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"Vuoi fare sesso via chat con me?" Prima la donna nuda, poi il ricatto

Si moltiplicano le segnalazioni di queste estorsioni, anche nel Veneziano. Una trentina negli ultimi due mesi. La polizia postale mette in guardia

Agli internauti caduti in trappola con ogni probabilità non sembrava neanche vero. Una donna provocante che all'improvviso compare sul deskstop del computer e invita l'interlocutore a una video-chat erotica. All'inizio "tutto bene". Sembra proprio che dietro alle evoluzioni a luci rosse davanti al PC ci sia solo il gusto di denudarsi di fronte a qualche sconosciuto. Poi, però, lo scenario cambia radicalmente. Dopo pochi minuti la video-chat viene bruscamente interrotta e viene richiesta una somma di denaro affinché il video non venga pubblicato sui social network. In molti con ogni probabilità hanno pagato, per evitare di finire alla gogna. Altri, invece, hanno denunciato l'accaduto alla polizia postale. Sono una trentina le segnalazioni arrivate negli ultimi due mesi. Da tutto il Veneto. Anche dal Veneziano. Ma chissà quanti sono i casi effettivi di estorsione.

Gli adescamenti avvengono un po' dappertutto. Tramite le chat di Facebook o di altri social network per esempio, o sui siti specializzati in video-chat. Compare una ragazza molto avvenente che induce in "tentazione" l'interlocutore. Arrivando quindi all'attivazione della webCam. Le richieste di denaro, poi, si aggirano sui 500 euro.

Visto che il fenomeno è in grande espansione, la polizia postale ha deciso di lanciare l'allarme. Condito da alcuni consigli di buon senso: "In chat non fornire mai riferimenti e dati personali (nome e cognome, residenza, e-mail od account su eventuali social network) oppure mostrare elementi facilmente riconoscibili, come ambienti domestici o lavorativi. E' fondamentale - continuano le forze dell'ordine - non cedere al ricatto e contattare subito la polizia postale. Ricordando di raccogliere quanto più materiale possibile sull'estorsione (catture video dell'adescatrice, eventuali mail o messaggi ricevuti, estremi delle modalità del pagamento richiesto). Infine, se i propri video finiscono online, è sempre possibile ricorrere alle procedure di “abuso” previste da tutte le più diffuse piattaforme di condivisione di video".

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