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Un ragazzo su 5 sceglie di farsi un tatuaggio o un piercing: boom tra i giovanissimi

Indagine di Iusve nelle scuole del territorio su studenti tra i 14 e i 19 anni: le ragazze in prima linea nelle adesioni. Maggiore successo per i piercing, una scelta "reversibile"

Quasi un ragazzo su 5 tra i 14 e i 19 anni ha scelto di fare un tatuaggio o un piercing. Sono questi i dati emersi dalla ricerca condotta da Iusve in alcuni istituti del territorio veneziano coinvolgendo gli studenti con dei questionari (1274 quelli somministrati). Tra loro il 16% ha scelto il piercing, reversibile e più «facile» da fare, mentre i «tatuati» arrivano solo al 6,1%. «Si tratta di due scelte diverse – spiega Salvatore Capodieci, docente di psicologia di Iusve e coordinatore scientifico della «Tatuaggi, piercing, modificazioni corporee in età giovanile tra clinica, educazione e arte grafic» - nel primo caso è una decisione reversibile e quindi i ragazzi sono più portati a sceglierla». Senza contare che per un piercing i minorenni hanno bisogno dell'autorizzazione dei genitori. Nell'indagine, che per la prima volta in questo campo è longitudinale (ovvero verrà ripresa nei prossimi anni sottoponendo agli stessi soggetti le stesse domande a distanza di tempo), nasce anche per individuare le motivazioni che spingono gli adolescenti a prendere questa decisione.

«I dati rilevati finora indicano il tatuaggio come una rivendicazione del giovane della propria capacità di decidere su se stesso - spiega Capodieci - una scelta adulta, un segno di affermazione». E infatti i dati diventano più frequenti man mano che l'età aumenta con un punto di svolta intorno ai 16 anni. Tra gli studenti che hanno tatuaggi e piercing solo il 2,56% frequenta la classe prima, percentuale che sale appena al 3,84% in seconda ma arriva già al 17,95% in terza, al 33,33% in quarta e al 42,31% in quinta. Accanto a questo aumenta anche la «propensione al rischio», ovvero la ricerca di esperienze nuove, eccitanti anche se illegali, l'apprezzamento per le feste «sfrenate», per il brivido. A prendere questa decisione per prime sono le ragazze. Se infatti non c'è alcuna differenza tra i dati degli studenti per quanto riguarda i tatuaggi, per i piercing i valori cambiano completamente: le ragazze arrivano al 24%, i ragazzi si fermano al 5,8%.

«L'unicità di questa ricerca - dice Nicola Giacopini, direttore del dipartimento di Psicologia di Iusve - è aver considerato il fenomeno tattoo nel contesto dello sviluppo personale, familiare e sociale degli adolescenti, per poter progettare e proporre insieme ai ragazzi esperienze di "tempo libero" allo stesso tempo attraenti e positive».

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