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Farmaci equivalenti: il primo giorno di "nuova" ricetta medica è un flop

Da giovedì è entrata in vigore la norma che prevede che i medici debbano prescrivere ricette indicando solo il principio attivo del farmaco da assumere. Ma in pochi l'hanno rispettata

Era il giorno x. Si è rivelato un mezzo flop. Giovedì entrava in vigore la norma che prevede che i medici di famiglia debbano scrivere per i propri pazienti ricette indicando solo il principio attivo del farmaco che dovrà poi essere assunto. Un modo per incoraggiare l'utilizzo dei farmaci equivalenti e, in questo modo, di dare ossigeno alle casse statali. Se il principio attivo rimane lo stesso, infatti, i costi per il sistema sanitario nazionale potrebbero essere tagliati di molto. Non in maniera sufficiente a rimettere i conti dello Stato in sesto, certo, ma di questi tempi tutto fa brodo.

Nel Veneziano, però, come spesso accade nel caso dei grandi cambiamenti "sociali" prima che normativi, tra ieri e oggi si è mosso poco o nulla. La sezione veneziana della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), infatti, ha lamentato il fatto di non essere pronta a recepire la norma. Questione di "algoritmi". I software dei medici di famiglia il più delle volte non sono infatti ancora aggiornati per permettere la compilazione di ricette a norma. In più, aggiunge l'associazione, sulle ricette finiscono nomi complicati, difficili da ricordare per i pazienti.

Arrivato sulla scrivania del ministero della Sanità, il "problema informatico" si è risolto concedendo una proroga di due mesi ai camici bianchi che non avessero ancora avuto la possibilità di aggiornare i propri software per la compilazione di ricette e trasmissione dei dati. Nel frattempo, però, le prescrizioni dovranno essere redatte parzialmente o in toto a mano.


Il risultato di tutto ciò è che ieri sarebbero state molto rare le ricette rispettose della nuova norma arrivate al banco del farmacista.

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