Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Lettera-diffida ai rettori delle università: «Con green pass studenti di serie A e B, rischio violenze»

Tra i destinatari dell'appello degli "Studenti contro il green pass", anche il rettore dell'ateneo di Venezia: «Il pensiero -dicono- che queste misure impediscano di partecipare a una lezione o ad un esame o di entrare in aula dovrebbe far rabbrividire. Rischio aumento discriminazioni e divisioni, le istituzioni avvallano ciò?»

Gli "Studenti contro il Green Pass" hanno firmato nelle scorse ore una lettera-diffida indirizzata ai rettori delle università contro l'uso del lasciapassare verde. All'iniziativa hanno aderito anche gli studenti universitari di Venezia.  

Diritti calpestati

Nella lettera si fa riferimento al ricatto in barba ai diritti fondamentali: «Tale utilizzo esteso della certificazione verde risulta in contrasto con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000, vincolante per gli stati membri ai sensi del Trattato di Lisbona, la quale all’art. 3 recepisce il principio del consenso personale libero e informato ai trattamenti sanitari sancito dall’art. 5 della Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina di Oviedo del 1997, in quanto s’introduce uno strumento di ricatto politico e di marcata pressione sociale in forzatura del libero consenso. Lo stabilire l’uso della certificazione verde come condizione necessaria per accedere a servizi (quali le Università, nel nostro caso, ma anche scuole, esercizi commerciali, etc.), si configura come un ricatto e un malcelato obbligo, sia pure indiretto, a un trattamento sanitario per il quale non sussistono i presupposti etici e normativi, contrastando in tal modo con l’art. 32 della Costituzione Italiana». 

Studenti di serie A e B 

Per gli studenti si sta ripetutamente violando la Costituzione italiana: «L’impedire agli studenti di partecipare alle lezioni in presenza, di sostenere esami e di frequentare le biblioteche, luoghi questi ultimi indispensabili per l’esercizio dell’attività di ricerca, in mancanza della certificazione verde configura una violazione del diritto allo studio garantito dall’art. 34 della Costituzione Italiana e tutelato dalla Legge 107/2015. Noi, aderenti al movimento Studenti contro il Green Pass – Venezia, ci teniamo a ribadire la nostra contrarietà e opposizione ad ogni forma di discriminazione verso gli studenti per qualsivoglia motivo, che sia di razza, religione, convinzioni politiche, sesso, e tantomeno per le terapie farmacologiche ai quali i singoli decidano o meno di sottoporsi. Discriminare l’accesso agli ambienti dell’Università in base al possesso o meno di un passaporto sanitario è una inaudita divisione degli studenti in studenti di serie A e studenti di serie B: ai primi è concesso, in un regime di libertà condizionata, di frequentare le lezioni, sostenere gli esami, di partecipare ai tirocinî obbligatorî e ai vari servizî dell’Università, in primis quelli bibliotecarî, mentre ai secondi no, venendo al massimo concessa la fruizione di una forma depotenziata di didattica a distanza, pur a parità di tasse pagate. Esso si configura pertanto come un palese, incomprensibile, insensato e volontario atto di scoraggiamento verso lo studio, il perseguimento degli obiettivi accademici e la partecipazione alla vita universitaria. Il pensiero che questa od altre misure impediscano a qualunque studente che voglia partecipare a una lezione o ad un esame di entrare in aula dovrebbe far rabbrividire chiunque».

Strumento di pressione per la vaccinazione

«Certamente potente - continuano - è il carattere discriminatorio e ricattatorio del cosiddetto «green pass», il quale – come sopra richiamato – costituisce per esplicita ammissione uno strumento di pressione alla vaccinazione senza alcun riguardo delle scelte personali, attesoché la via alternativa di ottenimento della certificazione costringerebbe gli studenti a subire virtualmente ogni due giorni un test diagnostico invasivo e costoso, insostenibile per molti per i quali la pressione si trasforma dunque in una costrizione».

Divisioni tra strudenti, rischio violenze

Nella lettera gli studenti, infine, fanno riferimento anche alle istituzioni universitarie. Assecondando le misure, denunciano inoltre, c'è il rischio di tensioni tra gli stessi studenti: «Che le istituzioni universitarie, avallando e attuando le disposizioni governative, nonché attraverso le dichiarazioni ufficiali con cui – adottandone pure nel metodo la pericolosa deriva con cui si sostituisce il principio di autorevolezza con quello di autorità, e s’inverte il principio fondamentale dell’onere della prova – fanno proprî gli inviti perentorî e ricattatorî del governo, collaborino al perpetrare detta discriminazione, precludendo il pieno godimento del diritto allo studio agli studenti che non si sottopongano a determinate ed arbitrarie terapie farmacologiche, è per noi inaccettabile, inammissibile e inconcepibile. Questa misura, inoltre, presenta un’ulteriore spiacevole conseguenza, ovvero quella di minare il rapporto di convivialità fra gli studenti stessi, favorendo l’insorgere di atteggiamenti discriminatorî ed irrisorî nei confronti degli studenti dissenzienti, atteggiamenti che paiono legittimati e coperti dalla predetta discriminazione di Stato. Non possiamo escludere che in futuro questi episodi, per ora isolati, non vadano ad aumentare in numero ed intensità, fino a sfociare nella violenza. Siamo costretti a ritenere che ogni atto di discriminazione verso uno studente che avvenga in cagione di tali misure, alla luce di quanto sopra esposto, sia avallato dalle istituzioni universitarie».

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