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Santa Messa, il messaggio contro la guerra: "I conflitti non risolvono i problemi dell'uomo"

Si è tenuta alle 10.30 di domenica la tradizionale celebrazione a San Marco. Il patriarca ha posto l'accento, nel giorno della Resurrezione, sui tragici fatti legati al terrorismo

Un messaggio forte di pace, contro la guerra. Ha posto l'accento sui fatti tragici che si stanno consumando in questi giorni nel mondo il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nel corso della messa solenne di Pasqua a San Marco, che si è tenuta, come da tradizione, alle 10.30 in Basilica. Nel giorno della Resurrezione, il cardinale ha voluto sottolineare come sia necessario costruire una società nuova, che sappia tenere insieme "quanto fino a ora è stato considerato in modo conflittuale, non condiviso. Bisogna nutrire un saggio amore per la propria identità e per la propria storia, senza chiudersi in se stessi, domandando a tutti il rispetto della legalità, il rispetto reciproco, l’impegno per il bene comune nel Paese in cui abitiamo".

Verità, giustizia e solidarietà. "Nel giorno di Pasqua - ha detto Moraglia - Dobbiamo esser più convinti che nessuna guerra ha mai risolto i problemi degli uomini e dei popoli, tutto al più ha estenuato una delle due parti in conflitto. La pax romana non è la pace cristiana. Certo, l’impegno reale per la pace non è il pacifismo che dice autoreferenzialità e, come tutte le ideologie, invece d’unire separa. La Pasqua si compie con la venuta dello Spirito Santo e la Pentecoste dice comunione, dialogo, concordia e unità nella verità; la comunione, il dialogo, la concordia sono, esattamente, l’opposto dello spirito di Babele il cui principio è divisione, frattura, inimicizia".

"In questi giorni - ha continiato il patriarca - in cui soffiano venti di guerra, tutti siamo rimasti toccati per gli atti terroristici che hanno seminato morte e che i media ci hanno proposto in tragica sequenza. È il momento in cui siamo chiamati a vincere stati d’animo differenti: paura, tentazione di fuggire, desiderio di vendetta. La comunità cristiana, a Pasqua, deve far risuonare, con più forza, nel cuore dei suoi membri e nelle loro relazioni sociali, la buona notizia che Gesù è Risorto, vive in mezzo a noi, dona pace e speranza e con noi cammina lungo le strade della storia chiedendo di fare la nostra parte come credenti e cittadini. Guardiamo con cristiana fortezza i drammatici fatti che riguardano la Corea, la Siria, Stoccolma e le comunità cristiane d’Egitto dove presto si recherà Papa Francesco, messaggero di pace (tra queste comunità ricordo quella di Alessandria, a noi veneziani molto cara per il comune riferimento a San Marco), senza dimenticare i dolorosi fatti capitati in altre parti del mondo dove moltissimi sono i perseguitati per motivi di fede; nel solo 2016 i cristiani uccisi a causa della fede in Gesù sono stati novantamila".

"Il terrorismo - ha concluso il Patriarca - è davvero come una 'guerra' diffusa a livello mondiale, inafferrabile e incontrollabile; una guerra 'a pezzi', per usare ancora le parole di Papa Francesco. Noi veneziani, col sollievo per il grave pericolo scampato e ringraziando per l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, abbiamo compreso che anche la nostra città non è estranea a tali dinamiche. E abbiamo provato, sulla nostra pelle, la sensazione d’esser drammaticamente a rischio' come tante altre parti del mondo".

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