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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Jesolo / Via Aquileia, 127

Vani per i soldi "neri" e simulazione di rapina: gestore del Colombo nei guai

Stamattina polizia e Finanza hanno perquisito l'albergo di Jesolo e gli altri tre di proprietà di I.M., 42enne, indagato. Accertamenti partiti dalla denuncia di una rapina "ingrossata" il 18 agosto scorso

Rapinato, addirittura colpito con la canna della pistola in volto e poi costretto a consegnare oltre 28mila euro in contanti. Questa la storia raccontata da un dipendente dell'Hotel Colombo di Jesolo nelle ore successive a un aggressione subita il 18 agosto scorso. Sempre se è avvenuta. La squadra mobile di Venezia, infatti, mercoledì mattina ha eseguito perquisizioni in quattro noti alberghi della località marittima nell'ambito di un'inchiesta della magistratura lagunare su una presunta truffa ai danni di un'assicurazione. Secondo quanto si è appreso, per ora sarebbe indagata per simulazione di reato una sola persona: I.M., 42 anni, di Jesolo. Uno dei responsabili della gestione degli hotel Colombo, Brioni Mare, Cesare Augustus e Christian.

L'indagine nasce dall'intervento del commissariato jesolano, che, registrando la testimonianza del portinaio 40enne rapinato, aveva nutrito dei dubbi sulla veridicità del racconto. Dubbi che rimangono tuttora. La sera stessa l'uomo avrebbe denunciato che il bottino sarebbe stato di 3mila 500 euro, per poi il giorno seguente dichiarare in questura che era di 28mila euro, denaro che proveniva dagli incassi anche degli hotel Cesare Augustus e Brioni Mare. Le due strutture, a differenza del'Hotel Colombo, erano assicurate contro furti e rapine.

La testimonianza però aveva fatto saltare la pulce al naso agli uomini della Mobile veneziana i quali, dopo aver messo sotto pressione il dipendente, hanno verificato che quanto dichiarato non corrispondeva al vero. Il dipendente messo alle strette avrebbe così ammesso che le dichiarazioni gli erano state imposte dal proprietario della catena alberghiera. La Mobile sta accertando anche se si sia realmente verificata la rapina, ipotizzando una simulazione di reato per truffare l'assicurazione.

Durante le perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Venezia, all'Hotel Colombo sono stati scoperti nascondigli tra le scrivanie e tra i battiscopa e una cassaforte tra gli impianti elettrici che, per gli investigatori, potrebbe essere servita per metterci i soldi non registrati: La polizia, coordinata dal pm lagunare Federico Bressan, ha proceduto anche a perquisizioni negli studi commercialistici della società che gestisce le quattro strutture e nelle sedi delle assicurazioni dove sono stati stipulati i contratti. Alle operazioni ha partecipato anche la guardia di finanza per approfondire gli aspetti di natura tributaria con l'ipotesi di elusione ed evasione fiscale.

 

Con l'apporto delle Fiamme Gialle nell'ufficio amministrativo del Colombo gli agenti hanno scoperto un nascondiglio creato tra due scrivanie dove venivano 'imbucate' le buste contenenti denaro in contante; un altro incavo è stato individuato dietro il battiscopa, mentre una cassaforte a muro era stata mimetizzata tra i contatori elettrici. Gli agenti hanno trovato complessivamente oltre 60 mila euro, pare l'incasso di una settimana. Secondo una ipotesi investigativa, i soldi sarebbero stati suddivisi in parti con uno scopo preciso, con solo 15 mila euro da registrare. Oltre al denaro, sono stati trovati anche assegni, privi dell'indicazione del beneficiario, per alcune migliaia di euro. Tra il materiale sequestrato anche un libro con quella che si ritiene la contabilità 'parallela' tra quanto registrato e quanto tenuto in "sospeso", computer e documentazione amministrativa. Al vaglio, nei prossimi giorni, anche la posizione dei dipendenti degli alberghi per verificare la regolarità delle loro retribuzioni e, soprattutto, quella degli 'extra'.

Il dipendente della struttura ricettiva prima di "crollare" e raccontare la verità aveva fornito anche una descrizione dell'aggressore agli inquirenti: alto un metro e settanta, accento meridionale, forse calabrese. Ma del malvivente e del palo nei giorni seguenti non era stata trovata alcuna traccia.

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