ci sono i fondi per tutto, e quindi l'ordine di priorità è definito dall'indice di rischio. Tra i bacini coinvolti c'è quello del Piave, su cui sono in ballo interventi sia di carattere minore e manutentivo che strutturali, per abbattere il colmo di piena. Interventi che, ricorda l'assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, "se funzionano non si sa che ci sono".

Lavori per scongiurare altre alluvioni

Per quanto riguarda il bacino del Piave, dopo l'alluvione sono stati individuati lavori da eseguire nelle province di Belluno, Treviso e Venezia, in corrispondenza del litorale: nella nostra provincia erano in programma dieci interventi per un importo totale di oltre 5 milioni di euro. Nove sono già conclusi, corrispondenti all'80% dei lavori previsti nell'area lagunare. L'ultimo è in appalto per 1 milione di euro. Le opere "veneziane", comunque, costituiscono appena il 5% del totale di quelle da attuare sul Piave: la maggior parte (79%) riguarda Belluno, un altro 17% il Trevigiano. In totale, nel "fiume sacro alla patria", sono stati programmati 505 interventi per un importo totale di quasi 109 milioni di euro, per oltre l’80% già conclusi. La parte restante è in fase di appalto o di esecuzione. Tra gli interventi strutturali che interesseranno il Piave ci sono dei progetti di laminazione delle piene, ovvero la realizzazione di un ampio bacino scavato in profondità per permettere il contenimento delle acque che, in caso di piena, il fiume non è in grado di contenere nel suo alveo.

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"Opera importante, ma ancora insufficiente"

I dati sono stati resi noti martedì a Palazzo Balbi: presenti, oltre a Bottacin, il segretario del Distretto di Bacino delle Alpi Orientali, Francesco Baruffi, e, per l'università di Padova, il professor Luigi D’Alpaos. Baruffi ha ricordato che nel progetto di piano stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave redatto dall’Autorità di Bacino sono previsti anche interventi strutturali tra cui la realizzazione di casse di espansione e laminazione delle piene. Il ministero dell’Ambiente ha ora finanziato con 1,6 milioni la redazione del progetto esecutivo per le casse di espansione per le piene del fiume Piave in corrispondenza delle Grave di Ciano – Spresiano. "La progettazione - ha sottolineato Baruffi - individua le opere che risultino avere miglior rapporto costo/benefici in termini di riduzione del rischio, migliori condizioni di fattibilità e minore impatto ambientale. Una volta realizzate, le casse di Ciano interventi dovrebbero subire una decapitazione del colmo di piena di circa 500 metri cubi al secondo. D’Alpaos ha fatto presente che questo è un importante passo, ma ancora insufficiente a dare sicurezza al basso corso del fiume.

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